In risposta ad un messaggio pubblicato su Twitter da Zack Voell, dipendente di Blockstream, Vitalik Buterin ha dichiarato che Bitcoin era stato originariamente progettato per fungere da denaro digitale e non da riserva di valore simile all'oro.

Voell aveva infatti affermato che l'idea alla base di Bitcoin è sempre stata quella di rappresentare una versione digitale dell'oro, ma Buterin ha sottolineato che nel 2011 le aspettative per la criptovaluta erano ben diverse:

"Sono entrato nel mondo di Bitcoin nel 2011, e mi ricordo che allora Bitcoin veniva principalmente considerato denaro peer-to-peer, e soltanto in secondo luogo oro."

Dibattito fra Buterin e Voell. Fonte: Twitter di Vitalik Buterin e Zack Voell

L'opinione che Bitcoin fosse stato originariamente inteso per essere utilizzato come denaro elettronico peer-to-peer viene condivisa da molti membri della community.

E in fondo lo dimostra anche il white paper della criptovaluta, la cui prima frase recita:

"Una versione puramente peer-to-peer di denaro elettronico permetterebbe di spedire direttamente pagamenti online da un'entità ad un'altra senza passare tramite un'istituzione finanziaria. "

Perché questo dibattito è così importante?

Il conflitto fra i due punti di vista sorge quando si considerano le differenze fra oro e denaro peer-to-peer.

L'oro è un bene scarso e molto prezioso, ma anche eccessivamente ingombrante per essere utilizzato per gli acquisti della vita di tutti i giorni. Non può essere trasportato o suddiviso facilmente, è praticamente inutile per i micropagamenti, e richiede la gestione e la supervisione di un enorme network centralizzato di banche. È ovvio quindi che le transazioni in oro richiedano il pagamento di commissioni parecchio salate.

Il denaro peer-to-peer, come suggerisce il nome stesso, è invece una moneta che può essere facilmente scambiata fra due individui senza la necessità di fare affidamento su un intermediario.

Il contrasto fra queste due filosofie si è manifestato nell'acceso dibattito relativo alla grandezza dei blocchi di Bitcoin. Il rifiuto degli sviluppatori di BTC di incrementare la grandezza dei blocchi così da incrementare la scalabilità del network ha dato vita a Bitcoin Cash (BCH).

Commissioni di BTC sempre più alte

Oggi le tariffe di Bitcoin sono fra le più alte dell'industria. Il primo marzo infatti il costo medio di una transazione era di 0,40$, ma in data 20 marzo è aumentato a 1,76$.

Stando ai dati di Bitinfocharts.com, il costo medio di una commissione sul network di BTC è rispettivamente il 617% e il 645.900% più alto rispetto a quello di ETH e XRP.

Fonte: Bitinfocharts

Chi sostiene che Bitcoin sia una versione digitale dell'oro accetta di buon grado il costo elevato delle commissioni, in quanto è dimostrazione dell'altissimo hashrate del network e della sia elevata sicurezza. Per chi utilizza Bitcoin per investimenti a lungo termine, le tariffe elevate non rappresentano un problema perché trasferisce soltanto somme ingenti.

Anche Buterin si è arreso alla realtà dei fatti, sostenendo che Bitcoin come riserva di valore è ormai un caso d'uso affermato. Ha pertanto suggerito che la gente dovrebbe semplicemente utilizzare criptovalute differenti per effettuare acquisti:

"Si è trattato di un cambiamento controverso, effettuato senza il consenso di molti dei partecipanti. È ragionevole essere infastiditi per la situazione, ma è innegabile che il cambiamento sia avvenuto. Se non vi sta bene, dovreste semplicemente usare una delle altre blockchain la cui comunità esprime valori differenti."

La tecnologia blockchain consente di risolvere queste diatribe di natura filosofica in maniera pratica, tramite hard fork. Quando gli sviluppatori di Bitcoin Core si sono rifiutati di incrementare la grandezza dei blocchi sono infatti nate un gran numero di nuove criptovalute che miravano a risolvere questo problema.