Il Bitcoin è legale?

Is Bitcoin legal? A judge and bitcoin

Ogni singola valuta tradizionale del pianeta viene creata, rilasciata e controllata da una singola entità, solitamente una banca centrale. Per legge, i normali cittadini possono acquistare, vendere oppure conservare tale valuta, ma se qualcuno provasse a crearla finirebbe in un batter d’occhio dietro le sbarre.

Quando venne introdotto il Bitcoin, diede vita ad un paradigma del tutto nuovo. La prima valuta al mondo digitale e decentralizzata, non controllata da nessuno. Inoltre il concetto stesso di Bitcoin implica che chiunque, con una macchina abbastanza potente, può creare le proprie monete e diventare parte attiva della comunità.

Oggi agenzie giudiziarie, autorità fiscali e regolatori legali in tutto il mondo cercando di comprendere il concetto di criptovaluta, e come inserirlo all’interno dei paradigmi governativi già esistenti.

La legalità o meno del Bitcoin dipende dalla tipologia di utente, dal paese di appartenenza e da come la moneta viene utilizzata. Il seguente articolo si concentra principalmente sugli Stati Uniti, ma comprende anche brevi paragrafi sulla situazione in Italia e nelle altre nazioni del mondo.

Preoccupazioni riguardo alle criptovalute

In molte giurisdizioni le autorità hanno difficoltà a definire il Bitcoin in termini legali, e a volte non riescono nemmeno a comprendere il funzionamento della tecnologia. La questione che tuttavia suscita maggiori preoccupazioni è la natura decentralizzata della criptovaluta: ma in fondo è normale che le autorità governative abbiamo paura di una comunità finanziaria che non può essere controllata.

Questo clima d’incertezza si estende anche agli exchange e alla sicurezza dei fondi degli utenti. Nonostante i servizi di exchange con sede negli Stati Uniti vengano regolati dalla legge, esistono moltissime piattaforme offshore totalmente non regolamentate. La storia delle criptovalute è infatti ricca di casi di exchange scomparsi improvvisamente, i cui proprietari sono fuggiti con il denaro dei clienti.

Il caso più celebre è stato la chiusura del noto servizio di exchange Mt. Gox. Nel primi mesi del 2014, la più importante piattaforma di exchange di Bitcoin sul pianeta dichiarò bruscamente bancarotta a causa di problemi tecnici, che presumibilmente portarono al furto di circa 744.000 Bitcoin di proprietà degli utenti. Il numero costituiva circa il 6% dei 12,4 milioni di Bitcoin al tempo in circolazione.

Il fatto che le criptovalute possano essere utilizzate in maniera totalmente anonima è un altro punto che genera parecchie preoccupazioni. Nonostante ogni singola transazione venga archiviata sulla Blockchain, è molto semplice per un utente non farsi riconoscere, in quanto i registri contengono unicamente le chiavi pubbliche e la quantità di fondi trasferita.

Gran parte di queste preoccupazioni vennero espresse quando Silk Road, mercato illegale sul dark web, ottenne l’attenzione dei media e del pubblico generalista, in quanto il Bitcoin era l’unica forma di pagamento accettata sulla piattaforma. Da allora il portale è stato chiuso dalla FBI, ma le autorità temono ancora il fascino che il Bitcoin suscita tra i commercianti di beni e servizi illegali. Inoltre, si ritiene che la natura anonima e decentralizzata della criptovaluta possa essere sfruttata per il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.

Le possibilità dipendono dal proprio ruolo

Acquistare beni

Acquistare beni con Bitcoin è totalmente legale.

Nel 2013, il Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti classificò il Bitcoin come una valuta digitale convertibile e decentralizzata. È stata anche rilasciata una guida, a riguardo, nella quale si afferma che ottenere una certa quantità di valuta digitale ed utilizzarla per l’acquisto di beni è un’attività totalmente conforme ai limiti imposti dal governo.

