Paul Atkins, presidente della Securities and Exchange Commission (SEC) degli Stati Uniti, ha dichiarato che “resta da vedere” quali azioni il governo statunitense potrebbe intraprendere in merito alle presunte riserve Bitcoin del Venezuela, sottolineando che eventuali decisioni non rientrano nelle sue competenze.
In un’intervista rilasciata lunedì a Stuart Varney su Fox Business, Atkins ha risposto alle notizie secondo cui il Venezuela deterrebbe fino a 60 miliardi di dollari in Bitcoin (BTC), precisando tuttavia che diversi analisti non sono riusciti a verificare tali affermazioni. Il presidente della SEC ha ribadito che “resta da vedere” quali azioni, se del caso, gli Stati Uniti potrebbero intraprendere qualora avessero l’opportunità di sequestrare i presunti 600.000 BTC.
“Lascio che se ne occupino altri all’interno dell’amministrazione — io non sono coinvolto in questo”, ha affermato Atkins, rispondendo a una domanda sull’eventualità che gli Stati Uniti “prendano quei Bitcoin”.
Le notizie sulle presunte riserve Bitcoin del Venezuela sono emerse dopo che le forze statunitensi, su ordine del presidente Donald Trump, hanno catturato l’allora presidente Nicolás Maduro la scorsa settimana e lo hanno trasferito negli Stati Uniti per affrontare accuse penali a New York.
Al momento della pubblicazione, analisti blockchain e piattaforme di intelligence non avevano confermato i presunti 60 miliardi di dollari in criptovalute, sebbene il regime di Maduro fosse già stato in passato coinvolto in iniziative legate al settore crypto. Ad esempio, nel 2018 il Paese ha lanciato una valuta digitale sostenuta dal petrolio.
Il Senato terrà giovedì una riunione sulla struttura del mercato
Le dichiarazioni di Atkins sono arrivate pochi giorni prima che la Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti sia chiamata a tenere il markup sul Digital Asset Market Clarity Act, noto come CLARITY.
Il disegno di legge è stato approvato dalla Camera dei Rappresentanti a luglio ed è in esame al Senato da diversi mesi, un iter probabilmente rallentato dallo shutdown del governo durato 43 giorni tra ottobre e novembre.
Banche e alcune aziende crypto hanno inoltre espresso preoccupazioni sulle disposizioni relative ai rendimenti delle stablecoin contenute nella bozza del provvedimento, mentre numerosi esponenti democratici chiedono paletti etici più stringenti e maggiori chiarimenti sulla finanza decentralizzata (DeFi).
Il disegno di legge potrebbe subire ulteriori ritardi a causa della campagna elettorale per le elezioni di midterm del 2026 e di un altro potenziale shutdown del governo alla fine di gennaio. Tuttavia, le prime bozze della normativa indicano che i legislatori stanno cercando di attribuire alla Commodity Futures Trading Commission maggiori poteri di regolamentazione sugli asset digitali.

