L'Abkhazia, uno Stato de facto nel Caucaso meridionale, continua ad affrontare una crisi energetica. Il capo della società che fornisce la corrente alla regione ha recentemente attribuito i problemi della rete elettrica all'aumento dell'attività di mining crypto.

Secondo to Jam News, il divieto imposto dal governo sul mining non è stato rispettato né fatto rispettare dalle autorità locali, e i miner continuano a trarre vantaggio dai bassi costi energetici della zona.

Ruslan Kvarchia, direttore della gestione operativa e tecnologica di Chernomorenergo, la società energetica ufficiale dell'Abkhazia, ha dichiarato:

"La capacità totale delle attrezzature da mining in funzione nella Repubblica è di almeno 40-45 megawatt. Questa capacità, con a un consumo 24 ore su 24 per tutto l'anno, è in grado di utilizzare circa 400 milioni di chilowattora, che è la maggior parte dell’ammontare mancante di energia elettrica in Abkhazia. Il deficit previsto per i restanti mesi del 2020 potrebbe ammontare a 704 milioni di chilowattora".

Tuttavia, invece di inasprire ulteriormente la regolamentazione sul mining, i funzionari locali stanno pensando a una soluzione diversa.

Le autorità stanno valutando la possibilità di revocare il divieto e di consentire tutte le attività di mining nella regione. Permettere ai miner di operare alla luce del sole potrebbe, secondo il governo, migliorare i rapporti tra tutte le parti coinvolte: i fornitori di energia, i miner e le autorità locali. 

Il governo ritiene che l'abrogazione del divieto consentirà una più stretta supervisione delle strutture ove si effettua il mining e quindi un migliore controllo della fornitura di energia elettrica.

L'Abkhazia ha registrato un'impennata delle attività di mining nel 2020, nonostante le operazioni correlate alle crypto siano illegali dal 2018. La dogana ha riferito che negli ultimi sei mesi è entrato nel Paese hardware da mining per un valore di oltre 589.000 dollari.