Quale blockchain è la più decentralizzata? Le risposte degli esperti

Max Yakubowski
07 NOV 2021
Quale blockchain è la più decentralizzata? Le risposte degli esperti

Cointelegraph

1.

Introduzione

Quasi 13 anni fa, il 31 ottobre 2008, Satoshi Nakamoto ha pubblicato il white paper di Bitcoin (BTC). Come una “versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico,” la prima criptovaluta è stata implementata con un meccanismo di consenso chiamato “proof-of-work” che consente ai partecipanti al network di concordare su quali transazioni sono valide al fine di verificarle senza il coinvolgimento di una terza parte. Tre anni più tardi, un nuovo approccio chiamato “proof-of-stake” è stato proposto per risolvere le inefficienze del meccanismo di consenso PoW e ridurre la quantità di risorse computazionali necessarie per operare un network blockchain.

Durante questi 13 anni di esistenza, abbiamo già assistito all’ascesa e caduta delle initial coin offering nel 2017, diventate “un metodo alternativo di ottenere finanziamenti per progetti commerciali usando il nuovo mercato finanziario digitale in evoluzione”; la significativa crescita del settore della finanza decentralizzata, o DeFi, nel 2020, che sta rimpiazzando i vecchi sistemi finanziari e spianando la strada per un nuovo tipo di finanza; l’incredibile popolarità dei token non fungibili, o NFT, che hanno travolto il settore delle criptovalute nel 2021; e il continuo sviluppo delle central bank digital currency, o CBDC, in tutto il mondo.

La tecnologia blockchain, alla base di questa rivoluzione tecnologica, è diventata uno dei temi più discussi nel settore finanziario e non solo. Le blockchain vengono implementate in casi d’uso aziendali, beneficenza e filantropia, in risposta alla crisi ambientale globale, assistenza sanitaria e longevità, servizi governativi e così via.

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A prescindere dal campo di applicazione della tecnologia, una cosa rimane cruciale: al centro della tecnologia blockchain si trova la decentralizzazione. Lasciando da parte la discussione sulla dicotomia tra centralizzazione e decentralizzazione affrontata a maggio, ritorniamo alla natura decentralizzata della blockchain. Effettivamente, c’è una differenza fondamentale tra network privati e pubblici.

Inoltre, non tutte le blockchain pubbliche sono egualmente decentralizzate, o forse sì? Secondo alcuni esperti, dato che Bitcoin non è controllato da nessuna entità centrale, ed è stato creato da una figura pseudonima (e in seguito scomparsa), Satoshi Nakamoto, può essere considerato il network più decentralizzato. Ethereum, invece, può essere criticato come meno decentralizzato di Bitcoin. A dirla tutta, in realtà nemmeno il co-creatore Vitalik Buterin controlla Ethereum. Esistono molti altri network blockchain, come Stellar, Cardano, Neo, Lisk e Iota, per citarne alcuni.

Per scoprire le opinioni degli esperti del settore sulla natura decentralizzata delle varie blockchain, Cointelegraph ha contattato diversi rappresentanti di questo mondo emergente. Gli esperti hanno risposto alla seguente domanda: Quale network blockchain è il più decentralizzato e riflette al meglio l’idea originale della decentralizzazione?

2.

Aaron Lammer di Radkl:

Aaron è uno specialista DeFi di Radkl, società di quantitative trading con particolare attenzione agli asset digitali.

“Se l’ideale platonico della decentralizzazione è considerato come il modello presentato da Satoshi Nakamoto (e i cypherpunk che lo hanno preceduto), sarebbe difficile per qualsiasi network superare Bitcoin. Tuttavia, l’obiettivo di network come Ethereum e altre piattaforme per smart contract non è quello di battere Bitcoin in una gara di decentralizzazione. Gli smart contract mirano a introdurre interi universi di possibilità che potrebbero essere impossibili nei confini della definizione di decentralizzazione di qualcun altro, e abbiamo già visto alcune di queste possibilità concretizzate negli NFT e nella DeFi.

