In Giappone, nel 2018 il numero di dispositivi Internet of Things (IoT) e network di criptovalute compromessi è quasi raddoppiato rispetto all'anno precedente. Lo rivela un rapporto del sito di notizie locale Asahi pubblicato il 7 marzo.

Secondo l'articolo, i dati della polizia giapponese mostrano che lo scorso anno sono state rilevate in media 2.752,8 intrusioni per sensore al giorno, un aumento del 45% rispetto al 2017. Inoltre, i dati mostrano anche che quasi tutti gli attacchi provenivano dall'estero.

Se invece si restringe il campo alle sole reti di criptovaluta ed ai dispositivi IoT, i dati mostrano una media di 1.702,8 intrusioni per sensore al giorno, circa il doppio rispetto alle 875,9 del 2017. Pare che questo incremento non sia riconducibile ad un aumento generale di tutti i tipi di attacchi, dal momento che il report rileva:

"Il numero di intrusioni di reti utilizzate per l'invio e la ricezione di messaggi di posta elettronica e la navigazione di siti web è pressoché stabile dal 2016."

Il rapporto fornisce anche dei dati sulla posizione degli hacker: il 20,8% si troverebbe in Russia, il 14,1% in Cina, il 12,6% negli Stati Uniti, il 6% nei Paesi Bassi e il 5,1% in Ucraina. Gli attacchi provenienti dall'interno del Giappone sono invece solo l'1,6% del totale.

Come riportato da Cointelegraph a febbraio, nel 2018 sono stati segnalati alla polizia giapponese oltre 7.000 casi di sospetto riciclaggio di denaro legato alle criptovalute, oltre dieci volte in più rispetto ai 669 casi dell'anno precedente.

Nel frattempo, cinque famose banche giapponesi hanno collaborato al lancio di un'infrastruttura di servizi finanziari basata sulla tecnologia distributed ledger.