Facebook, Twitter e Telegram: un nuovo paradigma per le criptovalute?

Facebook è un argomento controverso. Si tratta della quinta azienda più grande al mondo per capitalizzazione di mercato, nonché il social network di gran lunga più importante. Eppure, nonostante gran parte di noi lo utilizzino ancora, l'impiego dei nostri dati personali da parte della compagnia rimane sospetto. Sin dallo scandalo di Cambridge Analytica, e a dire il vero ancor prima di tale avvenimento, il timore è che queste informazioni non siano particolarmente sicure o private: per tale motivo il pubblico ha iniziato a respingere il colosso dei social media, come dimostrato dalla campagna #DeleteFacebook dello scorso anno.

Al tempo stesso coloro interessati al mondo delle criptovalute comprendono che, per promuovere l'adozione di questa tecnologia da parte delle masse, è necessario il supporto delle grandi aziende. Ecco perché il piano di Facebook di lanciare una nuova moneta digitale risulta una pillola un po' amara da mandare giù. Non c'è dubbio che la promozione di una criptovaluta da parte di una delle compagnie più importanti al mondo piazzerà l'industria della blockchain sotto i riflettori. Eppure, data la reputazione di Facebook, è difficile scrollarsi di sotto il sospetto che il prodotto realizzato da Mark Zuckerberg non sarà una vera e propria criptovaluta, nel senso decentralizzato del termine.

Ciononostante, anche se Facebook o gli altri social network non daranno vita al prossimo BitcoinMonero, i loro esperimenti con la blockchain potrebbero rivoluzionare non soltanto il settore delle criptovalute, ma molte altre industrie. In particolare il mondo della finanza non sarà più lo stesso, in quanto banche e altre istituzioni finanziarie dovranno reagire alla diffusione di queste nuove monete digitali. Analogamente, potrebbe emergere un nuovo ecosistema di servizi legati alle criptovalute, nel tentativo di sfruttare a proprio vantaggio il nuovo denaro virtuale realizzato da grandi aziende come Facebook.

Facebook, Twitter e Telegram

Le voci secondo le quali Facebook stesse lavorando a una nuova criptovaluta hanno iniziato a circolare sin da maggio dello scorso anno, quando una fonte anonime svelò al portale d'informazione Cheddar che il colosso dei social media stava "molto seriamente" pensando al lancio di una valuta digitale in-app. Nonostante nessuna di queste sia stata confermata, il numero di notizie relative alla criptovaluta di Facebook è aumentato esponenzialmente negli ultimi mesi: ad esempio, un articolo pubblicato a febbraio sul New York Times afferma che la moneta di Facebook verrà in futuro presentata a svariati exchange.

Il Times sembra pertanto confermare un pezzo di Bloomberg risalente a dicembre dello scorso anno, nel quale alcune fonti anonime dichiaravano che la criptovaluta sarà una stablecoin ancorata al denaro tradizionale, utilizzabile all'interno di WhatsApp. Al momento non è ancora chiaro da quali applicazioni questa moneta verrà supportata (se da WhatsApp, Messenger o Instagram, tutte appartenenti a Facebook), ma quasi certamente l'azienda sta lavorando ad un progetto legato al settore delle criptovalute. A maggio dello scorso anno infatti Facebook ha fondato un gruppo dedicato allo studio della blockchain, capeggiato da David Marcus, un tempo membro del consiglio d'amministrazione di Coinbase.

È soltanto questione di tempo prima che Facebook annunci ufficialmente il proprio ingresso, in un modo o nell'altro, nel mondo delle criptovalute e dei registri distribuiti. E per coloro che lavorano già nel settore, questa partecipazione potrebbe avere effetti estremamente positivi. A tal proposito Nigel Green, CEO di deVere Group, ha commentato: "[L'avvento di Facebook] indicherebbe che il denaro digitale, come concetto, è stato totalmente accettato e si tratta della direzione verso la quale si sposterà il mondo. È un'idea da noi spesso supportata, nonostante le proteste di gente come Warren Buffett."

