La blockchain potrebbe ridistribuire il potere politico decentralizzando le istituzioni esistenti

Il mondo del XXI secolo è interconnesso, ma non presenta un centro definito: e questo è un bene. I legami mettono in comunicazione persone, culture e idee. Tutti i grandi traguardi dell’umanità sono stati il prodotto dell’interazione sociale ed economica. 

Senza le tratte che portavano all’Oceano Indiano, il mondo islamico non sarebbe mai entrato in contatto con i numeri indiani che oggi sono alla base della matematica e delle scienze. Senza le caffetterie del XVII e XVIII secolo l’Illuminismo non sarebbe mai nemmeno esistito. Il genio muore in isolamento: i legami sono il volano del progresso umano. 

Di converso, la centralizzazione del potere presenta un elevato grado di correlazione con calamità e sofferenze. Alcuni sostengono che sia per la cosiddetta legge ferrea dell’oligarchia secondo cui più un’istituzione, sia essa pubblica o privata, si fa grande e complessa, più il potere sarà inevitabilmente concentrato nelle mani di una piccola élite. È altrettanto inevitabile essere vittime di terremoti e uragani, ma questo non ci dissuade dal tentare di limitare i danni causati da queste calamità naturali.

I vantaggi offerti dalle nostre economie tradizionali hanno reso di fatto le oligarchie una certezza. Tuttavia, ci troviamo al momento a un bivio che ci permetterà di cambiare la situazione dando il potere alle persone. E la blockchain potrebbe essere un elemento chiave di questo processo.

La blockchain dovrebbe essere contro ogni tipo di schieramento. Cosa significa? In parole povere, per definizione una blockchain effettivamente decentralizzata resiste alla forza centralizzante e uniformante che induce alla creazione di schieramenti di potere. Non si dimentichi che la blockchain costituisce anche uno strumento utile al raggiungimento di una finalità ideale. Quando Satoshi Nakamoto minò il blocco iniziale (genesis block) di Bitcoin, integrò un riferimento a un articolo pubblicato su The Times a proposito della crisi finanziaria del 2008. Il gesto fu chiaro: Satoshi credeva che le banche e i governi centrali avessero tradito i loro principi fondanti. 

È sempre più difficile operare una distinzione tra le nostre vite online e offline. Dunque, non sorprende affatto che i governi che desiderano controllare i loro cittadini (o persino assoggettarli) ci riescano controllando la rete internet. È scandaloso che nessun Paese sia davvero libero, ma è un dato di fatto che nel mondo i governi stiano introducendo norme sempre più rigide e restrittive. Questi governi mettono al bando servizi, applicano firewall, raccolgono dati, controllano la critica e inventano menzogne. 

La blockchain costituisce un’alternativa a questa svolta autoritaria: infatti, garantisce l’instaurazione di legami ad hoc, peer-to-peer e resistenti a ogni forma di censura. Un governo autoritario non può prendere il controllo sui server P2P di una blockchain distribuita né può immettere sul mercato grandi quantità di criptovalute contraffatte. La blockchain perfetta non distrugge il potere economico, politico o finanziario: distribuisce semplicemente tale potere per il tramite del consenso così che ciascuno sia sicuro della verità dei fatti. 

Non dovremmo dare per scontato che l’intero potere politico sia detenuto da entità esplicitamente politiche. Infatti, oggi alcuni dei maggiori schieramenti di potere sono costituiti dalle grandi società del mondo tech e da altre multinazionali che non di rado competono con gli Stati nazione in termini di influenza e potere. Da dove proviene il loro potere? Spesso deriva dalla quantità di dati degli utenti immagazzinati nei loro server centrali, nonché dalle analisi effettuate su questi dati. Gli scandali legati alla privacy e alla raccolta di dati sono balzati agli onori della cronaca con una frequenza quasi settimanale negli ultimi anni e non sembrano voler cessare. 

Dopotutto le grandi società di questo tipo conoscono i loro utenti più di quanto non sia mai successo. Google dispone di impressionanti quantità di dati personali su miliardi di utenti. Dopo l’acquisizione multimiliardaria di Fibit, ne avrà ancora di più. Neftlix, invece, non tiene solamente traccia di ciò che i suoi utenti guardano, ma genera anche in maniera automatica anteprime di nuovo contenuto personalizzate per ciascun utente. Facebook possiede forse la modalità più controversa di raccolta dati: infatti, Mark Zuckerberg e i suoi soci sono stati convocati innanzi al Congresso degli USA per discutere della gravità degli abusi da loro perpetrati alla fiducia pubblica.

Sebbene la blockchain disponga di un potenziale politico, i network veramente decentralizzati necessitano di una svolta rispetto alla prassi attuale. Quando furono minati i primi Bitcoin (BTC) nel 2009 e nel 2010, praticamente qualunque computer dotato di una connessione a internet poteva partecipare al mining. I primi Bitcoin furono minati da portatili in stanze di dormitori, da vecchi computer in qualche internet point o anche da PC in monolocali in affitto. Chiunque poteva minare Bitcoin ovunque, purché dotato di connessione a internet.

Tuttavia, più la difficoltà aumentava e più il Bitcoin si apprezzava, più la centralizzazione influenzava il mining. Non si poteva più minare crypto semplicemente perché muniti di un computer. I miner disponevano di mezzi specializzati contenuti in server farm riunite nelle vicinanze di fonti di alimentazione a basso costo. La tecnologia si faceva sempre più potente, ma si perdeva la decentralizzazione. 

Voglio essere chiaro: il Bitcoin svolgerà ancora un ruolo fondamentale nel far conoscere la tecnologia della blockchain alle masse. Non si può nemmeno sottovalutare il fatto che Bitcoin abbia fornito una valuta a persone schiacciate dalle pressioni autoritarie e dall’inflazione galoppante. Ciononostante le restrizioni di cui sopra sono realtà e in futuro si dovrà tentare di superarle.

La blockchain e la decentralizzazione possono rappresentare contromisure fondamentali alla crescente tirannia dei governi e delle multinazionali. In Paesi che vantano già un buon grado di libertà, questi strumenti di decentralizzazione possono garantire un grado di libertà ancora superiore. Permetterebbero infatti agli utenti di tirarsi fuori da sistemi che considerano ingiusti o anche semplicemente svantaggiosi. Nei governi autoritari la blockchain e le tecnologie ad essa correlate rappresentano un modo per combattere le ingiustizie. Questi sono i primi passi da intraprendere per riprendersi la libertà che ha cominciato a svanire a partire dal XXI secolo. 

Le idee e le opinioni espresse in questo articolo appartengono unicamente all'autore, e non riflettono necessariamente il punto di vista di Cointelegraph.com.

Tomer Afek è il CEO e cofondatore di Spacemesh, un sistema operativo equo e distribuito basato su blockmesh e su un protocollo di consenso unico “proof-of-space-time”. Imprenditore seriale, Tomer vanta più di 20 anni di esperienza nei settori tecnologico, digitale e finanziario: infatti, è stato cofondatore e ha ricoperto ruoli dirigenziali in società quali ShowBox, ConvertMedia e Sanctum Inc. Con Spacemesh Tomer intende creare l’infrastruttura economica decentralizzata più equa possibile.