Quando si sente parlare di blockchain, la prima criptovaluta che ci viene in mente è Bitcoin, il primo protocollo basato sui registri distribuiti ma di certo non l’unico. Negli ultimi anni abbiamo visto migliaia di protocolli blockchain ed un aumento del loro utilizzo da parte delle aziende.
Un’altra blockchain molto interessante è quella di Ethereum. La blockchain di Bitcoin è stata creata per innovare il sistema delle transazioni, ed è poi diventata una moneta digitale che funge da bene rifugio: non a caso spesso viene etichettata come “oro digitale”. Quella di Ethereum ha invece lo scopo di diventare una piattaforma software open-source distribuita e pubblica, sulla quale possono funzionare smart contract e applicazioni decentralizzate (DApp).
"Bitcoin è prima di tutto una valuta: questa è una specifica applicazione della blockchain, ma lungi dall'essere l'unica. Per fare un esempio passato di qualcosa di simile, le e-mail sono un uso particolare di Internet e di certo hanno contribuito a renderlo popolare, ma ce ne sono molti altri."
– Gavin Wood, Ethereum Co-Founder
Ethereum apre le porte a un sistema finanziario globale in cui una connessione Internet è tutto ciò che serve per accedere ad applicazioni, prodotti e servizi che operano in modo affidabile. Chiunque può interagire con il network Ethereum e partecipare a questa economia digitale, senza bisogno di terze parti e senza il rischio di censura.
In quest’articolo parlerò dell’evoluzione di Ethereum e di come pensare alla criptovaluta in un portfolio, mostrando le correlazioni con le maggiori classi di asset.
Come possiamo usare Ethereum?
L'innovazione principale di Ethereum, la Ethereum Virtual Machine (EVM), è un software Turing complete che funziona sul network stesso. Consente a chiunque di eseguire qualsiasi programma, indipendentemente dal linguaggio di programmazione.
La macchina virtuale Ethereum rende il processo di creazione di applicazioni blockchain molto più semplice ed efficiente. Invece di dover costruire una blockchain completamente originale per ogni nuova applicazione, Ethereum consente lo sviluppo di migliaia di progetti differenti su un'unica piattaforma. Le applicazioni decentralizzate possono essere idee completamente nuove o rielaborazioni decentralizzate di concetti già esistenti. Poiché le DApp sono costituite da codice che viene eseguito su una rete blockchain, non sono controllate da alcuna entità individuale o centrali.
Ethereum può anche essere utilizzato per creare organizzazioni autonome decentralizzate (DAO), che operano senza la presenza di un unico leader. Le DAO sono gestiti da codice di programmazione e si basano su una raccolta di contratti intelligenti scritti su Ethereum. Il codice è progettato per sostituire le regole e la struttura di un'organizzazione tradizionale, eliminando la necessità di personale e controllo centralizzato.
Ethereum 2.0
Come evidenziato anche da Marco Manzo, Research Analyst di ICM, Ethereum sta cambiando il proprio algoritmo di consenso da PoW (Proof of Work) a PoS (Proof of Stake). PoS è però solo una delle caratteristiche chiave di Ethereum 2.0: verranno implementati anche altri importanti upgrade tecnologici, come lo sharding che diminuisce il numero di nodi necessario a processare ogni singola transazione.
L’elaborazione della blockchain risulta più veloce ed economica, migliorando uno degli aspetti più dibattuti di Ethereum: la scalabilità. Ethereum 2.0 promette di portare il numero di transizione al secondo a quota 100.000; con Ethereum 1.0 avvengono soltanto 30 transazioni al secondo. Questo aumento sarà possibile attraverso l’implementazione delle shard-chain, ovvero catene secondarie su blockchain, che sarà il secondo upgrade di Eth2. Queste aumenteranno la capacità del network e miglioreranno la velocità delle transazioni estendendo la rete a 64 shard-chain.
Attualmente ci troviamo nella Phase 0 di Ethereum 2.0, che prevede l’implementazione della Beacon Chain: questa memorizza e gestisce il registro dei validatori oltre a distribuire il meccanismo di Proof of Stake (PoS) per Ethereum 2.0. La chain PoW di Ethereum, quella originale, si affiancherà all’altra, quindi non sono previste interruzioni nella continuità dei dati. La Beacon Chain sarà la blockchain centrale che coordinerà le 64 shard-chain indipendenti. Dopo varie fasi previste sulla roadmap di Ethereum, l’ultima sarà quella di vedere le shard diventare completamente funzionali e compatibili con gli smart contract e integrare ciò che era il “patrimonio” di Ethereum.
In Ethereum 2.0 ci sarà EIP-1559, suggerita inizialmente nel 2018 da Vitalik Buterin. Questo cambierebbe drasticamente il modo in cui vengono calcolate le commissioni di transazione: la EIP-1559 propone infatti di applicare un costo fisso standard a tutte le transazioni, denominato “base fee”. Questa tariffa viene distrutta e l’incentivo per i miner arriva dall’aggiunta di una “mancia” da parte degli utenti oltre al costo standard.
