Ponti blockchain, spiegati semplicemente

Jagdeep Sidhu
11 LUG 2020
Ponti blockchain, spiegati semplicemente

Cointelegraph

1.

Cosa sono i ponti blockchain?

Un ponte blockchain fornisce un collegamento che permette di trasferire token o dati tra due diversi ecosistemi blockchain.

Fino ad oggi, la mancanza di interoperabilità è stata uno dei problemi più importanti delle blockchain. Quando uno sviluppatore costruisce la sua applicazione decentralizzata su una certa piattaforma, in genere si ritrova bloccato su di essa, senza poter sfruttare i vantaggi delle altre blockchain.

Per esempio, Ethereum presenta delle problematiche ben documentate relative alla scalabilità che molti sviluppatori speravano di vedere ormai risolte. Se decidessero di spostarsi su un’altra piattaforma più veloce, come EOS, perderebbero i benefici offerti da Ethereum: una grande comunità, uno standard per token ampiamente supportato e la piattaforma per smart contract più diffusa in circolazione.

Per aggirare questa restrizione, uno sviluppatore può usare un ponte per inviare il suo token da una piattaforma blockchain all’altra, sfruttando i vantaggi di entrambe. In un ecosistema blockchain davvero interoperabile, token, dati e smart contract potrebbero potenzialmente circolare tra molte piattaforme diverse.

In genere, i ponti utilizzano qualche tipo di protocollo mint-and-burn per mantenere costante la fornitura del token attraverso tutte le piattaforme. Quando il token lascia una blockchain, viene distrutto o congelato, e un token equivalente viene emesso sulla blockchain opposta. Viceversa, quando il token ritorna al suo network originale, il token “gemello” viene distrutto o congelato.

2.

Quali sono i vantaggi dei ponti blockchain?

L’uso di ponti blockchain presenta molti vantaggi. Per fare un esempio, uno sviluppatore di dApp su Ethereum ha spesso problemi legati all’esperienza utente, a causa della bassa velocità nell’elaborazione delle transazioni e ai costi elevati del gas nei periodi di particolare traffico e congestione. Usando un ponte, può inviare il suo token su un’altra blockchain per l’elaborazione a velocità superiori e costi più contenuti. Ciò significa che lo sviluppatore può continuare a eseguire la dApp su Ethereum, usando i suoi standard per i token ERC-20 e sfruttando la sua vivace comunità di utenti e sviluppatori.

Entrambi gli ecosistemi blockchain beneficiano dall’uso di questo sistema da parte degli sviluppatori. Il ponte riduce il traffico sul network di Ethereum distribuendolo su altre blockchain meno congestionate, aiutando, almeno in parte, a risolvere gli attuali problemi di scalabilità di Ethereum. L’altra blockchain ottiene esposizione alla comunità di Ethereum — oltre a una maggiore adozione da parte di quest’ultima.

I casi d’uso per un ponte potrebbero includere pagamenti istantanei nei punti vendita, finora praticamente impossibili a causa delle difficoltà legate alla scalabilità di Bitcoin (BTC) ed Ether (ETH). I ponti potrebbero inoltre rivelarsi utili per le dApp che hanno bisogno di un regolamento istantaneo per creare un’esperienza utente fluida, come i giochi da casinò.

3.

Ci sono già esempi di ponti blockchain?

Diversi progetti hanno già rilasciato le proprie versioni di un ponte blockchain.

Il ponte Syscoin-Ethereum, lanciato all'inizio di quest'anno, consente l’interoperabilità trustless tra i network di Ethereum e Syscoin. Syscoin fornisce ai token ERC-20 l’accesso a un protocollo di regolamento istantaneo interattivo chiamato “zero-confirmation directed acyclic graph”, o grafo aciclico diretto a zero conferme, in grado di elaborare più di 60.000 transazioni al secondo, verificate da un revisore indipendente.

