Nandan Nilekani, imprenditore indiano di successo nel settore della tecnologia, ha sollecitato i legislatori locali a consentire ai cittadini di speculare sulle criptovalute.
Secondo il cofondatore e presidente di Infosys, multinazionale indiana di tecnologia informatica, le autorità di regolamentazione dovrebbero iniziare ad accettare gli asset digitali e a comprendere come meglio gestire questa tecnologia.
In un’intervista con il Financial Times, Nilekani ha messo in guardia sul fatto che i limiti posti dalle normative attuali potrebbero portare l’India a perdere importanti opportunità, laddove un approccio più permissivo consentirebbe al Paese di attingere al mercato da 1,7 bilioni di dollari degli asset digitali, permettendo agli “attori del mondo crypto di trasferire la loro ricchezza nell'economia indiana”.
Nilekani però tira il freno su un ipotetico mercato crypto completamente libero da restrizioni in India: l’elevata volatilità e l’alto consumo energetico sono due ostacoli non indifferenti all’utilizzo delle valute digitali come mezzo di pagamento. In relazione ai pagamenti in tempo reale, l'infrastruttura "Unified Payments Interface" della Reserve Bank of India risulta molto più efficiente degli attuali sistemi blockchain.
Il guru della tecnologia suggerisce invece di consentire agli indiani l’accesso agli asset crypto per finalità speculative e come riserva di valore, dichiarando che:
"Così come puoi avere degli asset in oro o proprietà immobiliari, puoi possedere beni in criptovaluta. Credo che le criptovalute possano avere la funzione di riserva di valore, ma sicuramente non assumere il ruolo di mezzo di pagamento."
Nandan Nilekani ha collaborato a lungo a fianco delle autorità indiane nel tentativo di formulare delle politiche sulle tecnologie digitali, incluso il programma di identità biometrica di Aadhaar lanciato nel 2009. Nel dicembre 2016 è entrato a far parte di un comitato per approfondire come le persone in India potrebbero sfruttare appieno i pagamenti digitali, e nel 2019 ha presieduto un comitato della banca centrale sui pagamenti digitali.
Grazie al suo enorme settore tech e ad un'ampia fetta della popolazione senza accesso ai servizi bancari, l’India ha tutte le carte in regola per diventare un hub globale per l'adozione delle criptovalute. La situazione normativa poco chiara però, con segnali contrastanti provenienti dai legislatori e dalla banca centrale, costituisce un ostacolo che andrebbe prima superato.
Il 19 maggio, Cointelegraph ha riportato che l'organizzazione in India di un nuovo panel normativo dedicato agli asset digitali potrebbe aprire la strada a maggiore chiarezza sulla situazione.
Un progetto di legge in materia elaborato nel 2021, il Cryptocurrency and Regulation of Official Digital Currency Bill, doveva essere affrontato in parlamento a marzo ma è stato rinviato per motivi che non sono stati resi pubblici.
Nel 2018 la Reserve Bank of India ha vietato a tutte le banche di consentire ai clienti di fare trading in crypto. La decisione è stata ribaltata dalla Corte suprema nel febbraio 2020, alimentando nuove speranze sul futuro delle valute digitali in India.
Ad oggi tuttavia gran parte del settore opera ancora in una zona grigia, nonostante i volumi in crescita sugli exchange locali e l’aumento della domanda da parte degli investitori retail.