Green ha poi aggiunto che il valore delle criptovalute nella vita di tutti i giorni è già stato dimostrato semplicemente dal fatto che Facebook e gli altri principali social network studiano questa tecnologia già da parecchio tempo. Infatti, a parte Facebook, anche aziende come Twitter sembrano particolarmente interessate a questo settore. Nonostante non sia presente alcuna prova concreta che la compagnia pianifichi il lancio di una moneta digitale, negli ultimi mesi la piattaforma è divenuta inspiegabilmente favorevole nei confronti di Bitcoin, a dispetto del fatto che a marzo dello scorso anno il social network, proprio come Facebook, aveva vietato tutte le pubblicità legate al mondo delle criptovalute. Ad esempio, il CEO Jack Dorsey ha dichiarato che Bitcoin è divenuto "la valuta nativa di internet", nonché l'unica moneta digitale in suo possesso.

Twitter ha inoltre supportato numerose iniziative legate a Lightning Network: ha ad esempio partecipato al passaggio della Lightning Torch (LN Trust Chain), un progetto che mira a dimostrare le capacità della tecnologia second layer di Bitcoin. E dato che Dorsey è anche il fondatore e il CEO di Square, un'altra compagnia che supporta apertamente Bitcoin, forse anche Twitter inizierà ad integrare criptovalute sulla propria piattaforma.

Ed è praticamente confermato che Telegram, popolare applicazione di messaggistica di origine russa, rilascerà la propria criptovaluta GRAM entro ottobre di quest'anno e pianifica il lancio del Telegram Open Network (TON): si tratta di una piattaforma blockchain che compete con EthereumEOS per lo sviluppo e la diffusione di DApp. Telegram vanta già oltre 200 milioni di utenti attivi, ed è probabile che una grossa percentuale di questi utilizzeranno la criptovaluta nella vita di tutti i giorni.

Centralizzato o decentralizzato?

Discorso analogo vale anche per VK Coin, lanciata recentemente da Vkontakte, un altro social network e il terzo sito web più popolare in Russia. Telegram, Twitter, Facebook: queste aziende potrebbero diventare i principali membri dell'industria delle criptovalute. Secondo Green, tali società potrebbero rappresentare un motivo di preoccupazione per le monete digitali correnti:

"L'influenza, le risorse e la portata di Facebook e Twitter sono enormi, e potrebbero rubare una fetta considerevole del mercato alle criptovalute già esistenti."

Al tempo stesso, nonostante sia probabile che Facebook e gli altri colossi dei social media apportino notevoli contributi al settore delle criptovalute, non è ancora chiaro se le monete digitali che pianificano di lanciare saranno realmente decentralizzate. Alla luce di come l'interno business model di Facebook ruota attorno al controllo dei dati generati dagli utenti, è lecito pensare che la compagnia non affiderà l'intera gestione della propria moneta ad una rete totalmente anonima, specialmente se dovesse trattarsi di una stablecoin da utilizzare unicamente all'interno dell'ecosistema di Facebook.

"Le monete di Facebook e Twitter non saranno criptovalute", ha recentemente affermato Arthur Hayes, CEO e fondatore di BitMex. L'uomo ha poi continuato:

"Questi saranno token basati sui propri ecosistemi. Gli utenti dovranno sperare che queste aziende gestiscano i network in buona fede, e che la loro privacy venga protetta. L'unica cosa che questi token avranno in comune con Bitcoin è che il termine 'coin' potrebbe essere utilizzato nel nome. Non avranno quasi nessun effetto su Bitcoin e su criptovalute simili, che operano su un network pubblico peer-to-peer."

Questi dubbi legati alla decentralizzazione vengono rafforzati dalla notizia che VK Coin, la moneta recentemente lanciata da Vkontakte, non fa uso della tecnologia blockchain in alcuna maniera significativa. Il parere di esperti e opinionisti riguardo al livello di centralizzazione di queste criptovalute sembra parecchio contrastante.

Iqbal V. Gandman, il managing director di eToro United Kingdom, crede che la moneta di Facebook sarà perlopiù centralizzata: ciononostante, questo non significa che non si tratterà di una "vera" criptovaluta. "Le criptovalute possono essere sia centralizzate che decentralizzate", ha affermato l'uomo. "La natura di piattaforme come Facebook e WhatsApp implica che le loro criptovalute saranno centralizzate. Facebook e WhatsApp sono universi chiusi, in quanto è necessario effettuare un login per accedere. Penso pertanto che gli utenti potranno utilizzare le proprie monete soltanto all'interno di tali piattaforme, e non altrove."

Anche Lou Kerner di CryptoOracle concorda con tali affermazioni: "Probabilmente la moneta avrà sia elementi decentralizzati che centralizzati, in quanto Facebook è ovviamente centralizzato e non presenta alcun sistema decentralizzato di amministrazione."

