Pare che Jesse Powell stia rivedendo i propri piano per quotare Kraken in borsa, in seguito alle prestazioni deludenti delle azioni COIN di Coinbase, il cui lancio è avvenuto in data 14 aprile.

Durante una recente intervista con Fortune, Powell ha dichiarato che, alla luce della performance di Coinbase dopo la sua quotazione diretta, l'azienda sta ora valutando "più seriamente" la possibilità di condurre una Initial Public Offering (IPO). Kraken vorrebbe infatti evitare potenziali problemi legati a una quotazione diretta:

"Non avere lock-up, miliardi di dollari nelle mani di insider che possono semplicemente vendere tutte le proprie azioni il primo giorno di quotazione. [...] Penso che questo abbia avuto un effetto negativo sul mercato. [...]

Beh, come sapete, le IPO sono un processo molto differente"

Kraken ha iniziato a discutere di una possibile quotazione pubblica a partire da marzo di quest'anno, dopo che Coinbase ha confermato la sua imminente quotazione diretta sul Nasdaq.

Comunque sia, la roadmap non sembra essere ancora stata definita: Powell ha spiegato che "vedremo come sarà il mercato nella seconda metà del prossimo anno" prima di decidere quale metodo adottare per la quotazione in borsa di Kraken. "Puntiamo più o meno a quel periodo. Si spera che per allora avremo più copertura da parte degli analisti, che ci sia un maggior track record di crescita per il settore", ha spiegato il CEO.

Il titolo COIN di Coinbase è stato lanciato il 14 aprile a un prezzo di circa 327$: nonostante l'entusiasmo nel mercato in vista della quotazione sul Nasdaq, le prestazioni dell'azienda si sono dimostrate deludenti. Attualmente il prezzo di COIN è di 221$, in negativo del 32,4% rispetto al suo valore iniziale.

Durante l'intervista, Powell ha dichiarato che le prestazioni poco brillanti di COIN potrebbero essere in parte dovute al sentimento anti-crypto presente nella finanza tradizionale e a Wall Street. Il CEO di Kraken ritiene infatti che svariati player "abbiano molto da perdere" dal successo delle criptovalute: a suo parere, la finanza tradizionale cercherà di ritardare "il più a lungo possibile" l'inevitabile avvento degli asset digitali.

Patrick O'Shaughnessy, analista di Raymond James, una banca d'investimento indipendente con un patrimonio netto di 17,76 miliardi di dollari, ha dichiarato in una nota ai clienti in merito ai futuri movimenti di COIN:

"Non vediamo alcuna barriera strutturale all'ingresso, quindi ci aspettiamo un significativo degrado dei prezzi nel tempo. Sarà necessaria una crescita delle entrate non legate alle transazioni per invertire questo trend."

Dal punto di vista di O'Shaughnessy, Coinbase genera una percentuale eccessivamente grande delle proprie entrate dalle commissioni legate alle transazioni. Questo rappresenta un problema, perché il settore potrebbe semplicemente offrire alternative più economiche in futuro:

"Riteniamo improbabile che nel lungo termine i clienti di Coinbase saranno disposti a pagare commissioni superiori all'1%, specialmente se e quando istituti finanziari comprovati inizieranno a offrire servizi di trading e custodia."

Raymond James ha valutato COIN come "underperform", termine utilizzato per indicare un asset le cui prestazioni saranno inferiori a quelle dello S&P 500 o del suo settore nei prossimi 6-12 mesi, e andrebbe pertanto venduto.

Durante l'intervista con Fortune, a Powell è stato infine chiesto se una quotazione tramite Special Purpose Acquisitions Company (SPAC) sarebbe un'opzione praticabile per Kraken. Il CEO ha riposto:

"Potrebbe essere stato possibile qualche anno fa, ma penso che oggi siamo troppo grandi per considerare realisticamente una SPAC. Continueremo quindi a percorrere la strada della quotazione pubblica."