L'ultimo anno non è stato affatto facile per i miner di Bitcoin (BTC): nel 2023, una quantità record di BTC è stata inviata agli exchange centralizzati per coprire i costi delle operazioni.
Come già riportato da Cointelegraph, questi sono stati mesi ricchi di eventi per l'ecosistema del mining di Bitcoin. Nel secondo trimestre del 2023 l'industria ha guadagnato ben 184 milioni di dollari dalle commissioni di transazione – superando il totale del 2022 – grazie alla ripresa del prezzo di BTC e all'entusiasmo per i token BRC-20.
Anche le azioni di importanti società di mining hanno registrato guadagni impressionanti nel 2023, superando di gran lunga le prestazioni di mercato dello stesso BTC. Le nove principali società di mining quotate in borsa hanno visto la loro capitalizzazione di mercato aumentare del 257% rispetto all'inizio del 2023.
Ma i miner sono ancora costretti a vendere la maggior parte dei BTC estratti per coprire i costi operativi, mentre il settore tenta di uscire da questo lungo bear market. Soltanto a giugno i miner hanno inviato agli exchange ben 128 milioni di dollari in BTC, probabilmente per venderli e generare così delle entrate.
Cointelegraph ha contattato alcune importanti società di mining per analizzare le ultime tendenze nel settore.
Jaime Leverton, CEO di Hut8, ha affermato che la sua società sta tentando di chiudere la fusione con USBTC: questo ha fino ad oggi ostacolato loro capacità di raccogliere capitali attraverso offerte at-the-market. Dopo aver annunciato la fusione, Leverton ha dichiarato che la strategia di Hut8 prevede la vendita di opzioni basate sulle partecipazioni in Bitcoin dell'azienda, nonché la vendita dei BTC di nuova produzione così da coprire i costi operativi:
"Abbiamo intenzione di rivedere la nostra strategia di tesoreria una volta completata la fusione. Per questo motivo, all'inizio di quest'anno siamo stati gli ultimi grandi miner di Bitcoin a vendere parte della nostra produzione."
Leverton ha aggiunto che Hut8 detiene ancora più di 9.100 BTC (271 milioni di dollari) e che la compagnia rimane "rialzista su Bitcoin," dato che conserva una delle più grandi riserve di BTC auto-estratti fra tutte le società quotate in borsa. Nel suo ultimo report sulla produzione e le operazioni, Hut8 ha rivelato di aver venduto 217 BTC estratti a maggio e giugno per 7,9 milioni di dollari.
Anche Charles Chong, Business Development Senior Manager di Foundry, si è espresso sull'argomento. Chong ha spiegato che in passato le condizioni di mercato favorevoli hanno visto i miner guadagnare un margine del 60-80% sulla produzione. Anche il capitale esterno era abbondante, e questo consentiva loro di conservare i BTC estratti:
"Tuttavia, ora ci troviamo in un periodo diverso, con scarsi capitali esterni e un margine del 15-30%. Questo costringe i miner a liquidare i loro BTC per coprire i costi operativi."
Chong ha aggiunto che il mining di Bitcoin si muove ciclicamente, poiché i miner "sovrainvestono" in apparecchiature ASIC durante i periodi positivi.
Va inoltre sottolineato che la difficoltà di mining ha di recente raggiunto massimi storici: in altre parole, il network non è mai stato così solido e sicuro. Chong ha spiegato che nel 2023 sono stati immessi sul mercato nuovi dispositivi di mining più efficienti, in grado di raggiungere hashrate più elevati. Questo ha costretto i miner a rinnovare il proprio parco macchine per continuare a produrre BTC con profitto:
"Detto questo, anche l'utilizzo totale di energia da parte della rete sta lentamente aumentando, anche se a un ritmo più lento: questo dimostra un incremento degli investimenti nella sicurezza della rete."
Un portavoce di Braiins ha spiegato a Cointelegraph che i continui aumenti di difficoltà sono il risultato di una crescita dell'hashrate. È chiaro quindi che gli operatori del settore prevedono un futuro rialzo del prezzo di BTC:
"A nostro avviso, questo è un segno che i miner sono ancora in grado di impiegare le macchine con profitto, nonostante l'ambiente attuale, e sono ottimisti sul futuro apprezzamento di Bitcoin."
Purtroppo, le attuali condizioni di mercato hanno costretto alla chiusura alcune importanti società di mining, tra cui Core Scientific: l'azienda ha presentato il proprio piano di bancarotta nel giugno del 2023, ma è già riuscita a raccogliere capitali significativi per avviare un piano di riorganizzazione, previsto per settembre 2023.