Il potere delle crypto è che possono allineare gli interessi di diverse parti anche quando hanno disaccordi fondamentali, ad esempio sulla reale importanza della decentralizzazione. Quindi, credo sia meno utile chiedersi quale blockchain è più decentralizzata delle altre e più una questione di comprendere quale sia la forma ottimale di decentralizzazione per ciascuna applicazione.”

3.

Aatash Amir di StarLaunch:

Aatash è il CEO di StarLaunch, progetto acceleratore e launchpad assicurato per il network Solana.

“Vorrei far notare che i termini ‘decentralizzazione’ e ‘proprietà’ vengono spesso usati senza considerare cosa implicano veramente. Per esempio, la decentralizzazione andrebbe intesa come uno stato dinamico. Un metodo per determinare la proprietà di una blockchain può essere definito dalla percentuale dell’offerta totale appartenente a una determinata entità e, pertanto, indicherebbe uno stato davvero variabile della ‘decentralizzazione’ nel suo intero ciclo di vita. Per esempio, quando il primo blocco di Bitcoin è stato minato, Satoshi ‘possedeva’ il 100% del network di Bitcoin. Questo è continuato fino all’arrivo di altri miner, ovviamente.

Detto questo, la quota di token è solo uno dei numerosi fattori per determinare la distribuzione. Non possiamo trascurare la base di tutta l’utilità della blockchain: il consenso: Blockchain diverse utilizzano soluzioni differenti per raggiungere la validità di blocchi/transazioni. Questo è probabilmente il primo fattore da considerare nella ricerca dei segni di decentralizzazione. Se un'entità gestisce più del 51% del potere di hashing, ha un’influenza maggioritaria su (quelle che dovrebbero essere) circostanze di consenso. Attualmente, ci sono diverse blockchain layer-one che propongono una varietà di metodi di consenso e distribuzione unici. Qual è la migliore? Al momento, la risposta non è ancora certa.”

4.

Adrian Krion di Spielworks:

Adrian è il CEO di Spielworks, una compagnia che combina un wallet DeFi con il popolare mondo dei giochi per mobile.

“La decentralizzazione può significare diverse cose:

a. Infrastruttura decentralizzata: Il numero di parti che eseguono l’infrastruttura del network, la diversità di hardware e la distribuzione e il numero di posizioni differenti.

b. Governance decentralizzata: Come vengono prese le decisioni sullo sviluppo futuro del network.

c. Sviluppo software decentralizzato: Chi contribuisce allo sviluppo del codice sorgente, e chi decide quali cambiamenti vengono accettati?

d. Distribuzione di token sparsa/equa: Chi possiede quanti token nativi sul network?

In genere, quando la gente parla del grado di decentralizzazione di un network, lo fa in base a uno o più di questi aspetti, ma raramente precisano quali stanno considerando. Inoltre, la domanda è: cosa viene evidenziato esattamente in ciascuna delle categorie? È più importante avere una distribuzione geografica uniforme di Bitcoin miner se significa che la maggior parte di questi nodi è gestita dalla stessa compagnia?

La mancanza di una misura assoluta della decentralizzazione significa che i network diversi da Bitcoin hanno la possibilità di essere classificati come ‘più decentralizzati’ dello stesso Bitcoin. Qualcuno potrebbe definire Bitcoin molto centralizzato per via del numero molto ristretto di produttori di mining hardware. Secondo altri, l’assenza di un’entità centrale che controlli lo sviluppo del network potrebbe essere il fattore più rilevante nel determinare la decentralizzazione, definendo Bitcoin il più decentralizzato.

Ad ogni modo, concorderei con i Bitcoiner sul fatto che Bitcoin è il più decentralizzato, anche se è una scelta molto difficile considerando la mancanza di governance strutturata all’interno del protocollo e il livello relativamente basso di decentralizzazione dei miner. Tuttavia, l’assenza di una singola entità che decide la tabella di marcia per Bitcoin significa che il prezzo sarà più indipendente da qualsiasi decisione presa all’interno di tale organizzazione.”

5.

