Il mining di Bitcoin (BTC) è ora nelle mani di pochi. I più noti mining pool si sono impossessati di un potere schiacciante, e questo rappresenta una minaccia esistenziale per il primo asset digitale al mondo: si tratta della naturale evoluzione del fallace sistema ideato da Satoshi Nakamoto.

Purtroppo, il mining di Bitcoin ha sempre avuto una tendenza alla centralizzazione. Un tempo era possibile minare BTC utilizzando le normali CPU dei personal computer, dato il minor numero di miner attivi sul network e l'hash rate complessivo relativamente basso. Ma tutto questo è cambiato con l'introduzione del mining tramite GPU nel 2010, e degli ASIC (ovvero chip progettati appositamente per il crypto-mining) nel 2012. Dopo il 2012 abbiamo assistito alla nascita di società di mining di grandi dimensioni, che hanno riempito interi magazzini con centinaia o persino migliaia di ASIC.

I miner che controllano una percentuale più alta dell'hash rate del network hanno maggiori probabilità di estrarre i blocchi e ottenere le ricompense in BTC ad essi associati: si tratta di un incentivo finanziario per la conferma delle transazioni sulla blockchain. Ecco perché i miner più piccoli spesso di uniscono a un mining pool, guadagnando ricompense in proporzione alla loro potenza di calcolo.

AntPool e Foundry USA controllano oltre il 50% dell'hash rate

I mining pool costituiscono un'influenza centralizzante sulla rete Bitcoin. I grandi pool sfruttano a proprio vantaggio le economie di scala: in genere, i pool più grandi godono di operazioni più efficienti. Ma il problema più preoccupante è che un mining pool che controlla oltre metà dell'hash rate potrebbe sferrare un attacco del 51% contro il network.

Ciononostante, i pool oggi dominano l'industria del mining di Bitcoin. I miner di piccole e medie dimensioni prestano la loro potenza ai pool per minimizzare i costi e massimizzare le entrate. Nel corso degli anni, i mining pool sono diventati più centralizzati e soggetti a censura: ad esempio i due principali mining pool, ovvero AntPool e Foundry USA, richiedono ai miner di superare dei controlli Know Your Customer.

Percentuale dell'hash rate di Bitcoin controllato dai principali mining pool, maggio 2024. Fonte: HashrateIndex.com

Questi due pool controllavano quasi il 50% dell'hashing power a febbraio di quest'anno; a maggio, il loro share è cresciuto fino al 56,4%. Ciò conferisce loro una maggiore capacità di censurare le transazioni, rifiutandosi di confermarle, nei blocchi da loro estratti.

F2Pool ha già censurato alcune transazioni

I miner hanno già censurato alcune transazioni in passato, provenienti da indirizzi sanzionati dall'Office of Foreign Assets Control (OFAC), un'agenzia di intelligence finanziaria che fa capo al Tesoro degli Stati Uniti.

Il caso più eclatante si è verificato fra settembre e ottobre 2023, quando miningpool-observer (progetto dello sviluppatore 0xB10C) ha rilevato che F2Pool non aveva convalidato sei transazioni provenienti da indirizzi sottoposti a sanzioni OFAC. In risposta a 0xB10C, il cofondatore di F2Pool Chun Wang ha scritto in un tweet ora cancellato: "Perché vi stupite se mi rifiuto di confermare le transazioni di quei criminali, dittatori e terroristi? Ho tutto il diritto di non confermare le transazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping, no?"

Il tweet di Chun Wang, cofondatore di F2Pool. Fonte: X

Wang ha successivamente pubblicato un messaggio in cui annuncia che F2Pool "disabiliterà il filtraggio delle transazioni, fino a quando la community non raggiungerà un consenso più completo su questo argomento."

Possiamo fidarci che Wang e altri grandi miner non abusino del loro potere per censurare altri utenti? Ovviamente no. Inoltre, questi tentativi di censura sono poco efficaci perché i malintenzionati possono semplicemente creare nuovi indirizzi ogni volta che ne hanno bisogno. O peggio ancora potrebbero passare a Monero o ad altre privacy coin, rendendo il monitoraggio da parte delle forze dell'ordine molto più complesso. Dulcis in fundo, in questo caso specifico le transazioni censurate da F2Pool sono state comunque confermate da altri miner.

0xB10C ha anche affermato che i mining pool sono più centralizzati di quanto si pensi, e che AntPool controlla quasi il 50% dell'hash power complessivo del network. Lo sviluppatore di Bitcoin Matt Corallo si è detto d'accordo con le conclusioni del collega, sostenendo che un'eccessiva centralizzazione del mining "potrebbe distrugge la proposta di valore a lungo termine di Bitcoin."

Il post di Matt Corallo, sviluppatore di Bitcoin. Fonte: X

Se un singolo gruppo controlla il 51% della potenza di mining di Bitcoin, potrebbe censurare le transazioni indesiderate o spendere più volte gli stessi asset. Il governo statunitense o quello cinese potrebbero esercitare pressioni su queste grandi società di mining per escludere certe transazioni dai blocchi.

E non è tutto: BlackRock sta lentamente espandendo i suoi tentacoli in tutto il settore del mining di Bitcoin, grazie ad investimenti nei principali miner come Marathon Digital, Cipher Mining e Terawulf. In futuro Wall Street potrebbe esercitare un'influenza sul mining del Bitcoin in modo simile a come le "Big Three" (BlackRock, State Street e Vanguard) esercitano un'influenza sul mercato azionario.

Gli utenti dovrebbero ribellarsi

Il consolidamento dei mining pool è un trend preoccupante. Tuttavia gli operatori dei nodi, i piccoli miner e il resto della "plebe" rimangono, nel complesso, più forti di queste entità centralizzanti.

La community di Bitcoin potrebbe contrastare questo consolidamento gestendo il maggior numero possibile di nodi indipendenti: nel caso di un attacco del 51% contro il network, tali nodi potrebbero semplicemente scegliere la versione della chain non compromessa. Inoltre, i proprietari di ASIC potrebbero impedire ai grandi pool di controllare il network spostandosi su mining pool più piccoli, così da accrescere il livello di decentralizzazione della blockchain.

Kadan Stadelmann è il Chief Technology Officer della piattaforma Komodo. Si è laureato all'Università di Vienna nel 2011 con una laurea in informatica, prima di frequentare l'Istituto di Tecnologia di Berlino per l'informatica tecnica e il calcolo scientifico. Si è unito al team di Komodo nel 2016.