I casi d'uso della blockchain si estendono ben oltre il settore finanziario. Pian piano sempre più persone stanno acquisendo familiarità con la blockchain, abbracciando tale tecnologia per sfruttarne i vantaggi: questo ecosistema sta crescendo rapidamente e viene già adoperato da numerose aziende in diversi settori, come lo stesso Jack Dorsey ha spiegato qualche giorno fa su Twitter.
La blockchain sta cambiando anche l'industria del gaming. Oggi, la stragrande maggioranza dei videogiochi online si basa su un modello centralizzato; in altre parole, tutti i dati vengono archiviati su un server interamente controllato dagli amministratori del gioco. Dato che il database appartiene a una singola compagnia, i giocatori non hanno una reale proprietà dei loro account e oggetti.
Prendiamo ad esempio Blizzard, l'azienda che ha creato il celebre World of Warcraft (WoW). In questo MMORPG gli utenti "possiedono" personaggi ed equipaggiamenti, ma ciò non toglie che Blizzard potrebbe un giorno sospendere tutti gli account o chiudere i server, facendo così scomparire il frutto di centinaia, se non migliaia, di ore di gioco.
Inoltre i server centralizzati presentano molti limiti e vulnerabilità:
- Malfunzionamento del server a causa di problemi tecnici;
- Infiltrazione di hacker nel sistema;
- Interruzione del gioco;
- Ban non meritati di account;
- Mancanza di trasparenza sui meccanismi e i costi del gioco;
- Manipolazione dell'economia interna da parte di sviluppatori e amministratori.
Fortunatamente, la tecnologia blockchain è in grado di eliminare o mitigare molte di queste problematiche.
Enjin rappresenta la chiave di volta per l’industria crypto-gaming basata su Ethereum?
Enjin è una società che fornisce un ecosistema di prodotti di gioco interconnessi basati su blockchain. L'azienda è nota anche per aver creato nel 2018 il token 1155, che ridimensiona uno dei più grandi problemi riguardanti l’utilizzo della tecnologia blockchain nei videogiochi, ovvero la scalabilità.
Come ci spiega Marco Manzo, Research Analyst di ICM, grazie alla nascita di Ethereum è stato possibile introdurre nelle blockchain il concetto di "smart contract", generati attraverso una macchina di Turing virtuale. La maggior parte degli smart contract tuttora esistenti sono per lo più token ERC-20 che rappresentano dei veri e propri asset virtuali. Una delle caratteristiche chiave di questi token è la loro fungibilità (fungible token).
Nei giochi però, oltre alla creazione di una valuta digitale per l’economia interna, vi è la necessità di associare tutta una serie di oggetti alla blockchain. Questi oggetti diventano in questo modo unici e realmente di proprietà degli utenti, che possono gestirli tramite il proprio wallet. Questo concetto di collezionabilità ha portato Witek Radomski, cofondatore di Enjin, a creare nel 2017 il primo protocollo di base per token non fungibili. Da questo protocollo è stato ricavato il modello per i token ERC-721.
Pertanto, per ogni asset in gioco si assegna un token ERC-721? In realtà un simile approccio non sarebbe praticabile per un gioco come World of Warcraft, dove esistono svariate migliaia di oggetti differenti. Se si creassero centinaia di migliaia di ERC-721 per ogni singolo item, la blockchain Ethereum si intaserebbe.
È per questo che sono stati creati gli ERC-1155, che hanno un approccio differente rispetto ai predecessori: gli oggetti vengono registrati tutti in un unico contratto, con la possibilità di riconoscere agevolmente i vari tipi di oggetti. Nello stato del contratto è possibile gestire gli oggetti grazie ai "Token ID" e sono presenti tutte le condizioni necessarie per gestire la collezionabilità. Quello che fa il protocollo ERC-1155 è consentire il rilascio di token sia fungibili che non fungibili: una funzionalità fondamentale per ogni sviluppatore di videogiochi. The Sandbox, uno dei giochi basati su Ethereum più attesi del momento, ha implementato alcuni ERC-1155.