Quindi saranno diversi i fattori che potrebbero portare ad un aumento del valore di Ethereum:
- Aumento di domanda per lo staking, in quanto servono almeno 32 ETH per essere dei validatori;
- Diminuzione dell’offerta di ETH dovuta alla domanda per lo staking;
- Aumento degli investitori istituzionali. Per esempio, Grayscale Ethereum Trust ha accumulato circa l’1% della supply di Ethereum. Molti investitori istituzionali si affidano a Grayscale per l’acquisto di Bitcoin e Ethereum;
- Il miglioramento della qualità del network e della sua scalabilità attrarrà nuovi sviluppatori DeFi;
- Offerta stabile di ETH tramite EIP-1559.
L’evoluzione di ETH nel mercato futures
Ethereum, come abbiamo già spiegato, ha un po’ da recuperare rispetto a Bitcoin. A febbraio di quest’anno il CME Group emetterà, come già fatto per Bitcoin, il primo future su Ethereum il cui ticker sarà ETH. Ogni unità di contratto darà l’opportunità di detenere 50 Ether. Per esempio, se il prezzo di un ETH sarà di 1000$, il valore del contratto future sarà di 50.000$ (500*50). Potete leggere di più sul nuovo contratto sul sito di CME Group.
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo nuovo prodotto? Guardiamo innanzitutto ai vantaggi:
- La possibilità di gestire la nostra esposizione ed il rischio del prezzo;
- Price discovery, ovvero ci aiuterà a capire a che prezzo vengono scambiati i vari contratti spot e futuri;
- Regolamentato dal CME.
Gli svantaggi sono:
- L’uso della leva, che può anche essere un vantaggio ma se usata male potrebbe amplificare le nostre perdite;
- I future sono un prodotto più complicato rispetto all’acquisto di ETH fisico, per questo motivo necessitano di un’ottima conoscenza dei meccanismi di mercato.
ETH, l’asset nel nostro portfolio
Calcolare la correlazione di un asset nuovo come ETH è sempre complicato, poiché non dispone di un track record a lungo termine. Per questo esercizio useremo il prezzo di Ethereum in dollari statunitensi. Ci sono diversi modi per creare un portfolio: uno dei più conosciuti è quello del Modern Portfolio Theory. Ogni asset ha una Remunerazione Prevista (Expected Teturn) ed un Rischio Previsto (Expected Risk). Rischio e Remunerazione sono calcolati in base alla volatilità, standard deviation, maximum drawdown e recovery.
Vi è poi il concetto della correlazione: in teoria, il portfolio dovrebbe essere costruito in base alla correlazione che gli assets hanno tra di loro. Il nostro obiettivo è quello di mettere insieme degli asset che abbiano correlazioni opposte o quasi. Si usa quello che viene chiamato correlation coefficient, i cui valori sono compresi fra -1 ed il +1: un coefficiente negativo indica che gli asset sono non correlati, mentre un coefficiente positivo invece che si muovono nella stessa direzione.
Il primo grafico che analizzeremo è la correlazione tra Ethereum e l’indice S&P 500 (SPY), che in generale viene visto come l’indice di riferimenti per molti gestori. In base al track record a nostra disposizione e secondo i dati di CoinMetric, ETH e lo SPY hanno mostrato un coefficiente di circa lo 0,03 a marzo 2020: ciò dimostra una bassa correlazione in periodi di crolli di mercato (di nuovo è importante tenere in mente che il track record a nostra disposizione è molto breve).
Fonte: Coinmetric
Vi è poi la correlazione con l’oro. Come potete vedere, ETH ha avuto una correlazione maggiormente positiva con l’oro, a parte brevi periodi di correlazione negativa.
Fonte: Coinmetric
In questo grafico di Trading View abbiamo un track record fino al 2018. In rosso potete vedere il fattore coefficiente calcolato da TradingView.
Fonte: TradingView
Infine questa è la correlazione con Bitcoin (BTC/USD). Nel grafico i due assets si muovono praticamente nello stesso modo ed hanno un fattore di +1.
Fonte: TradingView
Ad oggi, Ethereum ha mostrato una forte correlazione con Bitcoin ed una correlazione perlopiù inversa rispetto ai mercati azionari. Come Bitcoin, anche Ethereum deve ancora compiere molta strada per entrare a pieno titolo nel mondo dell’asset management. Nel frattempo, può essere usato nel nostro portfolio come un asset più volatile, non correlato con i mercati azionari. Detto ciò, la mancanza di un track record rende quest’asset molto rischioso: si tratta di un fattore da tenere a mente quando creiamo un portfolio diversificato.