In occasione di Vinitaly, un Salone Internazionale del vino che si tiene ogni anno a Verona, Cointelegraph ha avuto il piacere di intervistare Michele Placido, fondatore della prima cantina vitivinicola al mondo a certificare la propria filiera utilizzando la tecnologia blockchain.

Michele Placido, celebre attore, regista e sceneggiatore italiano, ha co-fondato assieme alla famiglia Volpone una cantina agricola e vitivinicola. L’azienda porta infatti il nome dei suoi fondatori: Placido Volpone.

Tramite l'utilizzo della tecnologia blockchain la cantina è in grado di certificare, in maniera del tutto automatica e trasparente, l'intera filiera di produzione e trasformazione dei propri vini.

Cointelegraph: Come e quando nasce l’idea di implementare la blockchain nella gestione della filiera del vostro vino?

Michele Placido:

Sapete come si dice, date a Cesare quel che è di Cesare! L'idea è stata del mio socio che, assieme al team, si è occupato del da farsi. L'ho trovato un concetto interessante e ho dato il mio appoggio. Questo è poi divenuto un importante punto di riflessione, che ci ha permesso di capire l’importanza della collaborazione attraverso la condivisione dell’esperienza e della conoscenza.

La mia, ad esempio, è quella di unire cultura e arte al vino, legando i due meccanismi e dando uno spessore culturale molto profondo. Il 10 giugno farò una grande serata all’interno del Castello Sforzesco di Milano su Leonardo, perché in quella data ricorrono i suoi 500 anni. Mi è stato chiesto dal Comune di Milano e dallo sponsor di costruire uno spettacolo sui miti di Leonardo.

Pensate a Leonardo. Aveva la tendenza a evitare il consumo di carne e pesce, forse le uniche cose che si concedeva erano il formaggio e le olive. Eppure, quello a cui non poteva rinunciare era un bicchiere di vino. Due o tre bicchieri di vino rosso gli erano sufficienti per sostenere la sua fatica e la sua energia. Molti personaggi hanno trovato nel vino l’ispirazione e una sorta di leggerezza, ma come ho detto anche energia. Per noi questo evento è molto importante proprio per questo binomio cultura-vino.

Cointelegraph: Per quanto riguarda l’utilizzo della tecnologia, quando ha scoperto la blockchain? E soprattutto, quale impatto crede che avrà tale innovazione sul mondo del vino e della cultura, sia italiana che mondiale?

Michele Placido:

Beh, questo non dipende da noi ma dal fatto che il progetto blockchain è una cosa in cui crediamo fortemente. Dobbiamo capire man mano le risposte di chi si sta occupando del progetto, [...] fare una riflessione e capire come organizzare il tutto per informare e creare, dal punto di vista tecnologico, una progettualità.

Stiamo cercando di perfezionare qualcosa che ci viene naturale, ovvero la trasparenza. La blockchain è la tecnologia della trasparenza. Tutto ciò che è privato viene reso pubblico.

Michele ha poi espresso le sue considerazioni in merito alle probabilità di riuscita del progetto:

La riuscita o meno del progetto dipenderà poi dal pubblico. C’è anche a chi non interessa nulla di tutto questo, basta che beva un bicchiere di vino. Prende un bicchiere di vino, lo assapora e non si rende conto di quanto sia importante il processo di incubazione e il percorso anno per anno che il vino compie prima di essere immesso sul mercato.

Noi vogliamo assolutamente formare il pubblico su tutte queste tematiche, che ci riguardano.

Cointelegraph: Quali sono le prospettive future per l'industria vinicola?

Michele Placido:

Bisogna capire che il mondo del vino è molto ristretto rispetto all'intera popolazione della Terra. I cinesi conoscono poco e niente di vino, se vai in Africa ancora ameno. La problematica è quella di cominciare a lavorare su prodotti che, essendo legati a un vecchio concetto, bisogna saper adattare a tutti i palati. Non è automatico che tu beva il sakè e dica: "Aah, che meraviglia!"

Quando andiamo a mangiare al giapponese e faccio assaggiare il sakè ai miei figli, loro mi dicono: "Ma che è 'sta robaccia?" Ma per i giapponesi è qualcosa di prelibato, perché fa parte della cultura.

Cointelegraph: Com'è a suo parere il palato degli italiani?

Michele Placido:

È chiaro che ognuno di noi pensa di essere la massima espressione della cultura, in tutti i campi. E credo che sia in parte vero per il palato italiano, da un punto di vista storico e della tradizione. Ma ragionando così dovremmo considerare superiori anche i francesi, che sono stati i primi a rendere il vino un prodotto straordinario che va al di là della quotidianità e diventa simbolo dell’eccellenza assoluta.

Si pensi però che durante il simposio dell'Antica Grecia, momento contemplato dai più grandi filosofi del tempo, si rifletteva su come misurare la coppa da cui si beveva tutti insieme, così da valutare quanto vino e quanta acqua andava aggiunta. Quello era un rituale e un momento simbolico.

Cointelegraph: Come è cambiato il palato italiano dai tempi di Leonardo a oggi?

Michele Placido:

Già i toscani cominciarono a rendere il vino “agréable” (piacevole), come direbbero i francesi. Non a caso Leonardo andò in Francia, portando l’espressione artistica ai massimi livelli con la Monna Lisa, che viene oggi considerata il quadro più bello del mondo. Anche se su questo non sono d’accordo, perché a mio parere la massima espressione artistica è Caravaggio. Ma la Gioconda, con quelle ambiguità e con quel sorriso, rende tutto agréable e i francesi hanno cominciato a capire la ricchezza artistica italiana. Ma cosa c’entra questo con il vino?

Gran parte della produzione del vino avveniva, già a quei tempi, in Italia. Loro hanno fatto quel passo avanti rispetto a noi, che siamo ancora legati alla Magna Grecia e vediamo il vino come un prodotto genuino della terra. Non abbiamo pensato ad adattare il gusto alla civiltà avanzata e al nuovo modo di consumare il vino, il cibo, la prima forchetta.

Ma negli anni stiamo recuperando. Siamo all’inizio di un percorso in cui dobbiamo saper vendere, saper innovare il settore anche attraverso la blockchain. Dobbiamo riuscire a far concorrenza ai francesi e a portare il nostro gusto al loro stesso livello, se non persino a un livello superiore.

Cointelegraph: Cosa accomuna il mondo del vino, del teatro e della tecnologia?

Michele Placido:

Perlopiù per pigrizia, mi ritengo una persona poco avvezza alla tecnologia. Ma sono molto legato al gusto, al piacere naturale delle cose: anche nel mio lavoro di attore sono un artista di pancia e non solo di testa. Grazie alla pancia sono arrivato prima al cuore e poi anche alla testa delle persone, ma questo in fondo devono dirlo gli altri e non io. Mi considero un’artista completo e questo mi fa comprendere anche il mondo della tecnologia, quella realtà dove la mia testa non arrivava.

La tecnologia è il nostro cervello che ricorre a quell’altro cervello artificiale, che è il computer. Così comincia ad apprezzare, sia da un punto di vista musicale che artistico, ciò che solo la tecnologia permette di ottenere. Sto entrando in un mondo straordinario che supera il mio pensiero, nel senso che io sono rimasto indietro e cerco di raggiungere e comprendere il mondo dei giovani.

L'intervista è stata condotta da Kristina Lucrezia Cornèr, Managing Editor di Cointelegraph.