L'exchange di criptovalute ucraino Liqui chiude i battenti

Come riportato nella giornata di oggi da Cointelegraph Japan, l'exchange di criptovalute ucraino Liqui terminerà le sue attività per via di una mancanza di liquidità.

Secondo una dichiarazione pubblicata sul suo sito ufficiale, Liqui ha deciso di chiudere tutti i conti e di sospendere i servizi perché attualmente "non vede alcun vantaggio economico nella loro erogazione".

La piattaforma ha informato i propri clienti in merito al problema e ha dichiarato che sarà possibile prelevare i propri asset digitali nei 30 giorni successivi alla pubblicazione del messaggio. L'azienda ha inoltre affermato di non poter garantire che il sito web venga mantenuto attivo una volta decorso tale periodo.

Secondo il sito di classificazione CoinGecko, l'exchange Liqui permetteva ai clienti di effettuare trading di Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH), e Tether (USDT), oltre a fornire servizi come lending e margin trading. Il 30 dicembre, il volume medio giornaliero dell'exchange era di circa 3,9 milioni di dollari, prima di crollare a poco meno di 180.000$ il 12 gennaio.

Liqui 30-day Trade Volume

Volume dell'exchange Liqui negli ultimi trenta giorni. Fonte: CoinGecko

Dopo la notizia, l'analista e conduttore del programma della CNBC "Cryptotrader" Ran NeuNer ha dichiarato di aspettarsi ulteriori chiusure da parte degli exchange, alla luce del continuo mercato ribassista e dell'elevato costo di mantenimento delle infrastrutture a cui tali aziende vanno incontro.

Nel 2018, il crollo dei mercati delle criptovalute dai massimi storici di dicembre 2017 ha causato gravi problemi finanziari a un gran numero di aziende. L'anno scorso, solo nel Regno Unito sono state sciolte o liquidate almeno 340 società che operavano nei settori di criptovalute e blockchain, e il colosso del mining cinese Bitmain ha chiuso il suo centro in Israele.

Qualche settimana fa, l'amministratore delegato dell'exchange di criptovalute svizzero ShapeShift ha annunciato che la società aveva licenziato un terzo dei suoi dipendenti, sempre a causa del mercato ribassista.