Una nuova direttiva dell'Unione Europea impone maggiore trasparenza per il settore delle criptovalute

La Quinta Direttiva Antiriciclaggio dell'Unione Europea è entrata ufficialmente in vigore in data 9 luglio. Tale normativa darà vita ad una nuova struttura giuridica per le autorità finanziarie, permettendo loro di regolamentare le criptovalute e combattere in maniera più efficace riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.

In particolare, come spiegato dalla Commissione Europea all'interno del relativo comunicato stampa, le nuove regole imporranno requisiti di trasparenza più severi per l'utilizzo di "pagamenti anonimi attraverso carte prepagate" e "piattaforme d'exchange di criptovalute".

"La Quinta Direttiva Antiriciclaggio incrementa il livello di collaborazione e lo scambio d'informazioni tra organi antiriciclaggio e vigilanza prudenziale, compresa con la Banca Centrale Europea".

La Commissione afferma anche che, per garantire il giusto grado di protezione contro l'utilizzo illecito di monete digitali, le autorità competenti dovrebbero essere capaci di verificare come queste vengono utilizzate:

"Allo scopo di combattere riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, le autorità competenti dovrebbero essere capaci, attraverso soggetti obbligati, di monitorare l'utilizzo di valute digitali".

Allo scopo di verificare in maniera più efficace come le criptovalute vengono realmente utilizzate, gli enti di regolamentazione dovrebbero inoltre poter associare le monete digitali ai rispettivi proprietari, istituendo un meccanismo di segnalazione autonoma:

"Per combattere i rischi associati all'anonimato, le Financial Intelligence Unit nazionali dovrebbero poter ottenere informazioni che permettono loro di associare gli indirizzi delle criptovalute all'identità dei rispettivi proprietari. Bisognerebbe inoltre valutare ulteriormente la possibilità di permettere agli utenti di segnalare autonomamente e su base volontaria i propri fondi alle autorità competenti".

Con l'entrata in vigore della nuova Direttiva, gli stati membri avranno ora un tempo massimo di 18 mesi per inserire queste regolamentazioni all'interno delle strutture giuridiche nazionali.