Tra le crescenti preoccupazioni in merito alle finanze del settore dell’energia in Kirghizistan, un ex funzionario statale sostiene che il mining di criptovalute è uno dei fattori determinanti della crisi energetica.
Daniyar Akmatov, ex direttore dell’organizzazione per la protezione degli investimenti statali, la Investment Promotion and Protection Agency, ha discusso dei problemi affrontati dal settore dell’energia in Kirghizistan durante un dibattito a Bishkek, come segnalato mercoledì dall’agenzia di stampa locale Tazabek.
L’ex funzionario ha affermato che il crypto mining sta causando problemi al settore energetico del paese, insieme ad altri fattori come la svalutazione del som kirghiso e la scarsa promozione degli investimenti energetici.
“Il consumo di elettricità legato al mining di criptovalute è aumentato, portando a una crisi energetica,” ha commentato Akmatov. “Il som sta perdendo valore a causa dell’aumento nel tasso di cambio del dollaro, il Kirghizistan è un paese dipendente dalle importazioni e anche le tariffe ne dipendono.”
Il presidente del Kirghizistan, Sadyr Japarov, ha proposto recentemente di aumentare le tariffe domestiche per far fronte all’attuale carenza di energia. Japarov ha sottolineato che le società elettriche locali hanno un debito di 129 miliardi di som (1,5 miliardi di dollari), sostenendo che l’infrastruttura energetica di base del paese è obsoleta già da anni a causa della corruzione tra gli alti funzionari statali.
Il Kirghizistan sta cercando di regolamentare il mining di criptovalute nel paese, ma non ha ancora adottato nessuna normativa concreta.
Anche altre nazioni hanno incolpato il mining di Bitcoin (BTC) per carenze energetiche. L’Abcasia ha attraversato un periodo di scarsità energetica a causa delle 625 mining farm presenti all’interno della piccola regione autonoma.