Russia: il governo bloccherà il servizio di messaggistica Telegram

In data 13 aprile, le autorità russe hanno richiesto agli operatori telefonici del paese di bloccare il popolare servizio di messaggistica Telegram. Poche settimane fa la ICO di Telegram aveva raccolto un finanziamento di ben 1,7 miliardi di dollari, per supportare lo sviluppo della propria piattaforma Blockchain.

Stando a quanto riportato da vari portali d'informazione, la decisione della Corte Distrettuale di Tagansky a Mosca significa che "nel prossimo futuro" il Roskomnadzor, l'ente governativo che si occupa di sorvegliare la rete, obbligherà gli operatori locali a bloccare l'accesso a Telegram.

"Parliamo di giorni, forse ore o addirittura minuti", ha spiegato Aleksander Glazov, Direttore del Roskomnadzor.

Dopo una breve udienza in tribunale, il CEO di Telegram Pavel Durov ha rilasciato dure dichiarazioni sul suo canale personale e vari social media, affermando che la libertà "non è in vendita". Ha poi continuato:

“Noi di Telegram possiamo permetterci il lusso di ignorare fonti di reddito e vendita di pubblicità. La privacy non è in vendita, ed i diritti umani non dovrebbero essere compromessi da paura o avarizia".

Su Instagram, Durov ha pubblicato una sua foto mentre cavalca un cavallo nel deserto, con allegata la seguente descrizione: "Per essere realmente liberi, bisogna essere pronti a rischiare tutto per la libertà".

Durov ha inoltre vietato agli avvocati di Telegram di partecipare alla seduta in tribunale, in quando secondo l'uomo si sarebbe trattata di "una farsa".

A marzo di quest'anno, Telegram ha annunciato il raggiungimento di 200 milioni di utenti attivi. Circa 10 milioni di questi risiedono in Russia, e saranno pertanto colpiti dal divieto.

Nonostante l'ampio bacino di utenti, il servizio di messaggistica ha incontrato parecchie difficoltà sin dalle primissime fasi della propria ICO. Le due prevendite hanno infatti generato un tale impatto mediatico da spingere numerosi criminali ad organizzare delle operazioni fraudolente allo scopo di ingannare gli utenti e rubare i loro fondi in criptovalute.

Nel frattempo in Russia numerosi portali d'informazione hanno già pubblicato delle guide per aggirare il divieto: basta infatti utilizzare un semplice servizio VPN.