Alan Chiu di Enya/Boba Network:

Alan è il CEO di Enya, compagnia incentrata sulla privacy dei dati che opera la più grande piattaforma di computazione sicura multiparte. Alan fa parte dello Stanford Graduate School of Business Alumni Board, oltre ad essere co-presidente di Stanford Angels and Entrepreneurs.

“Anche se Bitcoin rimane la blockchain più decentralizzata, Ethereum è molto vicino al secondo posto e senza dubbio la più decentralizzata tra le piattaforme per smart contract, con una base diversificata di operatori di nodi e molteplici centri di gravità che influenzano il futuro di Ethereum (come mostrato dalle iterazioni di EIP-1559 e dal tempo necessario per l’adozione). Nessun’altra blockchain con funzionalità smart contract si avvicina allo stesso livello di decentralizzazione, per ora.”

6.

Ayesha Kiani di LedgerPrime:

Ayesha è vicepresidente dello sviluppo commerciale presso LedgerPrime, una società d’investimento quantiativa e sistematica in asset digitali. Ayesha è un professore della New York University Tandon School of Engineering, membro del consiglio di Ventures for America e venture partner presso NextGen Venture Partners.

“Bitcoin è il protocollo più decentralizzato nell’intero ecosistema. Non ha nulla a che fare con l’autorità di controllo, sta tutto nel suo algoritmo di consenso, proof-of-work. L’algoritmo impone ai miner di risolvere equazioni e, in cambio, genera Bitcoin creando blocchi. I miner vengono ricompensati per il loro lavoro. Anche se negli anni il mining è diventato concentrato e l’hash rate del network è controllato principalmente da grandi miner, siamo ancora molto lontani dal controllo del 51% da parte di una singola entità. Ethereum, al contrario, sta per passare alla proof-of-stake, un metodo meno decentralizzato. Tuttavia, Ethereum non andrebbe paragonato a Bitcoin in termini di decentralizzazione, in quanto servono casi d’uso diversi. Vitalik ha proposto inizialmente il trilemma della scalabilità, e ci sta lavorando con la transizione dell’algoritmo strutturale e lasciando che siano gli staker ad apportare miglioramenti al protocollo. Gli altri network sono molto meno decentralizzati di quanto affermano di essere.”

 

7.

Daniela Barbosa di Hyperledger:

Daniela è la direttrice esecutiva di Hyperledger e direttrice generale di blockchain, sanitario e identità per la Linux Foundation.

“La decentralizzazione ha molti aspetti, uno di questi è il controllo del software sottostante e ciò che nella comunità open-source viene chiamato ‘right to fork’. Crediamo che vedere numerosi network layer-one differenti basati su protocolli simili (come Hyperledger Fabric o Hyperledger Besu/Ethereum) sia intrinsecamente più ‘decentralizzato’ di un singolo network layer-one, a prescindere dal protocollo. Per questo motivo la comunità di Hyperledger sta costruendo un ecosistema incentrato sull’interoperabilità.”

8.

Darren Franceschini di BlockBank:

Darren è il co-fondatore e chief operating officer di BlockBank, un utility wallet multi-protocollo che combina il potere della tecnologia decentralizzata e centralizzata in un’applicazione semplice e sicura.

“Siamo ancora nelle fasi iniziali, ma sempre più progetti stanno diventando maggiormente decentralizzati. Non credo che nessuna blockchain sia veramente decentralizzata all’infuori di Bitcoin, che non ha un controllo centrale. La vera forza di Bitcoin, tuttavia, è la mancanza di una figura che rappresenta la creazione del suo token. Questo offre un maggiore livello di sicurezza rispetto a qualsiasi altra blockchain in quanto non esiste un singolo punto di rottura.”

9.

David Khalif di Viridi Funds:

David è il co-fondatore e head of operations di Viridi Funds, un consulente finanziario registrato e gestore di fondi emergenti che offre opzioni d’investimento in crypto attente all’ambiente.