Negli Stati Uniti, acquistare beni o servizi legittimi con Bitcoin è quindi perfettamente legale. La criptovaluta viene accettata come metodo di pagamento da un gran numero di aziende, sia grandi come Overstock, Shopify e OKCupid. In tutto il paese esistono inoltre numerosi negozi e ristoranti che permettono di effettuare acquisti in Bitcoin.

Investire

Investire in Bitcoin rientra nei limiti imposti dalla legge.

Stando a quanto riportato sulla medesima guida, investire in Bitcoin nel territorio degli Stati Uniti è assolutamente legale. Gli exchange con sede nel paese devono tuttavia attenersi alle severe politiche Know Your Customer e contro il riciclaggio di denaro imposte dal governo: chi desidera scambiare o investire Bitcoin deve infatti verificare la propria identità e collegare al servizio un conto bancario esistente.

Nonostante tutto, la US Securities and Exchange Commission (SEC) ha messo in guardia i potenziali investitori in criptovalute riguardo a potenziali truffatori e promotori di schemi d’investimento particolamente rischiosi.

Mining

Le leggi volte a reprimere il mining di Bitcoin non vengono quasi mai applicate.

La guida pubblicata dalla FinCEN afferma infine che l’atto di generare unità di Bitcoin per scambiarle con valuta tradizionale può essere considerato trasmissione di denaro, ed i soggetti che svolgono tale operazione devono attenersi a speciali leggi e normative volte a regolamentare questo genere di attività.

Tuttavia, ad oggi queste leggi vengono raramente applicate per reprimere il mining di Bitcoin.

Accettare pagamenti in Bitcoin come azienda

Le aziende devono pagare imposte sui profitti generati con i Bitcoin.

Negli Stati Uniti, accettare pagamenti in Bitcoin è legale sia per piccole che per grandi aziende. A patto che, ovviamente, si tratti di un’attività lecita, che vende beni e servizi per denaro tradizionale e sceglie di accettare Bitcoin come metodo di pagamento alternativo. Le compagnie che accettano pagamenti in Bitcoin devono anche pagare delle imposte sui profitti generati con la criptovaluta.

Poiché il Bitcoin è stato ufficialmente riconosciuto come valuta virtuale convertibile, si tratta di un metodo di pagamento equiparabile ai contanti, all’oro o ai buoni regalo.

Tassazione

Stando a quanto riportato sulla Virtual Currency Guidance, rilasciata nel 2014 dalla Internal Revenue Service (IRS), le criptovalute come il Bitcoin sono considerate proprietà, non denaro, e vengono tassate di conseguenza. Tuttavia la questione non è semplice come potrebbe sembrare.

Ad esempio, acquistando un oggetto dal valore di 300$ con i propri Bitcoin, è come se si fosse venduta una proprietà. In base al valore corrente della criptovaluta, è però possibile generare sia una profitto che una perdita da tale vendita.

La legge non è ancora molto chiara sull’argomento, ma la IRS tiene comunque traccia delle segnalazioni fiscali dei cittadini. Nel 2015, appena 802 persone negli Stati Uniti avevano pagato tasse sui profitti ottenuti grazie al Bitcoin.

Recentemente è stata introdotta nella House of Congress una proposta di legge che esenterebbe da tasse le transazioni con valore inferiore a 600$. Se venisse approvata, renderebbe molto più semplici ed intuitivi i piccoli scambi della vita di tutti i giorni.

Paesi dove il Bitcoin è illegale

Bolivia

Nel 2014, El Banco Central de Bolivia ha categoricamente bandito qualsiasi valuta non distribuita o regolata direttamente dal governo. La banca ha specificatamente menzionato il Bitcoin e qualche altra criptovaluta, ma il divieto si estende ad ogni forma di moneta digitale.

Recentemente le autorità boliviane hanno addirittura represso con la forza l’utilizzo di criptovalute, equiparandole a degli schemi piramidali ed arrestando 60 persone. L’azione è stata accompagnata da una dichiarazione ufficiale, allo scopo di ricordare alla popolazione che l’utilizzo di qualsiasi forma di moneta digitale è proibito.

