BAKKT vs ETF: caratteristiche, differenze e possibile impatto sul mercato
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Negli ultimi mesi il lancio di strumenti finanziari regolamentati legati al bitcoin ha catalizzato l’attenzione di analisti e investitori.

Infatti, grazie ai Bitcoin Futures a replica fisica di BAKKT, piattaforma dell’Intercontinental Exchange (ICE), e all’ipotesi sempre più concreta del semaforo verde da parte della Securities and Exchange Commission (Sec) al rilascio dei primi Bitcoin ETF, tutto il settore delle valute digitali potrà beneficiare di una nuova aurea di credibilità legata a tali strumenti, che contribuiranno a sdoganare in modo definitivo il bitcoin e le criptovalute agli occhi dei grandi investitori.

Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio BAKKT e i Bitcoin ETF, evidenziando le principali caratteristiche, i punti in comune e le differenze.

Bitcoin Futures e servizio di custodia: Bakkt scende in campo

A inizio settembre Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, ha annunciato che entro la fine del mese la piattaforma dell’ICE, proprietario anche della New York Stock Exchange, una delle borse più prestigiose negli Stati Uniti, inizierà a immettere sul mercato i primi Bitcoin Futures a replica fisica. 

Dopo i test di luglio andati a buon fine, infatti, Bakkt ha ricevuto luce verde dalla Commodities Futures Trading Commission (CFTC) e a questo punto non ci sono più ostacoli normativi a ritardare il lancio della piattaforma, che nei giorni scorsi ha già reso operativo il servizio di custodia.

I ritardi sulla tabella di marcia originaria (ricordo che il primo lancio di Bakkt era stato annunciato prima per dicembre 2018, poi posticipato a gennaio 2019 e infine rinviato a data da destinarsi) sono da imputare alla “collaborazione” con la CFTC tesa a sviluppare una piattaforma che potesse soddisfare le esigenze dei clienti in conformità alle stringenti normative federali statunitensi.

Il percorso in questione ha portato lo scorso luglio ai primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui hanno partecipato attivamente anche gli utenti, utilizzati appunto per testare il modello di trading e il servizio di custodia.

Lo stesso CEO di Bakkt ha affermato che “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Quali sono le particolarità dei Bitcoin Futures di Bakkt

La caratteristica principale di questi contratti futures a replica fisica rispetto ai parenti stretti scambiati alla CME di Chicago, consiste nel fatto che il sottostante a cui i contratti sono riferiti (bitcoin) sarà acquistato fisicamente sul mercato; dunque BAKKT andrà a dotarsi di un quantitativo di bitcoin in relazione al numero di contratti che saranno rilasciati.  

Adesso andiamo ad analizzare le altre specifiche di questo nuovo strumento finanziario:

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e supportata da strumenti di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati;
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà inoltre dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

Alla luce di queste considerazioni è palese come il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle valute digitali, insieme alla fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi, abbia contribuito a sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, grazie appunto alla sinergia e unità d’intenti tra le imprese e i responsabili politici, che fanno di Bakkt una delle piattaforme istituzionali più all’avanguardia del settore.

Bitcoin, febbre da ETF

Entro ottobre è attesa la decisione finale della Sec in merito all’istanza della CBOE Global Market sul rilascio dei primi Bitcoin ETF e il mercato attende con estremo interesse la pronuncia della commissione. Prima di entrare nel dettaglio vediamo velocemente cos’è un ETF. 

Gli Exchange-Traded Funds, che fanno parte della grande famiglia dei prodotti ad indice quotati (ETP), sono dei fondi negoziati in Borsa come azioni, che replicano in maniera passiva un benchmark. Gli ETF permettono agli investitori di acquisire un’esposizione a indici azionari o settori ben noti con un solo “trade off”, con la stessa facilità di acquisto di un’azione ordinaria.

Già grazie alla sua definizione, possiamo intuire come al momento del lancio dei primi Bitcoin ETF la platea di possibili investitori nel settore aumenterà significativamente. 

Ma allora, ci si potrebbe domandare, cosa sta ostacolando il rilascio di questi strumenti finanziari? 

In realtà in alcune borse europee, come l’Exchange Six che è la borsa principale in Svizzera, sono già operativi degli ETN legati a un paniere delle principali criptovalute, ma ovviamente tutti aspettano il semaforo verde della Sec per il lancio degli ETF nel mercato USA. Purtroppo la legislazione federale americana è estremamente rigida al riguardo, dunque è necessario un grande lavoro di mediazione con le autorità di controllo per arrivare a una modifica dei regolamenti che consentirà il lancio dei Bitcoin ETF.

Nel corso degli ultimi anni infatti sono state inoltrate numerose richieste di autorizzazioni relative al lancio di prodotti ETF legati al bitcoin, molte delle quali però sono state respinte.

Tra le ragioni principali che hanno indotto la Securities and Exchange Commission a cassare definitivamente queste istanze, c’è stato senza dubbio il rischio di una manipolazione del mercato con un ETF legato al prezzo del Bitcoin negli spot market (i vari exchange per intenderci), con tutte le problematiche relative alla facilità con cui queste piattaforme possono essere manipolate.

A tal proposito, l’istanza che a detta di tutti ha più chance di essere approvata dalla Sec, è proprio quella della CBOE in collaborazione con la Van Eck - Solid X, che infatti prevede un’assicurazione sui fondi investiti, oltre a basare il prodotto sull’indice MVIS Bitcoin OTC.

Per chi non lo conoscesse, Il mercato OTC (Over The Counter) è quello maggiormente utilizzato dai grandi investitori per le transazioni di un certo peso.

Si tratta di uno scambio diretto tra utenti senza passare attraverso un exchange. L’utilizzo di questo mercato consente di preservare la quotazione dell’asset scambiato, che al contrario sconterebbe evidenti ripercussioni in termini di prezzo dopo uno scambio in open market di ingenti capitali. 

L’MVIS Bitcoin OTC index, dunque, è molto meno manipolabile e volatile. Grazie a queste caratteristiche l’istanza presentata dalla CBOE è quella che ha migliori possibilità di essere approvata dalla Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio 2019, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Poi l’istanza è stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali, compresa la Sec.

Dopo il ritiro e la nuova pubblicazione nel registro federale a fine gennaio, la procedura è partita dall’inizio e si concluderà entro ottobre 2019.

Qui puoi leggere l’istanza completa della CBOE.

Gli equilibri all’interno della Sec sono in fase di evoluzione e la Commissaria Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

Inoltre il 13 maggio 2019 durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo)

Secondo molti analisti l’approvazione di un ETF potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società Capgemini, attiva nei settori della consulenza informatica e della fornitura di altri servizi professionali e quotata nell'indice CAC 40 alla Borsa di Parigi, ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di Wall Street e di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute).

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E, volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003.

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! È vero che alla fine del 2008 la crisi ha contribuito al rialzo esponenziale dell’oro, ma anche la salita dal 2004 al 2008 lascia poco spazio a interpretazioni.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds, soprattutto se consideriamo che lo scenario macroeconomico attuale presenta delle serie criticità che hanno portato molti analisti a non escludere una severa recessione da qui ai prossimi anni.

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata in banca o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. 

Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo oggi.

Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono unicamente quelle dell'autore, e non riflettono necessariamente il punto di vista di it.cointelegraph.com. Qualsiasi trade o investimento comporta dei rischi: si consiglia di condurre le proprie ricerche prima di prendere una decisione definitiva.