La Banca Popolare Cinese estende il proprio controllo normativo anche agli 'airdrop' di criptovalute

La Banca Popolare Cinese (PBoC) ha ampliato il proprio controllo sul settore delle criptovalute includendo anche gli airdrop, definiti "ICO occulte" all'interno di un recente resoconto.

Utilizzando una retorica ormai familiare, la banca ribadisce la propria posizione contraria allo scambio di criptovalute e investimento in ICO, definendo queste ultime sistemi "illegali" di raccolta fondi ed sottolineando i rischi di frode finanziaria e schemi piramidali.

In particolare, nel documento viene spiegato che i cosiddetti "airdrop" aggirano le normative che regolano la vendita pubblica di token distribuendo gratuitamente monete agli investitori. L'istituzione spiega infatti che le aziende riservano una certa quantità di token, per poi sfruttare a proprio vantaggio la speculazione del mercato così da gonfiare il valore del proprio asset e generare profitti.

La banca avverte che questo genere di iniziative diventano di giorno in giorno più popolari, nonostante i numerosi tentativi di limitare la distribuzione di criptovalute nel paese. Invita pertanto gli organi di regolamentazione del paese ad incrementare il livello di sorveglianza così da rilevare tempestivamente tali attività, alludendo inoltre alla necessità di collaborazioni internazionali per proteggere al meglio gli investitori.

Nel documento vengono inoltre ribaditi i timori legati alle aziende operanti nel settore delle criptovalute che si trasferiscono all'estero ma continuano a servire clienti residenti in Cina. L'istituzione mette in guardia contro i white paper fraudolenti e i progetti che proclamano di apportare "innovazioni alla blockchain".

La banca fa anche riferimento ad una possibile manipolazione del mercato e violazione delle leggi antiriciclaggio, avvertendo sui potenziali effetti che le criptovalute potrebbero avere sulla società, a causa del loro utilizzo per il finanziamento del terrorismo ed elusione delle sanzioni internazionali.

Secondo la banca, prima che venisse introdotto a luglio dello scorso anno un divieto per le ICO, in Cina erano state portate a termine 65 campagne di raccolta fondi, soltanto 5 delle quali lanciate prima del 2017. Durante questo periodo, il numero di partecipanti alle ICO aveva superato le 105.000 persone, le quali avevano complessivamente investito circa 2,6 miliardi di yuan (375 milioni di dollari). Tale cifra, spiega l'istituzione, rappresentava ben 20% dei finanziamenti globali del settore.

Nonostante gli enti di regolamentazione del paese continuino ad esprimere pareri negativi nei confronti delle ICO, attualmente il possesso di criptovalute non è illegale in Cina. Recentemente la città di Shenzhen ha anche affermato che il Bitcoin è una proprietà, sottolineando che:

"Non è presente alcuna legge o regolamentazione che vieta esplicitamente ai cittadini di possedere Bitcoin o effettuare transazioni private in Bitcoin, ma soltanto avvisi indirizzati al pubblico riguardo ai rischi legati agli investimenti in questa industria."