Secondo quanto riportato il 20 novembre da Bloomberg, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DoJ) ha concentrato la sua indagine riguardante la manipolazione del mercato sulla stablecoin Tether (USDT), per determinare se sia stata utilizzata per gonfiare artificialmente i prezzi del Bitcoin (BTC) durante la straordinaria impennata dello scorso anno,
Bloomberg cita tre fonti anonime "a conoscenza dei fatti" che ritengono che il DoJ stia indagando su Tether e l'exchange affiliato Bitfinex, che condividono lo stesso CEO, Jan Ludovicus van der Velde.
Le fonti hanno riferito che il Dipartimento di Giustizia sta studiando il modo in cui Tether emette nuovi token e il perché la maggior parte di dell'USDT entra nel mercato tramite Bitfinex.
Come segnalato in precedenza, a maggio la DoJ e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) hanno aperto un'indagine sulla manipolazione dei prezzi di Bitcoin ed Ethereum (ETH) da parte dei trader di criptovalute.
Bloomberg "non è stata in grado di determinare" se l'inchiesta del DoJ sia concentrata esclusivamente sull'attività di Bitfinex o anche sui direttori dell'exchange. Secondo quanto riferito, DoJ e CFTC non hanno rilasciato commenti, e nessuno dei due ha accusato formalmente alcuna parte o entità di azioni illecite.
Di recente, Bitfinex è stata sommersa da voci di insolvenza e presunte difficoltà bancarie, che ha ufficialmente negato. Ad ottobre, Tether ha riscattato e distrutto 500 milioni di dollari USA in token dal suo treasury wallet: l'azione ha scatenato ulteriori polemiche a causa della recente, seppur breve, perdita del suo ancoraggio al biglietto verde.