Ecuador

L’Ecuador ha bandito il Bitcoin ed ogni altra forma di criptovaluta, per poi istituire un nuovo sistema monetario elettronico gestito dallo stato. Il progetto è legato in maniera diretta alla valuta locale e viene controllato dal governo.

Vietnam

Nel 2014, la Banca Centrale Vietnamita ha rilasciato una dichiarazione, nella quale veniva esplicitamente proibito alla popolazione l’utilizzo di Bitcoin all’interno del paese. Si è trattata di una misura precauzionale, in attesa della decisione finale del Primo Ministro riguardo alla questione.

Stando ad alcuni articoli, nell’agosto del 2017 il Primo Ministro avrebbe autorizzato un piano legislativo per portare al riconoscimento ufficiale del Bitcoin e delle altre criptovalute entro il 2018.

Tuttavia, nell’ottobre dello stesso anno il governo cambiò nuovamente idea, bandendo ufficialmente l’utilizzo delle criptovalute. Nel primi mesi del 2018 venne inoltre annunciata l’introduzione di pesanti multe per chiunque fosse stato scoperto ad utilizzare valute digitali.

Paesi dove il Bitcoin è legale

Australia

Originariamente in Australia era necessario pagare una tassa all’acquisto o alla vendita di Bitcoin. Tuttavia, spesso capitava che gli utenti fossero costretti a pagare tale imposta due volte: sia quando il denaro tradizionale veniva convertito in Bitcoin, che quando la criptovaluta veniva utilizzata per l’acquisto di beni e servizi.

Recentemente, in un’iniziativa volta a promuovere potenziali investimenti in campo fintech nel paese, il governo australiano ha finalmente risolto il problema giuridico della doppia tassazione.

Bulgaria

La Bulgaria è stato il primo paese dell’Unione Europea a riconoscere ufficialmente il Bitcoin come una vera e propria valuta.

Canada

In Canada il Bitcoin viene considerato un bene non tangibile. In futuro verrà regolato da norme antiriciclaggio e antiterrorismo finanziario, ed i commercianti in valuta digitale saranno soggetti a particolari leggi finanziarie.

Cina

Nel 2013, la Banca Popolare Cinese ha proibito l’utilizzo di Bitcoin a tutte le istituzioni finanziarie del paese: questo acquisti, vendita ed ogni altra forma di transazione. Lo scambio di Bitcoin rimane legale per i singoli individui.

Ormai da parecchio tempo il governo cinese cerca di reprimere l’uso di criptovalute nel territorio, esortando molti exchange ad interrompere il ritiro dei fondi. Nel settembre del 2017, a tutti gli exchange con sede in Cina è stato inoltre ordinato di porre fine alla propria attività entro la fine del mese.

Estonia

Il Ministro delle Finanze estone ha dichiarato che nel paese non esistono ostacoli legali per l’utilizzo del Bitcoin e di altre criptovalute come metodo di pagamento. Tuttavia gli utenti devono identificare i propri acquirenti in caso di relazioni commerciali, oppure se l’acquirente in questione guadagna criptovalute per un valore superiore ai 1.000€ al mese.

Finlandia

Da un punto di vista legislativo, l’Amministrazione Fiscale Finlandese ha deciso di equiparare le transazioni in Bitcoin a contratti privati. Se quindi si acquistano beni con Bitcoin, oppure si convertono criptovalute in denaro tradizionale, qualsiasi incremento di prezzo è tassabile, mentre le perdite non sono fiscalmente deducibili. In questo caso il mining di Bitcoin viene considerato generazione di profitti.

