Il social media alternativo Minds permette ora agli utenti di salvare permanentemente i loro contenuti sulla piattaforma Arweave, il che garantisce che nessuno possa mai cancellarli una volta pubblicati.

Gli utenti di Minds possono scegliere di pubblicare i loro contenuti su un "permaweb" senza alcun pagamento o configurazione aggiuntiva. Il CEO di Minds, Bill Ottman, ha dichiarato a Cointelegraph che dopo alcuni minuti dal post, il contenuto può essere visualizzato sul block explorer di Arweave e dovrebbe rimanere lì per sempre, o almeno fino a quando la piattaforma esisterà.

Questa è la prima grande integrazione della blockchain, o "blockweave" nella terminologia di Arweave, nell'infrastruttura dei contenuti dell'azienda. Minds, difatti, possiede un token basato su Ethereum utilizzato per premiare gli utenti e pagare i servizi dell'azienda, ma la piattaforma di social media era finora interamente basata su web server tradizionali. 

Per inaugurare la nuova funzionalità, Ottman ha pubblicato una foto ed una citazione di George Orwell: "Il passato è stato cancellato, la cancellazione è stata dimenticata, la menzogna è diventata la verità".

L'idea di archiviare permanentemente dei contenuti non è del tutto nuova nel mondo crypto: sistemi come Hive salvano automaticamente tutti i post nella blockchain, ma Ottman ritiene che questo non sia il risultato ideale: "Dobbiamo fornire delle scelte agli utenti". 

Non tutti potrebbero voler mantenere per sempre la loro storia sui social media. Le norme europee sulla privacy si spingono fino a stabilire il "diritto all'oblio" relativamente a quanto accade sulle piattaforme online: gli utenti possono chiedere la cancellazione di ogni traccia delle loro precedenti attività, se lo desiderano.

A tal proposito, Ottman ha commentato:

"Non credo che [l'archiviazione permanente] sia necessaria per ogni post. Pubblicare qualcosa in modo permanente è una cosa piuttosto importante, è meglio non dire nulla di cui vi potreste pentire. [...] Penso che sia giusto dare alla gente entrambe le opzioni."

L'uso della blockchain per l'archiviazione dei contenuti comporta anche il vantaggio di avere un'infrastruttura più resistente; Ottman, infatti, ha aggiunto che "se [Amazon] S3 andasse offline, possiamo usarlo come backup". 

Tuttavia, il caso d'uso più ovvio di una tale funzione è la lotta contro la censura: i contenuti che non possono essere rimossi o modificati dopo la pubblicazione risultano infatti estremamente difficili da censurare. 

Questa caratteristica può essere vista come un'arma a doppio taglio. Le principali piattaforme di social media vengono spesso molto criticate dato che, a seconda del punto di vista personale, fanno troppa o troppo poca moderazione sui contenuti:

"Dovete chiedervi: quale scenario stile 1984 volete? Volete una situazione in cui tutte le informazioni possano essere completamente cancellate [...] o volete che più contenuti siano permanenti?"

Ottman crede fermamente nell'idea che l'informazione non debba essere soffocata: "Se tra dieci anni avremo dei moderatori che vietano stupidaggini a caso, allora vi chiedo di dare la colpa a noi.

Ma, d'altro canto, fidarsi della parola dei fondatori di una società potrebbe non essere una buona idea. Nel 2012, la dirigenza di Twitter si era pubblicamente definita "l'ala libertaria del partito della libertà di parola", ma qualche anno dopo l'amministratore delegato Jack Dorsey prese le distanze da quei commenti.

Ottman ritiene che l'archiviazione immutabile dei dati diventerà più comune: "È l'inevitabile evoluzione della tecnologia. Le cose stanno diventando più permanenti, più trasparenti". Ottman, inoltre, osserva che potrà sembrare sorprendente, ma questa opinione è condivisa anche dallo stesso Dorsey.

Memorizzare dei dati su un registro immutabile potrebbe rimuovere molti dei meccanismi di controllo della censura, ma non tutti. Come ha detto Ottman, i nodi di Arweave applicano un certo grado di moderazione dei contenuti prima di decidere se includerli o meno. Inoltre, le informazioni potrebbero essere ancora nascoste dai front-end delle piattaforme dei social media, il che potrebbe limitarne notevolmente la portata.