Il colosso giapponese dell'informatica GMO Internet ha pubblicato il proprio resoconto finanziario sul terzo trimestre, rivelando "prestazioni storiche" per il settore delle criptovalute nonostante "il difficile ambiente esterno".

GMO afferma che i propri business con monete digitali, compresa la produzione di equipaggiamento per il mining e il servizio d'exchange, hanno generato tra luglio e settembre un profitto di ben 2,6 miliardi di yen (22,8 milioni di dollari), "ad appena un anno dal lancio".

In particolare lo scorso mese GMO Coin, la piattaforma per il trading di criptovalute gestita dalla compagnia, ha registrato più di 208.000 utenti ed un volume complessivo di scambi pari a 89 miliardi di yen (781 milioni di dollari). L'azienda ha inoltre riportato un incremento dei profitti quarter-on-quarter del 34,4%.

Anche la divisione dedicata al mining di criptovalute ha ottenuto maggiori entrate rispetto allo scorso trimestre, ma un profitto netto inferiore. La compagnia collega la riduzione delle prestazioni al "peggioramento dell'ambiente esterno" e al "deprezzamento delle valute". Secondo i dati forniti dalla stessa GMO, ad ottobre l'hashrate della compagnia era pari a 674 petahash al secondo (PH/s), ma pianifica di incrementare tale valore a 800 PH/s entro fine anno.

L'azienda ha anche modifica la sigla del proprio "GMO Japanese Yen" da GJY a GYEN. Il piano di GMO di realizzare una stablecoin ancorata al valore della fiat giapponese è stato annunciato lo scorso mese; il lancio è previsto per il prossimo anno.

A marzo la Financial Services Agency (FSA), l'organo di regolamentazione finanziaria in Giappone, ha inviato un "avviso di pena" a sette diversi exchange di criptovalute, tra i quali anche GMO Coin. La compagnia ha pertanto dovuto migliorare il proprio servizio, pubblicando resoconti periodici sui sistemi di sicurezza della piattaforma.