Francia

Nel 2014, il Ministero Francese dell’Economia e delle Finanze ha messo a punto una serie di norme appositamente per le istituzioni finanziare e gli utenti che fanno uso di valute digitali. Tali regole richiedono ai distributori di Bitcoin di limitare il proprio livello di anonimato, verificando sia la loro identità che quella degli utenti. Il trattamento di valute digitali deve anche essere inserito nella dichiarazione dei redditi, ma è stata proposta una soglia di 5.000€ sotto la quale i normali cittadini possono operare con criptovalute senza dover pagare tasse.

Germania

In Germania il Bitcoin viene considerato denaro privato. Questa decisione permette ai normali utenti di continuare ad utilizzare le monete senza alcuna intromissione da parte del governo, ed offre alle autorità la possibilità di tassare i profitti delle aziende che operano con criptovalute.

Giappone

Il Giappone è uno dei pochi paesi al mondo dove il Bitcoin viene riconosciuto come forma legale di pagamento. Nel 2017, la tassa sullo scambio del Bitcoin è stata eliminata e le autorità finanziarie giapponesi hanno cominciato a distribuire delle licenze per poter effettuare transazioni con criptovalute.

Giordania

La Banca Centrale di Giordania impedisce a banche, exchange, aziende finanziare e compagnie che offrono servizi di pagamento di operare con Bitcoin o altre criptovalute. Nonostante sia la Banca Centrale che il governo rilascino costantemente avvertimenti volti a scoraggiare la popolazione a fare uso di criptovalute, molte piccole imprese continuano ad accettarle.

Islanda

Stando ad una dichiarazione rilasciata nel 2014 dalla Banca Centrale Islandese, tutte le transazioni con Bitcoin ed altre criptovalute sono soggette a pesanti restrizioni.

Nel 2017, la Banca Centrale ha introdotto una nuova serie di norme, che aggiungono numerose eccezioni alle leggi imposte in precedenza.

Israel

Ad oggi, l’Autorità Fiscale Israeliana considera il Bitcoin un bene tassabile, non una valuta o una forma di sicurezza finanziaria. Stando alle politiche del paese, ogni volta che un Bitcoin viene venduto, l’utente è costretto a pagare una tassa del 25% sulla transazione. Miner e trader vengono equiparati ad imprese, il che li rende soggetti ad imposte sul reddito aggiuntive solitamente riservate alle aziende.

Messico

Il parlamento messicano ha intenzione di implementare delle disposizioni legislative mirate al settore fintech in continua crescita del paese, che include Bitcoin ed altre criptovalute. Si tratta di una serie di regole volte a ridurre i costi ed aumentare la competizione delle aziende del settore, garantendo al tempo stesso stabilità finanziaria ed impedendo il riciclaggio di denaro ed il finanziamento di attività illegali.

Slovenia

Stando a quanto dichiarato dal Ministero della Finanza Sloveno, il Bitcoin non può essere considerano né una valuta né un bene materiale. Le transazioni in Bitcoin non sono soggette a tasse, a differenza delle aziende e del mining di criptovalute, per i quali è necessario pagare delle imposte.

Svezia

Quando si tratta di accettare il Bitcoin ed altre valute digitali, la giurisdizione svedese è una delle più favorevoli al mondo. L’Autorità per la Supervisione Finanziaria Svedese ha pubblicamente proclamato le valute digitali una forma legittima di pagamento. Inoltre, il mining di Bitcoin viene tassato solo se effettivamente redditizio per gli utenti.

Alcune aziende, principalmente exchange, per poter operare devono ottenere un’apposita licenza. Devono inoltre attenersi a normative solitamente destinate ai servizi finanziari tradizionali, come politiche antiriciclaggio e Know Your Customer.

Paesi dove il Bitcoin non viene regolato

Belgio

Nonostante il Ministero della Finanza affermi che è al momento non è necessario intervenire in maniera diretta nell’ecosistema Bitcoin, in passato si è molto discusso riguardo ad una nuova serie di leggi mirate a rafforzare il controllo dello stato sul Bitcoin e sulle altre criptovalute.