“Anche se ci sono molte altre blockchain, Bitcoin rimane il re della decentralizzazione. Il protocollo ha un limite di offerta fisso, consente a chiunque di partecipare alla sua protezione e incentiva tutte le parti nell’ecosistema a raggiungere il consenso in modo non fraudolento.

Nonostante numerosi tentativi sin dalla sua creazione, tra cui il più recente divieto in Cina, Bitcoin è sempre rimasto un network forte e sicuro. L’adozione significativa da parte delle istituzioni che stanno acquistando Bitcoin dimostra che lo smart money si sta riversando nel migliore asset del settore crypto in termini di sicurezza, stabilità e crescita.”

10.

Lex Sokolin di ConsenSys:

Lex è head economist e global fintech co-head di ConsenSys, una comunità globale di sviluppatori, imprenditori, programmatori, giornalisti, avvocati e altri istituita per creare e promuovere infrastruttura blockchain e applicazioni peer-to-peer.

“Il termine decentralizzazione ha diversi significati. Una domanda da porsi è quanti miner o validatori stanno proteggendo le transazioni sul network e quanto costoso sarebbe attaccare tale infrastruttura tecnologica.

Un’altra domanda riguarda la governance implicita del network e quante figure influenti servono per generare un fork del protocollo, oltre al processo con cui si verifica.

Occorre anche esaminare l’attività economia e di sviluppo sul network e cercare di comprendere quanto sparsi e unici sono i partecipanti nel complesso sistema della macroeconomia blockchain.

Invece di concedere punti ai network in base a questi criteri, credo sia più costruttivo usarli come principi a cui le blockchain dovrebbero aspirare. Inoltre, una ‘maggiore decentralizzazione’ per uno di questi particolari aspetti non risulta sempre in una maggiore ‘trazione’, dovremmo fare attenzione a preservare lo spirito del Web 3.0 insieme.”

11.

Mance Harmon di Hedera Hashgraph:

Mance è il co-fondatore e CEO di Hedera Hashgraph, una tecnologia a registro distribuito di nuova generazione che sostiene di offrire velocità più elevate e garanzie di sicurezza migliori rispetto alle soluzioni blockchain esistenti.

“Quando parliamo di decentralizzazione, credo sia molto importante essere specifici su ciò che intendiamo. Per quanto riguarda i protocolli layer-one, cosa stiamo misurando esattamente quando parliamo di decentralizzazione? Due categorie separate di decentralizzazione sono importanti: 1) governance e 2) ordinamento delle transazioni.

Primo, governance: quante entità differenti (persone o organizzazioni) sono coinvolte nel prendere decisioni sulla tabella di marcia del prodotto, prezzatura dei servizi, pagamenti di ricompense e altre decisioni legate alla governance? Queste entità sono tutte conosciute per nome o possono essere anonime? Se possono essere anonime, non c’è modo di determinare davvero quanto la governance è decentralizzata in quanto lo stesso partecipante anonimo può fingere di essere più entità differenti. Sono presenti opportunità per consolidare i diritti di voto? Per esempio, se i diritti di voto sono associati a un governance token, un singolo partecipante può aumentare la propria influenza comprando o guadagnando token aggiuntivi, cosa che porta al consolidamento dei diritti di voto e una maggiore centralizzazione.

Il modello Hedera Governing Council è eccezionale tra i registri pubblici. È costituito da un massimo di 39 organizzazioni con termini limitati, scelte per rappresentare un’ampia gamma di settori, con sedi in tutto il mondo e nodi eseguiti in sei continenti diversi. I membri del concilio sono tutti resi pubblici, i verbali delle riunioni del concilio vengono pubblicati (e aggiunti a Hedera usando l’Hedera Consensus Service (HCS)), e ciascun membro ha un singolo voto per assicurare equità, stabilità e un processo decisionale davvero decentralizzato. Persino l’accordo LLC che le compagnie devono firmare per unirsi al concilio è pubblico e consultabile su HCS. Questo modello si pone in netto contrasto con protocolli governati da un piccolo gruppo di core developer o una singola fondazione.

