La rete Bitcoin (BTC) sta diventando sempre più efficiente in termini di consumi energetici, nonostante l'hashrate continui a raggiungere livelli record.
Hashrate record ma con meno consumi
I dati del sito web Statista mostrano che, nonostante al mining di Bitcoin venga dedicata una potenza di calcolo sempre maggiore, l'energia necessaria per alimentare la rete è diminuita.
Secondo il grafico, il consumo di energia nel mese di luglio 2019 era di 69,79 terawattora all'anno. Nello stesso mese dello scorso anno sono invece stati registrati 71,12 terawatts, nonostante l'hashrate fosse più basso di circa il 60%.
Consumo annuale di energia della rete Bitcoin. Fonte: Statista
Come riportato da Cointelegraph, l'hashrate misura la potenza di calcolo complessiva impegnata nell'elaborazione delle transazioni Bitcoin. Ad agosto, tale parametro ha superato gli 80 trilioni di hash al secondo e attualmente si trova a poco meno di 90 trilioni. A luglio del 2018, si aggirava invece sui 40 trilioni.
Mining sempre più eco-friendly
I dati confermano il trend ecologista instaurato nella comunità dei miner. Quest'anno, con il recupero dei prezzi di Bitcoin, diversi gestori di mining farm hanno annunciato il loro impegno nel migliorare l'efficienza delle loro strutture.
Uno studio condotto a giugno ha rilevato che i tre quarti delle attività di mining sulla rete Bitcoin utilizzano energia proveniente da fonti rinnovabili. Inoltre, i produttori di hardware hanno sviluppato nuovi dispositivi dotati di maggiore potenza e minori consumi energetici, come l'Antminer 7nm di Bitmain, debuttato a novembre.
Tuttavia, il consumo di energia elettrica rimane comunque uno dei punti di discussione principali quando si parla di blockchain e criptovalute, soprattutto dalle terze parti esterne all'industria.