Enjin è un ecosistema dedicato ai creatori di videogiochi, che consente loro di raccogliere fondi per lo sviluppo: sia prima del lancio, grazie ad elementi in prevendita, che quando il gioco è già attivo e funzionante, tramite fee addebitate agli utenti quando gli oggetti in-game vengono trasferiti verso marketplace esterni. Questa è una grande innovazione per gli sviluppatori: anche su WoW i giocatori scambiano gli oggetti su marketplace esterni, ma in questo caso l'unico a ottenere un guadagno è l'intermediario di terze parti. Con Enjin, tali fee vanno direttamente agli sviluppatori.
I trend di fine 2020
In tutte le blockchain, l'attività di gioco quotidiana ha visto un aumento costante, con circa 20.000 wallet unici attivi alla fine di luglio. A fine ottobre, tale cifra è aumentata fino a 24.000.
Se si analizzano i dati delle cinque principali blockchain su cui sono presenti videogiochi, EOS, Hive ed Ethereum hanno registrato un buon livello di crescita a novembre. Questo incremento è legato ad alcuni prodotti di grande successo presenti su tali network, rispettivamente Upland, Splinter Lands e Axie Infinity.
Panoramica finale
Pertanto, la blockchain offre una serie di soluzioni all'industria dei videogiochi:
- Concessione di proprietà immutabile di oggetti di gioco, risoluzione di furti di oggetti dovuti a pirateria informatica e vendita di risorse di gioco false;
- Legare risorse ai giocatori invece che ai giochi, proteggendo così gli investimenti di tempo/denaro indipendentemente dalle decisioni dello sviluppatore;
- Proteggere i giocatori da azioni indesiderate da parte dei creatori: sono i giocatori stessi a guidare lo sviluppo, prolungando la longevità del gioco e incoraggiando i contenuti degli utenti (Il gioco di realtà virtuale Decentraland è un esempio promettente);
- Ripristinare la fiducia tra sviluppatori di giochi e distributori registrando le vendite su una blockchain;
- Creazione di una rete di distribuzione decentralizzata per i giochi;
- Creazione di sistemi economici più realistici all'interno dei giochi;
- Spostare la definizione di un gioco di successo lontano dalle entrate e verso il valore della valuta di gioco, riorientando così gli sforzi di sviluppo del gioco a vantaggio dei giocatori;
- Incentivare i giocatori offrendo dividendi e dando loro un voto nei processi di sviluppo;
- Risolvere il problema dei costi elevati e dei redditi ridotti delle iniziative di cloud gaming (come PS Now di Sony) distribuendo il server su una rete blockchain;
- Incoraggiare la concorrenza nello sviluppo di videogiochi al di fuori delle console monopolistiche e delle industrie di pubblicazione di giochi.
Come si investe nel gaming?
Nuove console come PlayStation, Xbox, Amazon Luna e Google Stadia dovrebbero offrire crescita organica nel settore del gaming. Inoltre social media, e-sport e streaming hanno raggiunto complessivamente nel 2020 l’11% dei dollari spesi nel settore dell’intrattenimento. Anche aziende come la National Football Association (NFL) americana si sono lanciate nel mondo dei giochi digitali: quest’anno il Pro Bowl, che doveva essere svolto a Las Vegas, verrà spostato online. Giocatori professionisti si sfideranno in Madden NFL '21, gioco di football americano sviluppato e pubblicato da EA. Il trend dell'e-gaming sta dimostrando uno slancio incredibile negli ultimi anni.
Da investitori ci sono diversi modi per investire nel gaming, e lo si può fare in modo sia attivo che passivo. Da un punto di vista attivo, si possono scegliere aziende che gravitano nell’e-gaming: tale metodo necessita una conoscenza dell’analisi aziendale, poiché può essere più rischioso per quelli che hanno meno dimestichezza in questo campo. Per quanto riguarda il sistema passivo, uno dei metodi meno rischiosi è quello di creare dei portfolio standard specializzati in megatrend e con una componente ETF. In tal caso parliamo di aggiungere generici ETF di megatrend o specializzati nel gaming nella parte azionaria del portfolio. In questo modo, grazie a un portfolio diversificato, è possibile ridurre i rischi ma al tempo stesso aumentare il potenziale di crescita se il settore del gaming dovesse svilupparsi.