Miner di criptovalute ruba l'identità del fondatore di Riot Games, acquista potenza di calcolo per 5 milioni di dollari

Un uomo di Singapore è riuscito a rubare l'identità di Marc Merrill, fondatore della casa di videogiochi californiana Riot Games, divenuta celebre per aver realizzato il fenomeno di massa League of Legends, utilizzandola poi per acquistare potenza di calcolo su Amazon Web Services e Google Cloud e con essa generare criptovalute.

Un furto da cinque milioni di dollari

Analizzando un recente deposito giudiziario, il portale d'informazione Forbes ha scoperto che Marc Merrill è caduto vittima dello schema per il furto d'identità di Matthew Ho, residente di Singapore.

Pare che Ho abbia utilizzato le informazioni della carta di credito American Express di Merrill per acquistare potenza di calcolo in cloud da Amazon, Google e altre aziende. Le autorità degli Stati Uniti hanno incriminato Ho di aver utilizzato illecitamente servizi informatici per un valore di oltre 5 milioni di dollari.

Per un breve periodo, svelano le forze dell'ordine, Ho è persino divenuto uno dei più grandi clienti di Amazon Web Services:

"Nei pochi mesi in cui il suo schema è rimasto attivo, Ho ha consumato oltre 5 milioni di dollari in servizi di cloud computing non pagati per le proprie operazioni di mining.

Per un breve periodo è stato uno dei maggiori consumatori di Amazon Web Services (AWS) per quanto riguarda il volume di dati consumati. Alcune delle fatture sono state pagate dallo sviluppatore californiano, prima che la frode venisse rilevata."

Gli inquirenti sostengono che Ho abbia utilizzato tecniche di social engineering per far credere ad Amazon e Google di essere il fondatore di Riot Games. L'uomo ha anche creato una finta patente californiana con il nome di Marc Merrill. Grazie a questo suo piano, Ho è riuscito a generare ingenti quantità di criptovalute, fra le quali anche Bitcoin (BTC) ed Ether (ETH).

Ho dovrà ora affrontare otto accuse per frode telematica, quattro per accesso non autorizzato a dispositivi informatici, nonché due per furto aggravato d'identità.