Niall Ferguson, celebre storico-economista britannico, ha ammesso che le criptovalute potrebbero non essere soltanto un'illusione, a differenza di quanto credeva un tempo. Autore di "The Ascent of Money", un libro sulla storia del denaro, l'uomo ha rilasciato tali dichiarazioni durante l'Australian Financial Review Business Summit, conferenza tenutasi questa settimana a Sydney.

"Avevo torto. Mi sbagliavo sul fatto che non esiste [...] alcun utilizzo per una valuta basata sulla tecnologia blockchain", ha affermato Ferguson. Lo scorso mese l'uomo è persino entrato a far parte del consiglio d'amministrazione di Ampleforth, distributore dell'omonima stablecoin algoritmica.

Le sue competenze sulla storia del denaro e dell'innovazione finanziaria lo avevano inizialmente spinto a rifiutare l'idea di criptovaluta, ma i recenti movimenti di Bitcoin hanno a suo parere confermato la longevità e la resistenza di questa moneta. Sempre critico sull'ondata speculativa che nel 2017 aveva fatto impennare il valore della valuta a 20.000$, Ferguson ha espresso un'opinione positiva sulla recente correzione di Bitcoin fra i 3.000 e i 4.000 dollari, sottolineando che non abbiamo assistito ad un totale collasso del prezzo:

"Non penso si tratti di una totale illusione."

Ferguson ha infine previsto che il prossimo decennio rappresenterà un periodo molto più innovativo dal punto di vista della finanza rispetto ai dieci anni precedenti, che a suo parere sono stati rallentati dalle dure regolamentazioni entrate in vigore dopo la crisi finanziaria del 2008. "Sarà un periodo davvero rivoluzionario", ha concluso.

Lo scorso mese Ferguson aveva definito Bitcoin (BTC) "una possibile forma di oro digitale", in quanto estremamente difficile da confiscare e utilizzabile come assicurazione.