Altre figure dell'industria non condividono tuttavia il medesimo scetticismo, specialmente alla luce del fatto che Facebook mira a ricostruire la propria immagine ormai gravemente danneggiata.

"A mio parere queste monete saranno decentralizzate, in quanto Facebook pianifica di sfruttare a proprio vantaggio il fenomeno delle criptovalute: parte del fascino intrinseco di questa tecnologia si basa sulla decentralizzazione", ha spiegato Green. "Dopo i recenti scandali legati alla privacy degli utenti, prevedo che Facebook punterà molto su questo argomento, in quanto la disamina da parte del pubblico sarà estremamente severa."

Ovviamente il dibattito sul reale significato di "decentralizzazione" potrebbe andare avanti per sempre, ma è probabile che il controllo di Facebook sulla propria moneta non sia totalmente centralizzato. Non soltanto vanificherebbe l'obiettivo stesso di lanciare una criptovaluta (rispetto ad un semplice sistema di crediti digitali), ma andrebbe in contraddizione alle notizie citate in precedenza secondo le quali Facebook starebbe discutendo con numerosi exchange. Se Facebook pianifica di piazzare la propria moneta su degli exchange, chiaramente accetta anche l'idea che il prodotto venga scambiato e divulgato al di fuori del proprio controllo diretto.

Esperienza utente = Adozione

Oltre alla decentralizzazione, un'altra importante domanda legata alle criptovalute dei social media è se questo renderanno l'esperienza degli utenti eccessivamente complessa. Piattaforme come Facebook, WhatsApp e Telegram sono divenute tanto popolari soprattutto grazie alla loro semplicità di utilizzo. L'introduzione di criptovalute e di pagamenti con monete digitali potrebbe essere un'operazione sorprendentemente delicata, dato che il pubblico generale non comprende ancora il funzionamento di questa tecnologia.

Simili timori potrebbero sembrare all'apparenza ragionevoli, ma non hanno in realtà alcun fondamento. "Compagnie come Facebook e Twitter sono consapevoli che l'elemento chiave per realizzare un buon prodotto è un'interfaccia semplice da utilizzare", ha spiegato Iqbal V. Gandam, managing director di eTor. "L'introduzione di una criptovaluta non renderà queste piattaforme più complicate per gli utenti, ma si tratterà semplicemente di un altro servizio messo a loro disposizione."

Gli analisti sembrano condividere questa opinione. "Qualsiasi prodotto di Facebook e WhatsApp sarà sempre incredibilmente semplice", afferma Lou Kerner. "È questo il motivo del loro successo."

In realtà, è probabile che l'esperienza utente di Facebook o Twitter Coin sarà tanto semplice che, piuttosto che far allontanare gli utenti da tali piattaforme, farà avvicinare la gente al mondo delle criptovalute facendo loro capire che questa tecnologia non deve essere necessariamente complicata. "Il lancio di criptovalute da parte di queste piattaforme avrà un forte impatto sull'industria", spiega Gandam. "Consentirà al rapporto fra criptovalute e pubblico di compiere un ulteriore passo avanti. Proprio come PayPal ha aumentato sia consapevolezza che utilizzo collaborando con eBay."

E poiché criptovalute e blockchain cavalcano già l'onda dell'adozione, è probabile che i due processi convergeranno dando vita ad un riscontro positivo a catena, accelerando ulteriormente la loro diffusione. "Un numero sempre maggiore di persone si sta abituando all'utilizzo delle criptovalute, e l'adozione di massa diventa sempre più una realtà. Non penso pertanto che rappresenterà un problema", ha affermato Green, secondo il quale le criptovalute "miglioreranno l'esperienza degli utenti" sia di Facebook che delle altre piattaforme.

Nuove economie

Il consenso generale sembra pertanto essere che Facebook e gli altri social network stiano pianificando il lancio delle proprie criptovalute, e che tali monete apporteranno benefici sia alle piattaforme che ai suoi utenti. La domanda a questo punto è la seguente: quali saranno le conseguenze più ampie legate al lancio di Facebook Coin, Twitter Coin o GRAM?

È probabile che queste monete inneschino un profondo cambiamento nel settore bancario e finanziario, specialmente se il prodotto di Facebook risulterà davvero essere una stablecoin ancorata al valore di numerose monete tradizionali. "Le criptovalute e le svariate soluzioni fintech stanno già rubando una fetta di mercato alle banche tradizionali", spiega Green. "Stanno riempendo il vuoto lasciato dal settore della finanza tradizionale, mentre il mondo diventa sempre più veloce, globalizzato e digitalizzato."

