Le misure rigorose adottate in Giappone sono 'una buona cosa per noi', afferma un dirigente di Coinbase

In attesa di ottenere la propria licenza per poter operare in Giappone, un dirigente dell'exchange di criptovalute Coinbase ha lodato la posizione intransigente adottata dal paese nei confronti dell'industria delle monete digitali.

In una recente intervista con il portale d'informazione Nikkei Asian Review, Mike Lempres, Chief Policy Officer della compagnia, ha rivelato che le negoziazioni per l'acquisizione della licenza "stanno andando bene", aggiungendo che l'attenzione risposta dall'organo di regolamentazione sulla sicurezza "è una buona cosa per noi".

Recentemente la Financial Services Authority (FSA) giapponese ha infatti intensificato i propri controlli degli exchange di criptovalute, in seguito ad un attacco informatico ai danni di Coincheck che ha portato al furto di ben 532 milioni di dollari. Recentemente l'ente normativo ha inoltre annunciato di voler monitorare in maniera ancor più rigorosa le piattaforme in attesa di ricevere una licenza ufficiale: pare che ben 160 siano attualmente in attesa di una conferma.

Ciononostante, Lempres ha rivelato la presenza di un ultimo problema da risolvere: non è ancora chiaro se la FSA richiederà o meno di operare i sistemi di Coinbase all'interno del territorio giapponese. L'uomo ha spiegato che una scelta del genere comporterebbe numerosi rischi per la sicurezza:

"Tutto quello che abbiamo per proteggere i nostri archivi... si trova negli Stati Uniti. Non faremo nulla che possa incrementare le probabilità di un hack. Sarebbe difficile per noi replicare in Giappone, o in qualsiasi altro paese, quel che abbiamo oggi negli Stati Uniti".

Lempres ha infine sottolineato che al momento l'exchange impiega "dozzine" di dipendenti dedicati esclusivamente alla sicurezza.