In realtà non esiste una risposta univoca a questa domanda: per individuare la tecnica più rispondente alle nostre esigenze, dovremo effettuare un’attenta analisi degli obiettivi e valutare tutta una serie di parametri che ci consentiranno di scegliere le strategie più adatte a noi. Capacità e competenze nel settore, avversione al rischio e tempo a disposizione sono solo alcuni dei parametri che andranno valutati attentamente prima di decidere come operare.
Ogni strategia ha i suoi risvolti positivi e negativi. L’approccio ideale è senza dubbio quello di suddividere il capitale in più portafogli di investimento impostati sul lungo termine, sul trading e sul lending, in modo da ottimizzare i vantaggi e bilanciare gli svantaggi di ogni tecnica. In questa serie di articoli scopriremo le caratteristiche principali di ognuna e come scegliere quella che più si adatta alle nostre caratteristiche.
Oggi vedremo come strutturare il nostro portafoglio a medio-lungo termine, con tutti i vantaggi e svantaggi che questo comporta.
Prospettiva di lungo periodo: massimo rendimento, minimo stress
Questa è decisamente la strategia più semplice da implementare, in quanto non richiede particolare esperienza nel trading, non assorbe molto tempo e, se ben strutturata, non ci espone al rischio di immobilizzare il capitale in sofferenza per un arco temporale eccessivo. Per chiarire al meglio questi concetti utilizzerò un’immagine dove è rappresentata la psicologia dell’investitore durante le varie fasi della bolla di un asset.
Oltre all’andamento della quotazione in rapporto al sentiment del mercato (linea rossa), nella foto sono evidenziate le fasi in cui le diverse tipologie di investitori prendono posizione.
In seguito vedremo come sfruttare a nostro vantaggio queste informazioni, ma adesso voglio farvi notare un interessante parallelo con il biennio 2017/2018.
Guardate attentamente questo grafico:
Al netto di qualche differenza significativa, è quasi interamente sovrapponibile con l’immagine precedente. Questo è il grafico settimanale della coppia Bitcoin/Dollaro da aprile 2016 fino a oggi. Come è possibile una tale similitudine?
La risposta è più semplice di quanto si pensi: gli investitori sono prima di tutto delle persone con emozioni e sentimenti, che reagiscono agli stimoli esterni. L’analisi tecnica e i grafici ci restituiscono visivamente proprio “l’andamento” di queste emozioni, che nella maggior parte dei casi si replicano ciclicamente.
Ciò significa che una volta compreso come ogni asset attraversa ciclicamente sempre le stesse fasi, sarà semplice individuare il timing giusto per investire.
Tornando alla fine del 2017, un investitore con un buon livello di esperienza sapeva bene che sarebbe stato un errore strategico acquistare il Bitcoin durante la salita esponenziale di quelle settimane, dove tra l’altro ha raggiunto il suo massimo storico. In questi casi, il momento corretto per aprire una posizione di lungo periodo è sicuramente prima o dopo la fase di bolla indotta dalla paura del grande pubblico di perdere l’opportunità, dinamica conosciuta come Fear Of Missing Out.
La FOMO infatti sarà l’elemento principale che contribuirà a innescare una vera e propria “corsa all’oro”, tale da alimentare una bull run esponenziale dell’asset interessato.
Esattamente quello che è accaduto tra novembre 2017 e gennaio 2018.
In questa fase, chiamata di distribuzione, gli investitori consapevoli (nell’immagine vengono definiti smart money) e gli operatori istituzionali andranno a rivendere agli ultimi arrivati (il grande pubblico) quanto acquistato in precedenza, prima della fase pubblica. Quando i mass media e la stampa mainstream iniziano a raccontare compulsivamente le gesta di un nuovo prodigioso asset che promette guadagni mirabolanti, contribuendo a esasperare la fase di bolla, i grandi fondi d’investimento sanno bene che è giunto il momento di premere il tasto SELL.
Se torniamo con la mente a dicembre 2017, ricorderemo tutti come in quei giorni il Bitcoin fosse il trend topic praticamente ovunque, dai TG ai social network, e persino nei bar sotto casa.
La preparazione tecnica e una corretta analisi del mercato ci consentono dunque di individuare il momento esatto in cui la nostra operazione avrà il miglior rapporto fra rischio e rendimento, che come abbiamo visto è quello precedente o successivo alla bolla.
Una doverosa precisazione: spesso ci si riferisce al termine bolla con un’accezione totalmente negativa, ma in realtà abbiamo visto come tutti gli asset abbiano un andamento ciclico ricorrente, che culmina con una fase di bolla.
