Stando a quanto riportato dalle testate giornalistiche Financial Times e Quartz, pare che questa settimana l'India sia perseguendo in maniera estremamente aggressiva i possessori di criptovalute, nonostante tale normativa sia in vigore già da dicembre dello scorso anno.

A causa di un'interpretazione errata dei fatti riguardo al trattamento delle criptovalute da parte del governo indiano, un gran numero di giornali e periodici affermano che 100.000 investitori "che hanno saltato il pagamento delle tasse" riceveranno un lettera da parte dello stato, la quale richiede il saldamento dei debiti.

Questo numero "potrebbe arrivare fino a 500.000", aggiunge Quartz.

Questo mese l'India è stata al centro dell'attenzione per gli investitori in Bitcoin in seguito al discorso del Ministro delle Finanze Arun Jaitley, che ha portato ad un'alta volatilità dei prezzi a causa dell'annuncio errato da parte della stampa che il paese avrebbe bandito definitivamente il Bitcoin.

Nonostante le aziende locali, principalmente servizi di exchange, screditino la notizia definendola "FUD", gli effetti sul mercato rimangono palpabili.

La verità è ben diversa. L'emittente locale Press Trust of India (PTI) aveva riportato lo scorso dicembre una notizia riguardo al piano da parte del governo di prendere di mira "400.000-500.000" utenti di servizi di exchange per il pagamento di tasse non saldate.

Le 100.000 lettere che questa settimana hanno causato così tanta confusione non sono altro che il primo passo di un piano già concordato, con nessun nuovo sviluppo sulla questione se non il commento di Sushil Chandra, presidente della Central Board of Direct Taxes.

"Abbiamo scoperto che non c'è ancora chiarezza riguardo agli investimenti effettuati da molte persone, che non hanno dichiarato adeguatamente i movimenti dei propri fondi... abbiamo contattato tutti i [direttori generali delle imposte sul reddito] in India. Stanno rilasciando degli avvisi così da poter effettuare la tassazione", ha confermato Chandra in data 6 febbraio.

La cosiddetta "aggressione" da parte dei regolatori statali, stando a quanto riportato dal PTI, ha reali conseguenze solo sugli investitori in criptovalute con un reddito molto alto: circa il 25% degli utenti.