Il 2 aprile il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto una serie di dazi, mandando in tilt i mercati e spaccando gli operatori del settore delle criptovalute sui loro possibili effetti a lungo termine.
In occasione di un evento dedicato tenutosi alla Casa Bianca, Trump ha sottoscritto un ordine esecutivo e rivendicato poteri di emergenza, imponendo dazi reciproci a tutti i Paesi che applicano tariffe sulle merci statunitensi, a partire da un minimo del 10%.
È ignoto l'effetto a lungo termine che una tale serie di nuove tariffe potrebbe avere sui mercati globali. L'incertezza è aggravata dalla metodologia ambigua utilizzata dall'amministrazione Trump per determinare i dazi.
Alcuni ritengono che il mercato delle criptovalute sia destinato a un boom, grazie alla ricerca da parte degli investitori di un'alternativa agli investimenti tradizionali. Altri rilevano l'effetto che le tariffe potrebbero esercitare sulle attrezzature per il mining, ostacolandone la redditività. Altri ancora si preoccupano dell'impatto complessivo dei dazi e di una possibile recessione.
Dazi di Trump “danno certezze” ai mercati
Alla notizia dei dazi i mercati finanziari sono immediatamente crollati, compreso quello delle crypto.
Sebbene Bitcoin (BTC) avesse quasi raggiunto il picco massimo della sessione a 88.500 dollari, è scivolato del 2,6% attestandosi a circa 83.000 dollari. Ether (ETH) è passato da 1.934 a 1.797 dollari, mentre la capitalizzazione totale del mercato è arretrata del 5,3% a 2.700 miliardi di dollari.
A seguito dell'ordine di Trump sui dazi, le crypto riportano pesanti ribassi su tutta la linea. Fonte: Coin360
Alcuni analisti di mercato non demordono. Il trader Michaël van de Poppe ritiene che i dazi “non si riveleranno così negativi come l'intera popolazione si aspetta”.
"L'incertezza svanirà. L'oro diminuirà. Compra le voci, vendi le notizie”, sostiene. "Le altcoin e Bitcoin saliranno. Vendi le voci, compra le notizie”.
Arthur Hayes, fondatore di BitMEX, sottolinea che se da un lato i dazi potrebbero ridurre il deficit commerciale, dall'altro la diminuzione delle esportazioni potrebbe limitare la domanda di Treasury statunitensi, richiedendo un intervento interno della Federal Reserve per stabilizzare il mercato.
“La Fed e il sistema bancario dovranno intervenire per assicurare il buon funzionamento del mercato dei Treasury, il che implica un ‘Brrrr’”, conclude Hayes.
“Brrrr”, riferimento alla stampa di denaro da parte della Federal Reserve - è una teoria che Hayes ha già suggerito in precedenza e che si rivelerebbe positiva per il prezzo di Bitcoin, in quanto una maggiore liquidità entrerebbe nel mercato.
Che dire dei miner?
I crypto miner americani potrebbero nutrire meno entusiasmo nei confronti dei dazi, essendo direttamente colpiti dalla maggiorazione sui beni – in particolare gli impianti di mining – importati dall'Asia.
Mitchell Askew, head analyst della società di mining-as-a-service Blockware Solutions, ha dichiarato: "Le tariffe hanno implicazioni ENORMI per i miner di Bitcoin. [Ci aspettiamo che l'offerta off-shore venga compressa, aumentando la domanda di miner on-shore. Se a ciò si associa un aumento di BTC, potremmo constatare un aumento dei prezzi degli ASIC [mining rig] da 5 a 10 volte, come nel 2021”.
Mason Jappa, CEO di Blockware, aggiunge che i dazi avranno “un forte impatto” sull'industria del mining di Bitcoin. "La maggior parte delle attuali importazioni di server per il mining di Bitcoin provengono da Malesia/Thailandia/Indonesia. Gli impianti già sbarcati negli Stati Uniti aumenteranno di valore”, spiega.
Alcune società di mining si stanno già affrettando a spedire gli impianti di mining fuori dal Paese di esportazione prima che i dazi entrino in vigore. Oggi Lauren Lin, head of hardware della Luxor Technology, azienda produttrice di software per il mining di Bitcoin, ha dichiarato a Bloomberg che la sua azienda si sta "dando da fare".
