Landsvirkjun, la società elettrica nazionale islandese, ha ridotto la quantità di energia che fornirà ad alcuni settori, tra cui fonderie di alluminio e i miner di Bitcoin (BTC).
Un rappresentante dell'azienda ha riferito di essere stato costretto a ridurre le assegnazioni di energia a tali industrie a causa di una serie di problematiche, come un incidente avvenuto in una centrale, i bassi livelli dei serbatoi idrici e l'accesso all'energia da parte di un fornitore esterno.
L'Islanda è da lungo tempo una meta ambita per le operazioni di mining, grazie alla sua abbondanza di energia geotermica rinnovabile e a basso costo. Ma d'ora in avanti, per un periodo di tempo non specificato, qualsiasi richiesta di maggiore elettricità da parte delle aziende di mining sarà respinta.
Hive Blockchain Technologies, Genesis Mining e Bitfury Holding sono le tre principali società di mining di Bitcoin che hanno attualmente sede in Islanda.
Per quasi un decennio, i miner situati in Islanda hanno cercato di rispettare la promessa di un'industria del mining che fosse rispettosa dell'ambiente. Nel 2013, Cloud Hashing ha trasferito 100 miner in Islanda. Nel novembre del 2017, la società austriaca HydroMiner GmbH ha raccolto circa 2,8 milioni di dollari tramite una ICO per installare dispositivi di mining direttamente all'interno delle centrali elettriche islandesi.
Oggigiorno, meno dell'1% dell'elettricità del Paese è generata da fonti non rinnovabili.
A livello globale, le iniziative "green" nel mondo blockchain sono divenute in voga soltanto quest'anno. Durante la conferenza COP26 di Glasgow, in Scozia, alcuni importanti thought leader hanno discusso del problema del mining e degli alti consumi energetici di tale attività. La conferenza ha visto il lancio della GloCha United Citizens Organization, che sfrutterà la tecnologia blockchain per raggiungere i propri obiettivi in materia di cambiamento climatico.