Secondo la banca centrale del Sud Africa, le criptovalute sono 'token digitali', non denaro

Stando a quanto riportato in data 24 maggio da Bloomberg, la South African Reserve Bank ha deciso di classificare le criptovalute come "token digitali", in quanto "non soddisfano i requisiti del denaro".

Francois Groepe, vicedirettore della Reserve Bank, ha spiegato più nel dettaglio la posizione dell'istituzione:

“Non utilizziamo il termine 'criptovaluta' perché non soddisfa i requisiti del denaro, nel senso economico di strumento di scambio, di unità di misura e di entità stabile di valore. Preferiamo utilizzare il termine 'token digitale'".

Recentemente la Reserve Bank ha istituito una speciale task force, allo scopo di rivedere la propria posizione sulle criptovalute e risolvere alcune problematiche normative, così da poter sviluppare un'adeguata struttura regolamentare. Groepe ha dichiarato:

“Vogliamo stabilire se siano conformi alle regolamentazioni di sorveglianza e controllo delle istituzioni di cambio".

Le banche centrali in tutto il mondo si sono approcciate alle criptovalute con diversi livelli di scetticismo e disapprovazione. A febbraio di quest'anno, il direttore della Bank of England Mark Carney ha affermato che il Bitcoin non può essere considerato una vera e propria valuta, in quanto non è riuscito a soddisfare due requisiti fondamentali del denaro: non si tratta né uno strumento di scambio né di una riserva di valore.

Questo mese, la Banca Centrale dello Zimbabwe ha rilasciato una circolare nella quale veniva ordinato a tutte le istituzioni finanziare del paese di terminare qualsiasi rapporto con gli exchange di criptovalute. La banca ha infatti "il dovere di salvaguardare l'integrità del sistema di pagamento", ha spiegato il direttore Norman Mataruka, e al momento l'istituzione non può garantire tale integrità per i mercati delle criptovalute.

Ad aprile, la Royal Bank of India ha distribuito una simile circolare, annunciando che la banca non avrebbe più fornito i propri servizi a qualsiasi persona o azienda legata al settore delle monte digitali. La Corte Suprema Indiana ha poi sostenuto tale decisione, nonostante siano state presentate numerose petizioni per annullare il divieto. Il caso verrà analizzato nuovamente a luglio.