La pandemia di COVID-19 ha paralizzato l’economia mondiale e ha messo sotto pressione le banche centrali, che stampano denaro come mai prima d’ora. Al confronto, la crisi del 2008 sembra una bazzecola. Per incrementare la liquidità e stabilizzare i mercati, sono stati emessi più di 2.000 miliardi di dollari.

Nel 2008, Bitcoin (BTC) fu creato proprio in risposta ai programmi di quantitative easing, come alternativa alle monete fiat ed al sistema finanziario tradizionale. Se i governi stampano moneta a getto continuo, un asset che funziona secondo una logica di scarsità può risultare molto attraente per gli investitori.

La crisi del 2008 ebbe origine nel mercato immobiliare e finanziario americano; da lì, dopo un certo periodo di tempo, infettò l’economia reale nel resto del mondo. La pandemia di COVID-19 è molto diversa, da questo punto di vista. Registriamo un effetto ben più improvviso e radicale: prima c’è stato un blocco immediato e totale dell’economia reale e solo dopo una crisi finanziaria.

Le banche centrali di tutto il mondo hanno stampato migliaia di miliardi durante la prima ondata di COVID-19, ma la situazione non è affatto sotto controllo. Sono stati messi in campo provvedimenti cuscinetto, sussidi diretti verso le persone fisiche e nuovi prestiti a tassi agevolati per le imprese. Nei sistemi monetari è stata iniettata un’enorme quantità di denaro liquido, ed una parte considerevole di questi fondi è stata investita nel mercato azionario. Succederà sicuramente la stessa cosa nel settore crypto, ma per ora non è avvenuto. 

Le banche centrali hanno combattuto la crisi con gli strumenti finanziari, creando rendite garantite: Bitcoin con questo non c’entra nulla. In effetti, un sistema monetario a cambi fissi, come quello incentrato sull’oro della Grande Depressione, può essere sconveniente in un momento di grave crisi. Il crollo del mercato del 1929 portò alla recessione economica degli anni 30 a causa della trasmissione di moneta. L’oro veniva conservato semplicemente come riserva di valore.

Gli investitori crypto dovrebbero conoscere bene le dinamiche di domanda ed offerta dietro l’attuale crescita del mercato azionario. Dopotutto, nel mondo delle criptovalute non ci sono né beni fisici né modelli di guadagno prestabiliti: i prezzi vengono fissati solo dal mercato. Le iniezioni di liquidità stanno alimentando la domanda sui mercati azionari, e ciò sta causando fenomeni inflattivi degli asset finanziari ed una deflazione degli asset economici. Come ultimo risultato, possiamo notare che i più ricchi stanno approfittando della grande disponibilità di capitali, mentre i meno abbienti hanno bisogno di aiuti governativi.

I moderni strumenti di politica monetaria sono flessibili, veloci e potenti: è logico che vengano utilizzati. Le discussioni che vediamo su Twitter, spesso incentrate sull'idea che "Bitcoin risolve questo problema", celano evidenti sacche di ingenuità se non di ignoranza finanziaria.

Paradossalmente, nell’era dell’abbondanza Bitcoin non può emettere fondi di emergenza per mettere un freno all’inedia e al malcontento. Sostenere una valuta deflattiva in una fase di sofferenze economiche diffuse sembra il prodotto di una ignorante (quando non perniciosa) sociopatia. Bitcoin non è una moneta, men che meno una moneta forte.
Invece di infuriarsi con le banche centrali, il mondo crypto dovrebbe fare ciò che gli riesce meglio: utilizzare queste valute come mezzo speculativo.

La resilienza di Bitcoin, da questo punto di vista, sarà ancora più evidente quando il COVID-19 sarà solo un ricordo. Le criptovalute hanno resistito all’erosione del valore che ha colpito gli altri asset, ma questi benefici finora sono stati limitati ai pochi fortunati che facevano già parte del settore. Tutto questo, però, sta cambiando.

A mio parere è assolutamente normale che, con l’enorme liquidità in entrata e a fronte di una emissione limitata di Bitcoin, gli investitori siano rialzisti: è semplice logica. Molto probabilmente, vedremo l’ingresso di grandi capitali anche in questo settore, esattamente come è successo nell’equity. Questo per ragioni strettamente finanziarie: le crypto hanno retto bene in un momento di panico.

Le blockchain open-source potrebbero rivoluzionare anche il modo in cui trattiamo i dati personali, il voto e l’attività medica. Oggi, il focus della tecnologia dei registri distribuiti è principalmente nel settore bancario e degli investimenti. Le stablecoin offrono protezione dai ribassi, altri prodotti promettono una crescita veloce ma imprevedibile, altri ancora sono un ibrido di queste due soluzioni.

Quindi ci chiediamo: cosa possono fare le crypto? Possono essere uno store of value transazionale, schermandoci dalle perdite e permettendoci di guadagnare. Questo lo fanno molto bene. Risolveranno l’attuale crisi economica e finanziaria? No.

Esse sono un prodotto dell’attuale situazione monetaria globale: in futuro, se abbandoneranno le illusioni e continueranno a crescere, potrebbero prendersi il centro della scena.

Le idee e le opinioni espresse in questo articolo appartengono unicamente all'autore e non riflettono necessariamente i punti di vista e le opinioni di Cointelegraph

Marc Fleury è CEO e co-founder di Two Prime, una società fintech che lavora sulle applicazioni finanziarie delle crypto all’economia reale. Ha una lunga esperienza nel settore, dal ruolo di consulente per imprese di private equity fino ai suoi lavori accademici nell’ambito della teoria monetaria e bancaria moderna. In Two Prime si occupa di consulenza strategica per strategie d’investimento e partnership.