Prima del più recente halving, molti avevano profetizzato una cosiddetta “spirale mortale” per Bitcoin. Questa teoria si basa sull’idea secondo cui l’halving delle ricompense del blocco provoca un esodo di miner a causa dell'improvvisa mancanza di redditività delle attività di mining. Di conseguenza, l’hash rate del network diminuisce e il block time aumenta, causando quindi un’ulteriore riduzione delle entrate per i miner e costringendo un numero sempre maggiore a lasciare il network. Questo ciclo continuerebbe finché non rimane più nessuno a fare mining di Bitcoin (BTC).

Difficoltà di mining di Bitcoin. Fonte: Glassnode.

Il 20 settembre, Bitcoin ha registrato una delle più grandi regolazioni verso l’alto della difficoltà di mining nella sua storia. Infatti, è la seconda variazione positiva più grande dall’halving. Quindi, i profeti dell’apocalisse avevano ragione fin dall’inizio?

Hash rate e block time di Bitcoin (media a 14 giorni). Fonte: Glassnode.

Per poter rispondere a questa domanda, dobbiamo comprendere su cosa si basano le regolazioni della difficoltà. Tutti i miner di Bitcoin competono per produrre il blocco successivo. Maggiore è l’hashpower accumulato dal network, più sarà veloce trovare il blocco. Per fare in modo che il tasso di generazione rimanga a un intervallo di 10 minuti per blocco, Satoshi Nakamoto ha integrato nel protocollo una funzionalità che regola la difficoltà circa ogni due settimane. Se durante questo periodo l’intervallo tra blocchi scende al di sotto di questa soglia, la difficoltà viene regolata verso l’alto. Se l’intervallo tra blocchi sale invece al di sopra del valore di riferimento, avviene il contrario.

Le due regolazioni più recenti sono il risultato di un enorme aumento di hashpower. Quindi, invece di avvalorare lo scenario della spirale mortale, sembrano indicare l’ottima salute del network di Bitcoin.