Secondo la società di analisi Chainalysis, i fondi rubati dall'exchange FTX stanno venendo convertiti da Ether (ETH) a Bitcoin (BTC). L'azienda ha incoraggiato gli exchange di criptovalute a congelare questi asset, nel caso in cui il criminale tenti di convertirli in denaro fiat:

"I fondi sottratti a FTX sono in movimento. Gli exchange dovrebbero rimanere allerta, per bloccarli se l'hacker tentasse di venderli."

Durante il collasso e la successiva bancarotta di FTX, un hacker è riuscito a rubare ben 228.523 ETH dalla piattaforma. Attualmente il criminale è uno dei maggiori detentori di Ether al mondo: il valore del suo bottino ammonta attualmente a quasi 270 milioni di dollari.

"Aggiornamento: l'hacker di FTX sta attivamente vendendo ETH on-chain! Negli ultimi 30 minuti ha venduto circa 15 milioni di dollari in ETH, sta ora preparando un nuovo blocco da 12 milioni.

Sul suo wallet principale possiede ancora 270 milioni di dollari in ETH. Sta vendendo ETH per wBTC, e successivamente per renBTC tramite aggregatori come 1inch."

Sebbene alcuni report iniziali ipotizzassero che tali fondi fossero sotto la custodia delle autorità di regolamentazione delle Bahamas, Chainalysis ha confutato questa teoria:

"I report secondo cui i fondi rubati da FTX fossero stati inviati alla Securities Commission of The Bahamas sono incorretti. Alcuni fondi sono stati effettivamente inviati ai regolatori, ma altri sono stati rubati."

Al momento della stesura, circa 31.000 ETH sono stati convertiti in Wrapped Bitcoin (wBTC). Il ladro ha quindi inviato le monete cross-chain a un wallet sul mainnet di Bitcoin utilizzando Ren Protocol: grazie a questa operazione, ha ottenuto 2444,55 BTC.

Sono state settimane difficili per le vittime del collasso di FTX e delle società ad esso associate. Pare che i debitori di FTX stiano attualmente discutendo con l'azienda di servizi finanziari Perella Weinberg Partners in merito ad alcuni tentativi di riorganizzazione; qualsiasi piano dovrebbe comunque prima essere approvato dal tribunale fallimentare.

Nel frattempo, il founder dell'azienda Sam Bankman-Fried rimane "sotto supervisione" alle Bahamas, anche se alcuni temono che possa tentare di fuggire a Dubai. Va ad ogni modo sottolineato che gli Emirati Arabi Uniti e gli Stati Uniti hanno stretto un accordo di condivisione delle prove, cooperazione giudiziaria, e assistenza nelle indagini e nei procedimenti penali: anche a Dubai, SBF non potrebbe sfuggire alla legge.