La polizia del Kosovo intensifica i suoi sforzi per reprimere le attività di crypto mining nel paese: di recente sono state confiscate oltre 300 macchine.
Un annuncio rilasciato dalla polizia locale rivela il sequestro di 272 macchine per il mining di Bitcoin "Antminer" nella città di Leposavic, nonché altre 39 macchine vicino a Prishtina.
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Nel frattempo, la polizia ha anche fermato un autista che trasportava sei mining rig con 42 schede grafiche (GPU) vicino a Druar, a Vushtrri. L'autista è stato interrogato e successivamente rilasciato.
Artane Rizvanolli, ministro dell'economia, ha twittato il suo sostegno alla polizia del Kosovo, affermando:
"Decine di migliaia di euro al mese di soldi dei contribuenti vengono risparmiati = energia per centinaia di famiglie kosovare durante la crisi."
La stretta energetica del Kosovo
A dicembre, il Kosovo ha dichiarato lo stato di emergenza per sessanta giorni a causa di una crisi energetica e carenza di elettricità. Mercoledì, il ministro dell'economia ha introdotto un divieto generale sul crypto mining. Attualmente, il Kosovo importa oltre il 40% della sua energia.
Come precedentemente riportato da Cointelegraph, il mining di Bitcoin utilizza 101 TWh all'anno: più energia di quanta ne consumi l'intero paese delle Filippine. A tal ragione i miner si stanno sempre più rivolgendo verso fonti di energia rinnovabile, soprattutto negli Stati Uniti, diventato ormai il nuovo hub per le operazioni di mining.
Secondo il media olandese The Paypers, da qualche tempo il crypto mining è in aumento in Kosovo. Dalla fine della guerra del Kosovo nel 1999 e fino a poco tempo fa, l'elettricità era gratuita per i residenti nei comuni del nord a maggioranza serba.
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Alla fine di novembre 2021, il provider energetico KOSTT ha annunciato che non fornirà più elettricità gratuita ai quattro comuni del nord del paese: Mitrovica Nord, Zvecan, Zubin Potok e Leposavic.
Il paese balcanico fece parte della Serbia fino al 2008, anno in cui ha dichiarato l'indipendenza, e da allora ha mantenuto queste sovvenzioni. Negli ultimi mesi, diverse altre nazioni hanno anche espresso preoccupazione per le interruzioni di corrente legate alle attività di mining, tra cui Iran e Kazakistan.