Secondo, decentralizzazione dell’ordinamento delle transazioni: Qual è il numero minimo di entità richiesto per determinare l’ordine delle transazioni nel network? Nel caso di Bitcoin, per esempio, solo una manciata di organizzazioni di mining (spesso cinque o meno) controllano oltre il 50% della potenza di hashing del network, sufficiente per imporre l’ordine delle transazioni. (Al momento della stesura, solo tre mining pool controllano il 47% della potenza di hashing di Bitcoin, e solo due mining pool controllano quasi il 48% della potenza di hashing di Ethereum). Inoltre, se un network consente agli operatori di nodi di rimanere anonimi, è impossibile sapere in che misura qualsiasi entità controlla la potenza di hashing del network.

La fase 1 del network di Hedera richiede a oltre due terzi dei membri del suo concilio di concordare sull’ordinamento delle transazioni, e il voto di ciascun membro del concilio ha attualmente un peso uguale. Dato che il nome di ogni membro del concilio è pubblico, possiamo dire per certo che l’ordinamento delle transazioni è decentralizzato. Questo lo rende già più decentralizzato di Bitcoin e Ethereum. La fase 2 aggiungerà nodi comunitari identificabili pubblicamente, e i nodi anonimi verranno aggiunti al network solo una volta raggiunto un grado di certezza molto alto che il consolidamento della stake sia improbabile.

Il network di Hedera, sia per quanto riguarda il suo modello di governance che l’ordinamento tecnico delle transazioni, è stato progettato da cima a fondo per incarnare gli ideali della decentralizzazione sostenibile.”

12.

Marek Kirejczyk di TrustToken:

Marek è il chief technology officer di TrustToken, una piattaforma che consente di creare token garantiti da asset che possono essere comprati e venduti in tutto il mondo.

“In linea generale, la decentralizzazione è lo stato ideale a cui aspira ogni progetto. Ci sono molti modi per raggiungerlo, dall’introduzione di più operatori di nodi e la distribuzione dell’autorità nelle mani dei possessori di token, all’allocazione della tesoreria a collaboratori indipendenti. Forse hai notato un tema ricorrente: la decentralizzazione non si limita alla tecnologia, comprende anche la governance. Riguarda il layer zero, come a volte viene chiamata la comunità di miner, sviluppatori, utenti e compagnie che lavorano con una specifica blockchain.

In termini più concreti, crediamo che Ethereum sia piuttosto decentralizzato. È vero, è ampiamente sostenuto dalla Ethereum Foundation, ma è comunque limitata in gran parte a un ruolo di supporto. Il padre di Ethereum, Vitalik Buterin, non è il suo CEO, agisce più da ricercatore e leader di pensiero. Le decisioni effettive sul design vengono prese dagli sviluppatori, e Ethereum ha la pool di sviluppatori più diversificata, oltre alla comunità più diversificata. Per la maggior parte degli aggiornamenti, ci sono diversi team che lavorano a molteplici iniziative che potrebbero spingere Ethereum in direzioni differenti, quindi il processo ha ben poco a che fare con lo sviluppo lineare centralizzato.

Bitcoin è molto più conservativo sotto vari aspetti. Non compie progressi, quindi non c0p una comunità di sviluppatori o startup attiva intorno ad esso. Inoltre, si potrebbe sostenere che attualmente il mining di Bitcoin è centralizzato in un certo senso, dato che un piccolo gruppo di entità controlla la maggior parte della potenza di hashing di Bitcoin.”

13.

Michal Cymbalisty di Domination Finance:

Michal è il fondatore di Domination Finance, un exchange decentralizzato e non-custodial per il trading sulla dominance.

“Deve essere Ethereum. L’evento di genesi è iniziato con una vendita pubblica senza restrizioni, consentendo a chiunque di partecipare. Anche se Bitcoin potrebbe essere più decentralizzato considerando miner e wallet, Ethereum ha decentralizzato qualcosa di molto più importante: le applicazioni. Gli utenti possono partecipare a economie vere e proprie, cosa impossible con Bitcoin.”

14.