Brasile

Nel 2014, la Banca Centrale del Brasile ha rilasciato una dichiarazione riguardo alle criptovalute, nella quale veniva affermato che non era necessario tassare il Bitcoin e le altre forme di denaro digitale. Qualche anno più tardi, il presidente della Banca Centrale definito il Bitcoin uno schema piramidale.

Colombia

Nel 2014, la Superintendencia Financiera de Colombia ha affermato che l’utilizzo del Bitcoin non verrà regolato. Recentemente, lo stesso ente governativo ha rilasciato un’ulteriore dichiarazione, affermando che il governo colombiano non autorizza o legittima le transazioni finanziare in Bitcoin. Tuttavia, ad oggi il paese non pianifica di rendere le valute digitali illegali.

Cipro

A Cipro, l’utilizzo di Bitcoin e di altre criptovalute non viene regolato.

Danimarca

L’Autorità per la Supervisione Finanziaria Danese ha dichiarato che il Bitcoin non è una valuta, e non rientra quindi nella propria area di competenza.

Grecia

In Grecia non è presente alcuna legge riguardo al Bitcoin e ad altre criptovalute.

Hong Kong

Il direttore generale della Hong Kong Monetary Authority (HKMA) ha definito il Bitcoin un bene virtuale, affermando che il paese non regolerà la criptovaluta.

Il Segretario per il Tesoro ed i Servizi Finanziari di Hong Kong ha affermato che le leggi oggi esistenti non regolano il Bitcoin ed altre valute simili in maniera diretta, ma forniscono sanzioni per attività illegali legate ad esse, come frode o riciclaggio di denaro.

India

Stando ad una dichiarazione rilasciata dal Vicegovernatore della Banca Centrale Indiana, al momento il governo non regola e non supporta il Bitcoin. Nonostante le criptovalute non siano effettivamente bandite in India, gli esperti prevedono che tale tecnologia non diverrà pienamente legale finché non verrà istituita un’organizzazione volta a regolare questo genere di attività.

Indonesia

Ad oggi, le autorità indonesiane non hanno definito alcuna politica riguardo alla regolazione o al divieto di utilizzo del Bitcoin.

Italia

Sebbene ad oggi non esistano nel nostro paese direttive particolarmente chiare e definitive, un documento della Banca d'Italia datato Gennaio 2015 recita: "In Italia, l’acquisto, l’utilizzo e l’accettazione in pagamento delle valute virtuali debbono allo stato ritenersi attività lecite; le parti sono libere di obbligarsi a corrispondere somme anche non espresse in valute aventi corso legale. Si richiama tuttavia l’attenzione sul fatto che le attività di emissione di valuta virtuale, conversione di moneta legale in valute virtuali e viceversa e gestione dei relativi schemi operativi potrebbero invece concretizzare, nell’ordinamento nazionale, la violazione di disposizioni normative, penalmente sanzionate, che riservano l’esercizio della relativa attività ai soli soggetti legittimati".

Il decreto legislativo d.lgs 90/2017, consultabile nella Gazzetta Ufficiale, ha inoltre offerto una definizione di valuta virtuale: "la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un'autorita' pubblica, non necessariamente collegata a una valuta avente corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l'acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente".

Per quanto riguarda la tassazione e le norme di comportamento per i contribuenti, invece, non è ancora stata fatta chiarezza: l'opzione migliore resta, al momento, consultare un esperto del settore.

Libano

La Banca Libanese è stata, nel lontano 2013, una delle prime nella regione a rilasciare una dichiarazione riguardo al Bitcoin. Da allora, sembra che il governo si sia totalmente disinteressato della questione, eccezion fatta per quando il Governatore della Banca Centrale Libanese ha criticato il Bitcoin e le altre criptovalute, definendole beni non regolati che andrebbero proibiti.

Lituania

La Banca Centrale Lituana ha rilasciato una dichiarazione nella quale avvisava la popolazione dei potenziali delle operazioni effettuate con valute digitali. Nel documento si parlava anche di possibili normative future, ma al momento non è stata intrapresa alcuna azione concreta.

