Una modifica apportata ai termini di servizio di WhatsApp ha innescato un esodo dalla piattaforma di messaggistica verso rivali ritenuti più attenti alla privacy ed indipendenti, come Telegram e Signal, che nell'ultima settimana hanno registrato l’afflusso di milioni di nuovi utenti.  

Invece di accettare le nuove condizioni che specificano il diritto dell'app di condividere i dati degli utenti con Facebook, milioni di utenti WhatsApp hanno semplicemente rinunciato ad utilizzare la piattaforma, abbandonandola per concorrenti meno intrusivi. L'applicazione Telegram è stata scaricata 25 milioni di volte nelle ultime 72 ore:

"Telegram ha superato i 500 milioni di utenti attivi. Circa 25 milioni di nuovi utenti sono arrivati nelle ultime 72 ore: il 38% viene dall’Asia, 27% dall’Europa, il 21% dall’America Latina e l’8% dall'area MENA."

Tra i nuovi iscritti ci sono anche i “profughi” della piattaforma Parler, alla ricerca di un modo per connettersi e organizzarsi dopo che “il Twitter alternativo” della destra è stato improvvisamente messo offline dal provider di servizi di hosting Amazon Web Services (AWS):

"Molti ex utenti di Parler sono passati a Telegram, dopo che l’applicazione è stata bannata da Apple e altri. 

Non dico che questo basti a spiegare i 25 milioni di nuovi utenti, ma si tratta comunque di numeri molto grossi per Telegram."

La capacità dei giganti del web hosting di chiudere unilateralmente siti e infrastrutture ha fatto preoccupare alcuni membri del settore crypto, temendo che in futuro azioni simili possano essere prese anche per oscurare progetti blockchain.

Il co-fondatore di Ethereum, Vitalik Buterinha definito il takedown di Parler "molto preoccupante" in una serie di messaggi su Twitter. Buterin ha anche espresso un certo sgomento per la decisione di Twitter di bandire definitivamente il presidente Donald Trump dalla sua piattaforma:

"Il fatto che così tante persone, che normalmente non avrebbero mai accettato che un tale potere fosse in mano ad aziende private, stiano ora incoraggiando i CEO del settore tecnologico a calpestare funzionari democraticamente eletti merita alcune riflessioni..."

"Mettete offline Infura ed AWS e vedrete quanto sia davvero decentralizzato ETH."

In passato, alcune stime hanno suggerito che circa il 60% dei nodi di Ethereum girasse su AWS.

Il co-fondatore di EOS e Bitshares, Daniel Larimer, ha recentemente fatto un appello per l'abbandono in massa delle grandi piattaforme di social media, anche prima del takedown subito da Parler. Larimer ha abbandonato la sua posizione di CTO in Block.one per lavorare su piattaforme censorship-resistant che, a suo parere, diventeranno sempre più importanti: in futuro, un numero crescente di persone si ritroverà bandito o sospeso dalle piattaforme tradizionali.

Altri progetti crypto sono diffidenti nei confronti della natura centralizzata di giganti tech come Amazon, anticipano problemi derivanti da queste circostanze. La rete decentralizzata THORChain, ad esempio, incentiva i nodi che gestiscono il proprio software ad evitare AWS assegnando loro premi extra in cambio dell'utilizzo di fornitori di servizi alternativi:

"THORChain continua a decentralizzare. 

I THORNode sono incentivati a non utilizzare AWS, a causa di preoccupazioni legate all'eccessiva centralizzazione. 

Verranno dati 250 $RUNE questa settimana a chi non utilizza AWS. Le ricompense aumenteranno di 250 RUNE ogni settimana finché su AWS ci saranno meno del 33% dei THORnode del network."

I fornitori di soluzioni decentralizzate, come il server per nomi di dominio Handshake, sono censorship-resistant in quanto evitano di affidarsi ai processi classici per individuare i nomi di dominio.

Come sottolineato da Buterin, l'archivio online gratuito Sci-Hub ha cambiato il suo provider DNS utilizzando Handshake:

"Questo sarà una manna dal cielo per l’open web, gli strumenti e le reti decentralizzate. La centralizzazione nel breve termine porterà a una maggiore decentralizzazione nel lungo periodo. Il principio di antifragilità non è gratis."

Le preoccupazioni relative alla censura non sono l'unica ragione per cui affidarsi ad un unico fornitore di servizi di hosting comporta dei rischi per le società crypto. A novembre, alcune difficoltà tecniche di AWS hanno colpito anche Coinbase, causando problemi di accesso e di navigazione agli utenti.