Questo però non significa che lo “scoppio” della bolla determini la fine dell’asset. Guardate Amazon ad esempio:
La freccia indica esattamente il 2000, quando a causa dello scoppio della bolla dei titoli dot-com Amazon subì un crollo di oltre il 90%. Ma come si evince chiaramente dall’immagine, questo non significa che Amazon sia stato un pessimo investimento, anzi!
Svantaggi del lungo termine: non sfruttare a proprio vantaggio la volatilità del mercato
La strategia long term a mio avviso è quella che presenta meno controindicazioni.
Come ho accennato all’inizio, questo approccio ci consente di preservare il tempo libero e di sostenere un profilo di rischio tutto sommato basso, oltre che di salvaguardare il capitale che non sarà immobilizzato in sofferenza, a patto di indovinare il timing corretto. L’unico svantaggio significativo è senza dubbio il mancato sfruttamento delle opportunità che un mercato estremamente volatile, come quello crypto, concede all’investitore abile
All’interno di un trend primario al rialzo possono esserci infatti svariati trend secondari e di breve periodo al ribasso, che faranno la felicità di un trader esperto. Grazie al margin trading, si potrà guadagnare dai rialzi quanto dai ribassi di una criptovaluta. Ma per operare in tal senso occorre una preparazione di prim’ordine e tanti anni di pratica, dunque questa tipologia d’operatività non è per tutti.
Tuttavia, quello che apparentemente è il limite di un approccio di lungo periodo può trasformarsi in un punto di forza per alcuni investitori: chi ha poco tempo a disposizione, un’elevata avversione al rischio o una scarsa abilità nel trading, disporrà comunque di uno strumento potentissimo per entrare nel mercato delle valute digitali.
Dove custodire le nostre criptovalute
Dopo aver stabilito quale sia la corretta gestione di un investimento con un’ottica da cassettista, dobbiamo affrontare la questione della custodia.
A mio avviso qui ci sono due strade obbligate, in base al nostro grado di expertise informatica e al tempo a disposizione.
Abbiamo una buona competenza tecnologica e il tempo per migliorare le nostre abilità tecniche? Allora la soluzione ideale è senza dubbio quella di un cold storage, che consentirà l’archiviazione offline delle nostre criptovalute. Sul mercato si trovano ottimi dispositivi, come Ledger o Trezor. Unica accortezza, assicuratevi di acquistare la chiavetta dal sito della casa madre ed evitate di rivolgervi a terze parti, per evidenti ragioni di sicurezza.
Una volta depositate le monete al suo interno, si dovrà scegliere un posto sicuro dove custodire il dispositivo: se non si dispone di una cassaforte, l’ideale è affittare una cassetta di sicurezza.
Nel caso non si disponga di particolari competenze nel campo informatico e si abbia poco tempo da dedicare allo studio e all’approfondimento?
Allora potremmo ricorrere a un desktop o a un paper wallet, ma anche qui sono necessarie delle buone basi informatiche. Soprattutto i paper wallet sono particolarmente indicati per la conservazione a lungo termine, grazie a un adeguato profilo di sicurezza e al fatto che sono scollegati dalla rete. Presentano tuttavia un elevato rischio di furto o smarrimento.
Un’interessante soluzione in tal senso viene da alcuni wallet online gestiti dalle piattaforme di scambio più conosciute e affidabili del mercato, che offrono un servizio gratuito di cassaforte.
In questo modo le monete saranno conservate offline in server sicuri gestiti dalla società che eroga il servizio, e per sbloccare i fondi sarà necessaria una doppia autenticazione e vari giorni di preavviso. Inoltre le monete saranno assicurate. Massima sicurezza al minimo sforzo.
Qualora si opti per questo genere di servizi, è però bene sapere che non disporremo delle chiavi private delle nostre criptovalute.
Le private key saranno infatti detenute dalla piattaforma: tecnicamente non saremo pertanto gli effettivi proprietari, o meglio “gli unici” proprietari, delle monete, anche se queste saranno sempre a nostra completa disposizione nei relativi account.
Anche in questo caso la scelta dovrà essere ponderata in base alle esigenze e ai compromessi che siamo disposti ad accettare.
Nel prossimo articolo analizzeremo le migliori strategie per il trading.
Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono unicamente quelle dell'autore, e non riflettono necessariamente il punto di vista di it.cointelegraph.com. Qualsiasi trade o investimento comporta dei rischi: si consiglia di condurre le proprie ricerche prima di prendere una decisione definitiva.