Malesia

Nel 2014, la Banca Centrale della Malesia ha dichiarato di non considerare il Bitcoin una moneta, e che non ha intenzione di regolarlo.

Tuttavia, sembra che la Banca Negara stia lavorando ad una nuova posizione sulle criptovalute. Nonostante l’attitudine tutto sommato positiva nei confronti del Bitcoin, alcune voci affermano che il governo mira a bandire le criptovalute.

Nuova Zelanda

Stando a quanto dichiarato dalla Banca Centrale della Nuova Zelanda, sia utenti che aziende non hanno bisogno di alcuna approvazione per operare con Bitcoin ed altre criptovalute, almeno finché tali attività non comportano l’emissione di denaro fisico.

The Netherlands

Il Bitcoin e le altre criptovalute al momento non rientrano nel campo d’applicazione dell’Atto di Supervisione Finanziaria Olandese.

Regno Unito

Il governo del Regno Unito ha dichiarato che al momento il Bitcoin non viene regolato, e che da un punto di vista fiscale viene considerato una ‘valuta privata’. Questo significa che non viene applicata alcuna tassa quando il Bitcoin viene scambiato per Sterline o altre valute. Le aziende devono tuttavia pagare delle imposte nel caso in cui accettino Bitcoin o altre forme di denaro digitale come metodo di pagamento.

Russia

Nel 2016, il Servizio Fiscale Federale Russo giudicò il Bitcoin ‘non illegale’.

Tuttavia, sin da quando la Banca Centrale Russa ha dichiarato di essere categoricamente a sfavore della regolazione delle monete digitali, per quanto riguarda il pagamento di beni e servizi vengono equiparate a valute estere.

Successivamente il Presidente Putin ha condannato il Bitcoin, richiedendo l’abolizione di tutte le valute digitali. Il Viceministro delle Finanze ha in seguito dichiarato ai giornali probabilmente in futuro le criptovalute verranno rese illegali. In un recente sviluppo, pare che la Banca Russa stia lavorando a stretto contatto con il governo nel tentativo di bloccare i servizi di exchange che offrono ai cittadini russi la possibilità di scambiare criptovalute.

Singapore

L’Autorità Monetaria del Singapore ha deciso di adottare una politica di non interferenza, tuttavia avvertendo gli acquirenti di Bitcoin e di altre valute digitali dei potenziali rischi di tale tecnologia. In una recente intervista è stato dichiarato che la Banca Centrale non pianifica di regolare le criptovalute nel prossimo futuro, ma si è parlato della necessità di introdurre delle leggi per combattere il riciclaggio di denaro.

L’Agenzia delle Entrate di Singapore ha rilasciato una serie di linee guida riguardo all’utilizzo del Bitcoin, secondo le quali le transazioni in criptovalute vanno considerate baratto e tassate di conseguenza. Le aziende che commerciano con exchange di Bitcoin vengono tassate in base alle proprie vendite di criptovaluta.

Thailandia

Inizialmente, la Banca Thailandese scoraggiava l’utilizzo del Bitcoin da parte della popolazione, avvertendo gli investitori dei potenziali rischi. Pare che da allora abbia cambiato punto di vista, ordinando uno studio più approfondito sulla questione.

Gli exchange di Bitcoin con sede in Thailandia devono possedere un’apposita licenza di e-commerce, nonché attenersi alle politiche Know Your Customer e Customer Due Diligence in vigore.

Ucraina

La Banca Nazionale del paese ha recentemente rilasciato una dichiarazione, nella quale precisa che l’unica valuta legalmente utilizzabile all'interno dei confini è la Grivnia Ucraina. La Banca ha inoltre spiegato al momento l’argomento Bitcoin è particolarmente complesso, poiché non esiste ancora una classificazione globalmente accettata per tale criptovaluta. Il paese non supporta alcuna definizione formulata da altre giurisdizioni.