Alcuni cybercriminali nordcoreani starebbero utilizzando delle altcoin irrintracciabili per convertire fondi rubati in denaro contante.

Secondo un report di NK News, uno studio ancora non pubblicato dello United Nations Panel of Experts sostiene che alcuni hacker finanziati dal governo di Pyongyang avrebbero trafugato circa 1,5 miliardi di dollari in criptovalute e starebbero riciclando parte della somma in contanti.

I criminali usano altcoin, servizi di mixing e exchange non regolati

I malintenzionati utilizzano scientemente solo altcoin con forte focus sulla privacy, essendo più difficili da tracciare, e spostano gli asset rubati su exchange scarsamente regolamentati, con minimi requisiti di identificazione del cliente.

Gli esperti delle Nazioni Unite sostengono che gli hacker nordcoreani cercano di rendere i propri fondi irrintracciabili utilizzando i “mixer”, servizi che mescolano insieme crypto di vari utenti per salvaguardare la privacy e rendere più difficile seguire il flusso di denaro.

Fred Plan, Senior analyst presso la società di cybersecurity Mandiant Threat Intelligence, ha a tal proposito commentato:

“Gli agenti della Corea del Nord hanno un vantaggio che molti cybercriminali non possiedono: sono spalleggiati da uno Stato che notoriamente possiede notevoli capacità di distrarre denaro con transazioni illegali, come le vendite di armi ed il traffico di esseri umani.”

La Corea del Nord è fortemente coinvolta in furti di contanti e crypto

Il governo di Pyongyang è sospettato di aver condotto numerose truffe virtuali e di aver sottratto miliardi di dollari sia ad exchange che singoli individui. Tra il 2017 ed il 2018, Lazarus, uno dei più noti gruppi di cybercriminali del Paese, avrebbe rubato più di 571 milioni di dollari. Secondo un report di Cointelegraph del 2018, più del 65% dei furti di criptovalute sarebbe riconducibile ad agenti nordcoreani.

Nel 2019, un altro documento delle Nazioni Unite citato da Reuters stimava che la Corea del Nord avesse trafugato più di 2 miliardi di dollari in contanti e crypto utilizzando cyber attacchi, al fine di finanziare il proprio programma di armamenti nucleari.