Nuove rivelazioni nella saga FTX: sono apparse prove di collusione fra l'exchange di criptovalute fallito e la sua consociata Alameda Research.

FTX, come molti altri exchange di criptovalute, ha avuto difficoltà a convincere un partner bancario ad elaborare transazioni in fiat: le banche sono infatti riluttanti a stringere collaborazioni con le piattaforme di crypto-trading, data la mancanza di regolamentazioni chiare per il settore. FTX ha risolto il problema utilizzando i conti bancari della sua consociata.

Sam Bankman-Fried, l'ex CEO di FTX, ha confermato durante un'intervista con Vox che l'exchange utilizzava i conti bancari di Alameda per trasferire i depositi dei clienti. Ad alcuni utenti è stato persino chiesto di trasferire i propri depositi tramite Alameda, che aveva una partnership con la banca fintech Silvergate Capital.

L'utilizzo improprio dei fondi dei clienti da parte di FTX e Alameda è divenuta in seguito una delle cause del fallimento. Bankman-Fried ha a tal proposito commentato di non aver mai giocato d'azzardo con il denaro degli utenti, ma di aver semplicemente prestato tali fondi ad Alameda. L'ex CEO riteneva che Alameda avesse collaterale sufficiente per sostenere i prestiti, ma la maggior parte della sua tesoriera era rappresentata dal token nativo dell'exchange, FTX Token (FTT).

Le prime accuse sull'uso improprio di scappatoie bancarie sono emerse la scorsa settimana, quando la procedura fallimentare ha rivelato che FTX possedeva una partecipazione in una piccola banca rurale dello stato di Washington. Già all'epoca molti avevano ipotizzato che l'azienda avesse investito nella banca rurale per aggirare i requisiti per ottenere una licenza bancaria.