L'autorità di regolamentazione finanziaria australiana ha lanciato un severo monito ai crypto provider australiani, avviando un procedimento civile contro la società australiana BPS Financial Pty Ltd (BPS) per le dichiarazioni "ingannevoli" relative al suo token Qoin. 

In un annuncio del 25 ottobre, l'Australian Securities and Investments Commission (ASIC) ha dichiarato di aver avviato un procedimento di sanzione civile contro BPS Financial per aver fatto "dichiarazioni false, fuorvianti o ingannevoli" relative al suo token Qoin ai suoi 79.000 utenti.

L'ASIC sostiene che la società abbia tenuto una "condotta non autorizzata" in relazione a Qoin, valuta digitale lanciata ad ottobre 2019 finalizzata a consentire ai commercianti di accettarla come mezzo di pagamento per beni e servizi.

La vicepresidente dell'ASIC Sarah Court ha dichiarato che questo caso dovrebbe servire da monito a tutti gli emittenti di criptovalute: come è noto, difatti, l'ASIC starebbe monitorando il mercato delle criptovalute per individuare eventuali comportamenti scorretti.

"Laddove rientra nelle nostre competenze, l'ASIC intraprenderà azioni mirate contro la condotta non autorizzata e la promozione ingannevole di prodotti finanziari di crypto-asset che potrebbero danneggiare i consumatori: questa è una priorità fondamentale per l'ASIC".

Ha inoltre illustrato che è di fondamentale importanza che i consumatori e gli investitori ricevano "informazioni oneste e accurate", in quanto "i crypto-asset sono altamente volatili, intrinsecamente rischiosi e complessi. Ogni crypto-asset è diverso dall'altro, il che rende spesso difficile il confronto con gli altri o con qualsiasi altro strumento".

Il tribunale si è detto particolarmente preoccupato per la presunta falsa dichiarazione di BPS Financial secondo cui lo strumento Qoin sarebbe regolamentato in Australia e che il token possa essere utilizzato per acquistare beni e servizi.

"Riteniamo che gli oltre 79.000 individui ed entità che hanno ricevuto la Qoin Facility possano aver creduto che fosse conforme alle leggi sui servizi finanziari, mentre l'ASIC ritiene che non lo fosse".

 BPS ha negato ogni illecito in una dichiarazione del 25 ottobre sul sito web di Qoin, affermando di non essere d'accordo con "la posizione dell'ASIC" e che "difenderà la questione".

"Prima di iniziare, BPS si è consultata con l'ASIC a fine 2019 in merito alla struttura del progetto Qoi e lo ha fatto di nuovo ad inizio 2021. BPS terrà la community aggiornata quando opportuno".

L'ASIC sta richiedendo alla Corte dichiarazioni, sanzioni pecuniarie, ingiunzioni e ordini di pubblicità negativa, ma la data della prima udienza del caso non risulta tuttora fissata.

Negli ultimi mesi l'autorità di regolamentazione australiana ha intensificato il controllo sul settore delle criptovalute. Ad agosto, il responsabile dell'ASIC Joe Longo ha lanciato l'allarme relativamente all'ingente numero di persone che hanno investito in asset crypto "non regolamentati e volatili" durante la crisi innescata dal COVID-19.

In quell'occasione ha dichiarato che, considerando le "limitate protezioni" per gli investitori e la mancanza di comprensione tra gli stessi, si rende "fortemente necessaria una regolamentazione degli asset crypto per proteggere al meglio i retail".

Il regolatore non è il primo a intraprendere un'azione legale contro BPS.

A fine 2021, lo studio legale Salerno Law, con sede nel Queensland, ha accusato BPS di aver tenuto una condotta ingannevole e fuorviante, richiedendo 100 milioni di dollari di danni per conto di commercianti, investitori e titolari che hanno subito perdite a seguito dell'acquisto dello utility token Qoin.

Cointelegraph ha contattato BPS per ulteriori commenti a riguardo, senza ricevere alcuna risposta.