Anche RSK, la piattaforma smart contract di secondo livello che opera sulla blockchain di Bitcoin, ha pubblicato il suo ponte per token RSK pochi mesi fa. Il ponte RSK permette di spostare asset tra RSK e Ethereum, introducendo a tutti gli effetti l’interoperabilità tra Bitcoin ed Ethereum.

Wanchain è stato uno dei primi progetti a entrare nello spazio dell’interoperabilità. A gennaio ha lanciato la quarta versione del suo mainnet, introducendo il framework T-Bridge, che consente il trasferimento di dati e asset digitali tra blockchain.

4.

Come funzionano i ponti blockchain?

Un po’ come le stesse blockchain, i ponti possono essere operati con diversi livelli di decentralizzazione. I ponti descritti sopra ricadono in due categorie: federati e trustless.

Un ponte federato viene gestito in modo simile a una blockchain privata o permissioned. Il progetto stabilisce un insieme di criteri per definire chi può entrare a far parte della federazione che gestisce e supervisiona le transazioni sul ponte. Per esempio, in Wanchain, ci sono nodi specializzati chiamati “storemen” che congelano token sulla blockchain di Ethereum usando computazioni multiparti sicure. Il valore equivalente dei token viene quindi emesso su Wanchain, e quando l’utente vuole riportare i suoi asset su Ethereum, un certo numero di storemen deve fornire il proprio frammento della chiave segreta.

Un ponte trustless può operare attraverso un network decentralizzato di agenti. A differenza del modello federato, chiunque può unirsi al network in veste di agente, e gli agenti sono incentivati a garantire che le transazioni sul ponte vengano convalidate correttamente. Per esempio, il ponte Syscoin utilizza un network di agenti che fanno staking di Ether e ricevono commissioni dalle transazioni che passano sul ponte, le quali vengono raggruppate in superblocchi. Se uno degli agenti crede che qualcuno non sta agendo negli interessi del network e sta inviando superblocchi non validi, può creare una contestazione. Se questa risulta fondata, l’agente che contesta riceve 3 ETH dal mittente. Al contrario, se la contestazione viene giudicata infondata, l’agente che contesta perde 3 ETH.

5.

Attualmente ci sono ponti blockchain operativi per qualche dApp?

I ponti attualmente in funzione si trovano nella loro fase attuale solo da pochi mesi, quindi sono ancora agli esordi in termini di adozione. Tuttavia, i ponti sono molto promettenti, in particolare per le stablecoin. Tether (USDT) ha dovuto espandersi continuamente verso nuovi network nel tentativo di stare al passo con la propria crescita. Il direttore tecnico della società, Paolo Ardoino, ha espresso il suo interesse nell’utilizzo dei ponti per sostenere l’impegno verso la scalabilità. Anche Syscoin sta trattando con alcuni progetti di stablecoin interessati all’uso del suo ponte.

Data la relativa immaturità di questo settore emergente, è inevitabile che si verifichino problemi su alcune implementazioni dei ponti. A maggio, un ponte trust-minimized tra Bitcoin e Ethereum chiamato tBTC è stato chiuso due giorni dopo il suo lancio, quando gli sviluppatori hanno trovato un bug nel codice che ha reso impossibile continuare ad operare.

Nonostante ciò, e considerando l’attenzione attualmente concentrata sui temi di scalabilità e interoperabilità, sembra inevitabile che nel futuro i ponti andranno a costituire una parte integrante del settore blockchain.

Le idee e le opinioni espresse in questo articolo appartengono unicamente all'autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cointelegraph.

Jagdeep “Jag” Sidhu è lo sviluppatore principale e co-fondatore della piattaforma Syscoin e di Blockchain Foundry. Oltre ad essere un esperto di tecnologia blockchain, Jag si specializza in machine learning, intelligenza artificiale, sviluppo client/server e sistemi distribuiti, con quasi 20 anni di esperienza nello sviluppo di software. Jag possiede un Bachelor of Technology in informatica conseguito presso il British Columbia Institute of Technology con una laurea in IA ed elaborazione digitale delle immagini e un minor in sistemi client/server.