Cina: il crollo del mercato ha spinto le aziende di mining a vendere i propri dispositivi "al chilo"

In Cina, le imprese di mining stanno vendendo i loro dispositivi al chilo, piuttosto che per unità. Questo selloff è stato segnalato dalla piattaforma di notizie 8BTC nella giornata di mercoledì 21 novembre.

I mercati delle criptovalute hanno subito un calo generalizzato durante la settimana scorsa, durante il quale il Bitcoin (BTC) ha toccato un minimo di 4.300$.

Il declino si è tradotto in un calo della redditività del mining, che ha costretto gli operatori cinesi a vendere i propri dispositivi in perdita. Il notiziario ha riferito che le apparecchiature vengono vendute "al chilo", citando un post fatto dal fondatore di F2Pool sulla piattaforma di microblogging Weibo.

Pare che le aziende siano disposte a vendere soprattutto i modelli di miner più vecchi, come Antminer S7, Antminer T9 e Avalon A741, che hanno raggiunto il loro "prezzo di spegnimento". Secondo Tencent News, i guadagni derivanti dal mining non sono più sufficienti per coprire i costi associati, come quelli energetici.

Il crollo del mercato ha colpito in particolare le aziende di mining di piccole e medie dimensioni nelle regioni cinesi dello Xinjiang e della Mongolia Interna. Lì, secondo 8BTC, alcune macchine vengono vendute sul mercato dell'usato solo per il 5% del loro valore originale. Un dispositivo acquistato ad un prezzo fino a 20.000 yuan (2.885$) un anno fa è attualmente venduta per soli 1.000 yuan (144$).

Intanto, a partire dall'hard fork di Bitcoin Cash (BCH) avvenuto il 15 novembre, il prezzo del Bitcoin continua a scendere, insieme al resto del mercato. L'aggiornamento ha portato gli exchange di criptovalute in tutto il mondo a sospendere il trading e i prelievi di BCH.

Al momento della stesura di questo articolo, i mercati sembrano essersi calmati: la maggior parte delle prime dieci criptovalute per capitalizzazione ha registrato solo lievi perdite, mentre il BTC oscilla tra i 4.450$ e i 4.630$.