“L'ideale consisterebbe nel noleggiare un volo e far arrivare le macchine, tentando di essere il più creativi possibile per spedire queste macchine”, spiega Lin.
Dubbi matematici sui dazi, “assurdità straordinarie” e recessione incombente
I grafici delle percentuali tariffarie esposti all'evento di firma alla Casa Bianca hanno suscitato molti dubbi su come l'amministrazione Trump sia giunta a tali cifre e sulla modalità di selezione di determinati Paesi.
James Surowiecki, redattore della Yale Review, spiega che l'amministrazione non ha calcolato le tariffe doganali unitamente alle barriere non tariffarie per determinare le percentuali, ma ha “semplicemente preso il nostro deficit commerciale con quel Paese e lo ha diviso per le esportazioni del Paese verso di noi”.
“Che straordinaria assurdità è questa”.
Alcuni hanno persino avanzato la teoria che l'amministrazione abbia usato ChatGPT nell 'elaborazione dei paesi e dei numeri. DCinvestor, collezionista di NFT, ha dichiarato di essere riuscito a duplicare quasi esattamente l'elenco attraverso i prompt dell'IA generativa.
“Sono stato in grado di duplicarlo in ChatGPT. Mi ha anche detto che tale idea non era stata formalizzata da nessuna parte prima d'ora, e che si trattava di una sua idea. L'amministrazione Trump sta usando ChatGPT per determinare la politica commerciale”, commenta.
Da notare anche la presenza di alcuni dei Paesi e territori più piccoli nella lista della Casa Bianca. L'elenco completo, come riportato da Forbes, impone una tariffa del 10% alle Isole Heard e McDonald in risposta ai loro dazi del 10% sugli Stati Uniti.
Le isole Heard e McDonald sono disabitate, sterili e tra i luoghi più remoti della Terra, situate a 1.600 km dall'Antartide. Non ci vive nessuno e non esiste commercio.
Heard Island, uno scoglio coperto di neve. Fonte: Wikipedia
I dubbi matematici e i contenuti della tabella dei dazi fanno dubitare molti sui calcoli economici effettuati dall'amministrazione.
Nigel Green, amministratore delegato del colosso di consulenza finanziaria globale deVere Group, ha dichiarato a Cointelegraph che il presidente “spaccia illusioni economiche”.
“È un giorno sismico per il commercio globale. Trump sta distruggendo il sistema del dopoguerra che ha reso gli Stati Uniti e il mondo più prosperi, e lo sta facendo con una fiducia sconsiderata”, afferma.
Adam Cochrane, partner di Cinneamhain Ventures, ritiene che i dazi “funzionino alla grande per la maggior parte di queste cose” se mirati a industrie che dispongono anche di una produzione attuale per compensare l'aumento del costo dei beni importati.
"Gli Stati Uniti non hanno questo, né le fabbriche per farlo, né la manodopera per compensarlo, né le materie prime per realizzarlo. Quindi si finisce per pagare di più per lo stesso bene”.
A fine marzo, Goldman Sachs aveva già stimato al 35% la possibilità di una recessione negli Stati Uniti. In seguito alla firma dell'ordine da parte di Trump, i mercati previsionali su Kalshi hanno incrementato la percentuale a oltre il 50%.
I mercati previsionali non puntano sull'economia americana. Fonte: Kalshi
Trump, da parte sua, ritiene che i dazi “renderanno l'America di nuovo grande” ed assicureranno all'economia statunitense un vantaggio competitivo nei confronti dei suoi ex alleati e partner commerciali. Nel suo discorso di firma ha sostenuto che la Grande Depressione degli anni '30 non sarebbe mai avvenuta in presenza di tariffe doganali.
Lo Smoot-Hawley Tariff Act, che aumentò i dazi durante la Depressione, è ampiamente accreditato come un fattore che contribuì a peggiorare la situazione ed è diventato sinonimo di politica economica disastrosa.
Traduzione a cura di Walter Rizzo