Mitchell Cuevas di Stacks Foundation:

Mitchell è il direttore della crescita di Stacks Foundation, che supporta la missione di un internet di proprietà degli utenti attraverso governance, ricerca e sviluppo, educazione e finanziamenti legati a Stacks.

“Bitcoin, probabilmente di gran lunga il più decentralizzato. Bitnodes stima che ci sono più di 13.000 nodi sul network oggi, e anche se la centralizzazione del mining è stata menzionata come preoccupazione, il design di Bitcoin non si basa, né fa affidamento, sulla potenza di mining decentralizzata.

Semplicemente, è più redditizio seguire le regole e troppo costoso sostenere un attacco proficuo; le sue dimensioni, la sua struttura di incentivi e la sua natura aperta lo rendono estremamente robusto. Inoltre, non bisogna dimenticare che quando la Cina ha vietato le crypto, il network se l’è cavata nonostante le preoccupazioni sulla potenza di hashing concentrata nel paese.

Ecco perché è la base per la blockchain di Stacks e perché un giorno sarà il fondamento per un internet migliore in cui la proprietà dimostrabile è integrata.”

15.

Jules Urbach di Render Network:

Jules è il CEO e fondatore di Render Network (RNDR), una piattaforma blockchain per computazioni GPU che abilita la creazione di contenuti 3D di nuova generazione.

“Considerando applicazioni e utilizzo, in altre parole ciò che la gente sta costruendo sopra le blockchain, al momento Ethereum è la più decentralizzata. Gli smart contract di Ethereum consentono a chiunque di creare applicazioni, servizi e prodotti on-chain, da giochi e piattaforme DeFi a NFT e DAO, usando la Ethereum Virtual Machine. La decentralizzazione sta trasformando il mondo perché elimina gli intermediari. Bitcoin l’ha fatto straordinariamente bene nel settore finanziario, mentre Ethereum sta portando avanti la decentralizzazione e rimuovendo intermediari per quasi tutti i settori da media e intrattenimento a arte, prestiti, crowdfunding e persino governance. La diversità di applicazioni e utilizzi attualmente rende Ethereum la più decentralizzata.”

16.

Roger Ver di Bitcoin.com:

Roger è un early adopter e investitore in Bitcoin. È il presidente esecutivo di Bitcoin.com, un sito che offre notizie sulle criptovalute oltre a un exchange e un servizio wallet. Inoltre, è uno dei cinque fondatori originali della Bitcoin Foundation.

“L’obiettivo originale non era la decentralizzazione.

L’obiettivo era denaro resistente alla censura per il mondo, e la decentralizzazione era lo strumento che è stato usato per raggiungere questo obiettivo.”

17.

Tim Draper di Draper Associates e Draper Fisher Jurvetson:

Tim è un pioniere dell’imprenditoria negli Stati Uniti e un co-fondatore di Draper Fisher Jurvetson, una società di investimenti leader in startup tecnologiche early-stage.

“Bitcoin. E forse Bitcoin Cash. Vogliamo una valuta completamente decentralizzata, che sia globale, trasparente, aperto, senza attriti e non soggetta a pressioni inflazionistiche di alcun tipo, governative o no.”

18.

Vasja Zupan di Matrix Exchange:

Vasja è il presidente di Matrix Exchange, un exchange di asset digitali regolamentato che opera a livello globale.

“Bitcoin è il network blockchain più decentralizzato e stabile in esistenza. È sopravvissuto a innumerevoli sfide, e la decentralizzazione assicura la sua resilienza. Solo un network veramente decentralizzato può superare gli ostacoli come guerre sulle dimensioni dei blocchi, hard fork e pressioni normative. Anche se oggi sono disponibili nuovi network anonimi, l’anonimato delle transazioni, una maggiore funzionalità o nuovi approcci alla convalida blockchain non garantiscono una maggiore decentralizzazione e resilienza.”

Queste citazioni sono state modificate e abbreviate.

I punti di vista, i pensieri e le opinioni qui espressi appartengono esclusivamente agli autori e non riflettono o rappresentano necessariamente i punti di vista e le opinioni di Cointelegraph.