Durante la SALT conference di New York, Nouriel Roubini, economista noto per le sue critiche alle valute virtuali, ha dichiarato che "le criptovalute sono la madre e il padre di tutte le bolle".
Durante l'evento, Roubini avrebbe anche affermato che bitcoin (BTC) e gli altri cryptoasset non dovrebbero essere chiamati criptovalute. Secondo lui, "il nome criptovaluta è del tutto improprio" dal momento che "per dire che qualcosa è una valuta, deve essere un'unità di conto, un mezzo di pagamento valido e scalabile".
Roubini ha anche parlato della scalabilità di bitcoin, affermando che mentre le carte di credito sono capaci di elaborare migliaia di transazioni al secondo, la rete bitcoin ne può gestire solo sette. Ha anche dichiarato di non aver mai assistito ad un livello di manipolazione paragonabile a quello attuale del mercato delle criptovalute.
Michael Novogratz, CEO della banca d'affari Galaxy Digital ed ex partner di Goldman Sachs, non è tuttavia d'accordo, e la ripresa dei prezzi di bitcoin dopo il crollo del 2018 è secondo lui la prova dell'infondatezza delle teorie di Roubini:
"Il dibattito è finito, bitcoin ha vinto. Ora è visto dalle persone di tutto il mondo come una riserva di valore legittima."
Come segnalato in precedenza da Cointelegraph, a gennaio Roubini ha dichiarato che la tecnologia blockchain "non è migliore di un foglio di Excel".
Al contrario, a febbraio, Novogratz ha affermato che bitcoin occupa un posto unico nel panorama delle criptovalute, essendo destinato a diventare "l'oro digitale".