Le autorità del Kirghizistan hanno fermato l'erogazione di energia elettrica a 45 società di mining di criptovalute, poiché consumavano più energia di tre regioni locali messe insieme.
Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa locale AKIpress il 20 settembre, dopo il blackout, il capo della National Energy Holding Aitmamat Nazarov ha dichiarato che il mining di criptovalute non è definito dalla legge del Kirghizistan.
136 MW di elettricità usata
Nazarov ha spiegato che il consumo di elettricità da parte delle società crypto locali non rientra nel piano di distribuzione dell'energia del Kirghizistan. Il dirigente ha chiarito che le 45 società di mining hanno consumato 136 megawatt di elettricità, più dell'energia consumata da tre regioni del Kirghizistan: Issyk-Kul, Talas e Naryn.
Prezzi dell'energia bassi
Come osservato nel rapporto, il Kirghizistan è diventato un sito popolare per le società di mining per via del basso costo dell'energia. A fine agosto, il Ministero dell'Economia del Kirghizistan ha presentato un disegno di legge che ha l'obiettivo di introdurre la tassazione del mining di criptovalute, con l'obiettivo di aumentare le entrate di bilancio.
Le criptovalute sono state vietate in Kirghizistan nel luglio del 2014, dopo che la Banca nazionale della Repubblica kirghisa ha rilasciato un avviso contro Bitcoin (BTC) e le altre criptovalute utilizzate come metodo di pagamento, definendole illegale ai sensi della legge nazionale.
Nel frattempo, l'Iran, che come il Kirghizistan ha tagliato l'energia elettrica alle mining farm locali, ha proposto di registrare le società di mining, per tentare di regolare l'industria.