Dati storici mostrano che a fine luglio alcuni miner hanno iniziato a vendere Bitcoin (BTC), portando a una maggiore pressione di vendita nel mercato delle criptovalute.

Successivamente, la criptovaluta è caduta bruscamente da metà agosto, registrando una perdita del 13%, e da allora BTC non è più riuscito a riconquistare il livello dei 12.000$.

Vendite di Bitcoin da parte dei miner dal 2017 al 2020. Fonte: CryptoQuant

Secondo Ki Young Ju, il CEO di CryptoQuant, la costante vendita da parte dei miner potrebbe non essere sufficiente per scongiurare una bull run. Diverse società di analisi on-chain osservano attentamente i movimenti di miner e whale in quanto possiedono notevoli quantità di BTC.

Willy Woo, un analista on-chain, ha spiegato che i miner rappresentano una delle due fonti esterne responsabili della pressione di vendita in Bitcoin:

“Ci sono solo due pressioni di vendita ineguagliate sul mercato. (1) I miner che diluiscono l’offerta e vendono sul mercato, una tassa nascosta tramite inflazione monetaria. E (2) gli exchange che tassano i trader e vendono sul mercato.”

Quando i miner iniziano a vendere le loro riserve di Bitcoin, in genere per coprire le spese, potrebbero innescare una correzione nel mercato delle criptovalute.

Per esempio, dal 17 agosto al 5 settembre, il prezzo di Bitcoin è scivolato da 12.486$ a 9.813$. In questo arco di tempo, diverse whale hanno venduto Bitcoin a 12.000$ e lo stesso comportamento è stato osservato tra i miner.

L’attuale fase negativa del mercato crypto è stata attribuita alla pressione di vendita generata da miner e whale, ma Ki Young Ju ha spiegato che quest’ultima non sarà sufficiente per impedire una bull run prolungata.

Se i miner vendono improvvisamente una notevole quantità di BTC, potrebbero causare una forte correzione in quanto una piccola variazione di prezzo rischia di innescare liquidazioni di trader con leve finanziarie elevate. Quindi, anche un sell-off relativamente esiguo potrebbe teoricamente provocare enormi oscillazioni del prezzo.

Secondo Ki Young Ju, l’intensità della vendita da parte dei miner non è stata abbastanza forte da scongiurare le future bull run:

“Aggiornamento miner: alcuni miner hanno iniziato a vendere a fine luglio, ma credo che nel lungo termine i miner non abbiano venduto abbastanza BTC da fermare la prossima bull run.”

Secondo ByteTree, nel corso delle ultime 12 settimane l’inventario netto dei miner di Bitcoin è diminuito di 125 BTC a settimana. I dati indicano che i miner hanno venduto circa 1,362 milioni di dollari in BTC ogni settimana oltre ai BTC minati e venduti.

Numero di BTC minati e venduti nelle ultime 12 settimane. Fonte: ByteTree

Come ha sottolineato Ki Young Ju, i dati descrivono una vendita sostanziale di BTC da parte dei miner, ma non in quantità irregolari rispetto al loro normale comportamento.

Il ciclo rialzista post-halving rimane una possibilità

Bitcoin si trova ancora al di sopra del fondamentale livello di supporto tecnico a 10.000$, malgrado i numerosi tentativi da parte dei ribassisti di spingere il prezzo più in basso.

La resilienza di Bitcoin nonostante la pressione di vendita intensificata suggerisce un trend cautamente rialzista nel lungo termine.

Short-term holder NUPL di Bitcoin. Fonte: Glassnode

Diversi parametri on-chain indicano inoltre che al momento Bitcoin si trova in una sana fase di accumulo. Rafael Schultze-Kraft, CTO di Glassnode, ha spiegato:

“A mio avviso, lo Short-Term Holder Net Unrealized Profit/Loss (STH-NUPL) presenta un segnale rialzista. Il rimbalzo alla linea dello 0 è stato importante, molto caratteristico per i precedenti bull market, e storicamente una buona opportunità d’acquisto.”