Bitcoin (BTC) apre il lunedì evitando un altro test dei 9.000$: cosa potrebbe accadere per cambiare il clima o addirittura innescare una bull run?
Cointelegraph esamina cinque fatti fondamentali che potrebbero influenzare il prezzo di BTC nel corso della settimana.
Azioni sotto pressione: la “valutazione” ha importanza?
Lunedì, la prospettiva macro è sembrata pressoché stabile. Prima del trading, i futures su Dow Jones, S&P 500 e altri indici azionari erano moderatamente in crescita, nonostante le preoccupazioni in aumento legate al coronavirus.
Nello specifico, domenica una fonte citata da Bloomberg ha avvertito che il sentiment è di paura — sia per la diffusione dei casi che per la reazione degli Stati Uniti a protezione dell’economia.
Se la Federal Reserve interviene nuovamente nelle equity e aggiunge al suo bilancio, aumenterà la percezione di una presenza artificiale nei mercati in termini di concorrenza.
In una propria nota, gli strateghi quantitativi della Sanford C. Bernstein hanno scritto:
"C’è una possibilità emergente che la Fed non abbia fatto abbastanza. Se questo dovesse accadere, forse la valutazione del mercato non avrebbe semplicemente più importanza."
Bilancio della Fed al 7 luglio. Fonte: Federal Reserve
Come segnalato da Cointelegraph, in queste settimane Bitcoin non ha mostrato segni di indebolimento della sua dipendenza dalle azioni. I movimenti verso l’alto o verso il basso del mercato azionario hanno determinato le prestazioni di BTC/USD, e il viaggio della scorsa settimana da $9.000 a quasi $9.500, con successivo ritorno, non fa eccezione.
Gli analisti osservano in particolare l’S&P 500, un indice con cui Bitcoin mostra attualmente una correlazione del 95%.
Anche il coronavirus sta pesando sulla fiducia dei consumatori statunitensi, come indicato da nuovi dati, con letture bearish di cinque indicatori a luglio dopo il recupero dei due mesi precedenti.
La storia di due indici Fear & Greed
Restando in tema di macro, il sentiment dei trader nelle criptovalute è ancora in contrasto con quello dei mercati tradizionali.
Questa è stata la conclusione di due versioni del Fear & Greed Index, un paniere di fattori progettato per indicare se i trader sono troppo avversi al rischio o eccessivamente fiduciosi.
Il Crypto Fear & Greed Index resta nella categoria “Fear” con pochi movimenti da diverse settimane. Al contrario, l’equivalente per il mercato tradizionale segnala “Greed”, spostandosi lentamente verso “Neutral”.
Su una scala da 1 a 100, lunedì ha segnato 59, un calo di 7 punti dallo stesso momento un mese fa. L’equivalente per le criptovalute ha misurato 43 per lunedì e 38 per il mese scorso.
Ad alimentare la “Greed” tradizionale è stata la ”Extreme Greed” nell’ampiezza delle quotazioni, mentre le opzioni put e call derivati, insieme ai beni rifugio, sono rimasti saldamente nel campo “Greed”.
Grafico a 1 mese del Crypto Fear & Greed Index. Fonte: Alternative.me
Nel 2020, gli afflussi di contante e oro superano le azioni
Altri segnali indicano che al momento i mercati azionari sono eccessivamente ottimisti.
Come sottolineato lunedì dal commentatore Holger Zschaepitz, la correlazione tra il Nasdaq e l’S&P 500 è in aumento, in quello che descrive come un “segno di esuberanza”.
Allo stesso tempo, le banche si stanno preparando a pessimi risultati trimestrali, sulla buona strada per essere i peggiori dalla crisi finanziaria del 2008.
Nelle cerchie di Bitcoin non mancano le perplessità sul recupero dei titoli azionari dal mese di marzo. Gli interventi della Fed, in modo particolare, hanno alimentato accuse secondo cui l’intera atmosfera sia ora artificiale, e il valore “reale” poco rilevante.
Le cifre di questa settimana indicano che nel 2020 gli stessi investitori hanno di fatto optato per contanti e oro — non equity. Gli afflussi in questi due asset superano tutti gli altri sin dall’inizio dell’anno, come nel 2008-9.
Grafico degli afflussi come % di asset in gestione. Fonte: Jeroen Blokland su Twitter
I fondamentali di Bitcoin restano forti
Quest'oggi abbiamo assistito a una nuova regolazione della difficoltà di Bitcoin, l’ultimo di una serie di movimenti bullish che sottolineano la fiducia dei miner: la difficoltà è cresciuta del 9,89%.
Si tratta di un movimento molto più forte rispetto al precedente di due settimane fa, risultato stagnante, e sulla buona strada per raggiungere il picco del 15% dello scorso mese, il più grande da inizio 2018.
La difficoltà rappresenta quanto lavoro è necessario per risolvere equazioni nel mining di nuovi blocchi Bitcoin. Gli adeguamenti verso l’alto suggeriscono una maggiore concorrenza, e pertanto fiducia, fra i miner.
Allo stesso tempo l’hash rate del network, dopo aver raggiunto un massimo medio storico nella scorsa settimana, si è leggermente affievolito. I dati di Blockchain stimano una media su sette giorni pari a 124,42 EH/s, dopo aver raggiunto a luglio un picco di 126 EH/s.
L’hash rate è un parametro sensibile e inesatto, ma fornisce comunque un’idea di quanta potenza di calcolo è dedicata al mining di Bitcoin. Non sono rari i grandi sbalzi, e una teoria diffusa suggerisce che il progresso bullish dell’hash rate è seguito più tardi da un movimento emulatore nel prezzo di Bitcoin.
Grafico a un mese della media su 7 giorni dell’hash rate di Bitcoin. Fonte: Blockchain
Restano avvertenze sui derivati
I mercati dei Bitcoin futures hanno generato poche opportunità per i movimenti di prezzo nel fine settimana. La bassa volatilità significa che i mercati apriranno lunedì in una posizione simile a quella in cui si sono chiusi venerdì.
Se lunedì e venerdì non corrispondono, si apre un “gap” nei mercati futures, che lo spot BTC/USD tende a riempire nei giorni o addirittura ore successivi.
Grafico dei CME Bitcoin futures che mostra l’assenza del weekend gap. Fonte: TradingView
Nonostante ciò, i futures rimangono per alcuni una fonte di sospetto. Come Cointelegraph ha segnalato, la scorsa settimana l’analista filbfilb ha avvertito che una debole performance potrebbe essere un segno che il peggio deve ancora arrivare.
Nello specifico, un indicatore ha mostrato inquietanti somiglianze con i giorni precedenti al crollo di Bitcoin a marzo. Se la storia dovesse ripetersi, ha aggiunto, il crollo non dovrebbe comunque essere altrettanto intenso.