Ken Weber, a capo della divisione Impatto Sociale dell'azienda Ripple, ha affermato che le università di tutto il mondo dovrebbero ampliare i propri programmi d'istruzione, al fine di includere anche corsi su blockchain e monete digitali.

La domanda supera di gran lunga l'offerta

Weber ha affrontato l'argomento della mancanza di personale qualificato nel settore blockchain durante un'intervista recentemente pubblicata su OpenAccessGovernment. Ha a tal proposito citato uno studio condotto da hired.com, secondo il quale "nell'ultimo anno abbiamo assistito ad un incremento della domanda del 517% per ingegneri del software con abilità di sviluppo in tecnologie blockchain, ma tale domanda supera di gran lunga l'offerta".

Weber ha quindi dichiarato:

"Gran parte del problema sta nel fatto che le aziende necessitano di due tipologie di professionisti della blockchain. Hanno innanzitutto bisogno di ingegneri, che comprendono a fondo la tecnologia e possono implementare modifiche in maniera rapida.

Ma occorrono anche dei ruoli non tecnici, vale a dire dipendenti capaci di prendere decisioni riguardo all'applicazione della blockchain per il conseguimento degli obiettivi aziendali. Per fare ciò è tuttavia necessario che questi dipendenti possiedano una conoscenza pratica della tecnologia.

Nel settore è presente un divario di competenze ben documentato ma in continua crescita, che deve essere risolto."

Servono corsi sulla blockchain più specifici

Nonostante oltre il 40% delle 50 università più importanti al mondo offra almeno un corso legato a blockchain o criptovalute, Weber afferma che queste lezioni sono spesso legate ad altre discipline, come ad esempio legge, ingegneria, matematica o amministrazione aziendale. A suo parere, le università dovrebbero iniziare ad offrire corsi che garantiscano competenze più specifiche ed effettivamente legate ai ruoli ricoperti nel settore.

Infine, Weber ritiene che anche le aziende operanti nell'industria dovrebbero collaborare con il mondo accademico, così da promuovere la formazione di nuova forza lavoro. Al momento, soltanto il 38% dei business compie questo genere di attività.