Coinbase precisa: "Non facciamo assolutamente proprietary trading"

In un comunicato ufficiale pubblicato il 20 settembre, Coinbase, il principale exchange di criptovalute degli Stati Uniti, ha smentito i report "inaccurati" dei media che accusano la piattaforma di proprietary trading.

Secondo Coinbase, i media avrebbero "descritto in modo improprio" i risultati del New York Virtual Markets Integrity Report, a cui Coinbase aveva volontariamente fornito informazioni sulle sue pratiche partecipando ad un questionario.

Nel comunicato, Coinbase cita testualmente le parole dell'indagine:

"Il report afferma: 'Coinbase ha rivelato che quasi il venti percento del volume eseguito sulla sua piattaforma era attribuibile al proprio trading'."

Tuttavia, chiarisce, "quando Coinbase esegue queste operazioni, lo fa per conto dei clienti di Coinbase Consumer, e non per sé stessa":

"Coinbase non effettua proprietary trading a vantaggio dell'azienda. Per garantire un'esperienza il più customer-friendly possibile, Coinbase Consumer piazza un ordine ad un determinato prezzo e lo chiude rapidamente tramite la piattaforma di exchange (Coinbase Markets), sfruttando così la liquidità fornita dall'intero ecosistema Coinbase. "

L'azienda ha quindi sottolineato che definire tale pratica "self-trading", come hanno fatto alcune pubblicazioni, distorce in modo inesatto ciò che è in realtà "volume generato dai clienti tramite Coinbase Consumer".

Coinbase ha ricevuto una licenza BitLicense dal Dipartimento dei Servizi Finanziari (DFS) di New York nel gennaio 2017, necessaria per operare nello stato a partire da agosto 2015.

In una precedente dichiarazione, Coinbase aveva affermato che la sua partecipazione al report e al questionario sull'integrità dei mercati virtuali di New York aveva lo scopo di far luce su una serie di misure adottate dall'exchange per affrontare questioni di conformità con i regolatori federali e statali, relative a sicurezza informatica, integrità del mercato e affidabilità della piattaforma.