Secondo quanto riportato l'8 giugno dal Financial Times, i dati di Chainalysis mostrano che la quantità di bitcoin posseduta da investitori a lungo termine è stata quasi eguagliata da quella degli speculatori a breve termine.

Chainalysis è una società di ricerca che analizza "le connessioni tra le entità sulla blockchain di bitcoin".

Da dicembre del 2017, il quantitativo di bitcoin posseduto dai trader giornalieri è salito a 5,1 mln di BTC, quasi pari a quello degli investitori a lungo termine (ossia coloro che hanno detenuto le proprie monete per oltre un anno), che equivale a circa 6 mln di BTC.

I dati di Chainalysis evidenziano anche che "il volume di trading giornaliero di bitcoin è sceso di pari passo ai prezzi." Philip Gradwell, capo economista di Chainalysis, ritiene che l'improvviso aumento di liquidità per i trader a breve termine sia stata la "causa fondamentale" del calo dei prezzi della valuta digitale.

Oltre a questo risultato, i dati di Chainalysis mostrano anche uno squilibrio nella distribuzione patrimoniale di bitcoin, evidenziando l'esistenza di un piccolo numero di investitori, le cosiddette "whales" (balene), in possesso di una quantità sproporzionata di criptovaluta.

Dei circa 17 mln di bitcoin disponibili, ad aprile 2018, circa 1.600 wallet contenevano 1.000 Bitcoin a testa, pari a 4,6 mln di BTC, ossia quasi un terzo di tutti i bitcoin in circolazione.

I dati di Chainalysis sollevano dei dubbi relativi alla possibile manipolazione dei mercati da parte di un piccolo numero di investitori. Anche se le istituzioni hanno iniziato a ritagliarsi una fetta del mercato, molti credono che il futuro del Bitcoin dipenderà dall'approccio scelto dai regolatori