Il funzionamento della moneta di Facebook non è ancora chiaro. Ma se le voci secondo le quali tale criptovaluta consentirà i trasferimenti di denaro dovessero rivelarsi esatte, l'azienda entrerebbe allora in concorrenza diretta con banche e altre istituzioni finanziarie. E poiché una stablecoin basata sul denaro fiat richiederebbe il possesso da parte di Facebook di una quantità equivalente di USD, il suo ingresso nel settore delle criptovalute consentirebbe alla compagnia di agire come una vera e propria banca, in quanto detentrice delle riserve monetarie. Si tratterebbe di uno sviluppo rivoluzionario, non soltanto per le criptovalute ma anche per Facebook, che grazie alla propria moneta digitale si trasformerebbe da semplice social network a qualcosa di molto più grande ed influente.

Le conseguenze per il settore bancario potrebbero essere enormi, in base agli utilizzi che Facebook pianifica per la propria moneta. Con oltre due miliardi di utenti attivi ogni mese, il social network potrebbe offrire servizi finanziari all'avanguardia ad una considerevole percentuale degli 1,7 miliardi di individui senza alcun accesso alla rete bancaria tradizionale (due terzi dei quali possiedono invece uno smartphone). Facebook potrebbe aver successo dove innumerevoli compagnie ed istituzioni hanno fallito. Nonostante alcuni esperti non siano ancora certi di quanto Facebook e gli altri social network si spingeranno in questa direzione, altri pensano che la finanziarizzazione dei social media sia uno degli obiettivi finali più logici per queste piattaforme, al fine di acquisire anche i dati finanziari degli utenti.

"I social media con basi di utenti estremamente ampie rimpiazzeranno le banche tradizionale nella distribuzione di prodotti finanziari", ha commentato Hayes. "Possiedono l'attenzione delle nuove generazioni, e comprendono a fondo il loro comportamento grazie ai dati raccolti. Questo rende i social network il luogo migliore per vendere prestiti, carte di credito e prodotti d'investimento. Non hanno bisogno di diventare una vera e propria banca, ma piuttosto sfrutteranno i sistemi regolamentati delle banche tradizionali per instaurare una nuova fonte di guadagno."

Altri opinionisti non credono invece che un evento tanto radicale accadrà molto presto. "Come per qualsiasi fase evolutiva del denaro, lo stadio precedente non scompare mai del tutto", ha affermato Gandam. "Con la nascita dei servizi bancari digitali, i contanti non sono scomparsi. Allo stesso modo, non credo che le criptovalute rimpiazzeranno il denaro tradizionale. In fondo le banche offrono altri servizi oltre al deposito e al trasferimento di denaro."

Ma se anche le criptovalute dei social media non portassero alla scomparsa del settore bancario tradizionale, avranno sicuramente un impatto significativo in altre aree. Condurranno ad esempio alla creazione di un nuovo ecosistema di prodotti e servizi fondati per sfruttare la nascita di una nuova forma di denaro, e potrebbero persino cambiare i sistemi di monetizzazione dei social network. "Le pubblicità non sono l'ultima frontiera per Facebook e i social network", ha dichiarato Max Tsaryk, CEO di Monfex. "Una criptovaluta nativa ha il potere di dare vita ad una economia tutta nuova, nella quale gli utenti possono depositare valore e pagare per contenuti o abbonamenti. Crediamo che Facebook e Telegram mostreranno al mondo che le criptovalute consentono di adottare un modello di monetizzazione tutto nuovo, radicalmente differente rispetto allo status quo."

La creazione di un nuovo ecosistema per Facebook Coin, per GRAM o per altre criptovalute è ovviamente l'altra faccia della medaglia dell'adozione. In altre parole, se Facebook Coin venisse adottata e utilizzata su larga scala, le compagnie inizieranno ad offrire prodotti e servizi che consentano agli utenti di spendere tale criptovaluta. In caso contrario la diffusione, l'utilizzo e l'adozione della moneta rimarrebbe limitata e isolata. Ma poiché le risorse e le possibilità di Facebook sono considerevoli, è probabile che numerose compagnie e piattaforme faranno a gara per offrire servizi ai nuovi proprietari della valuta.

Inoltre, se le monete di Facebook e Telegram dovessero avere successo, è probabile che anche altri social network saranno costretti ad implementare delle criptovalute per garantire la propria competitività. "È prevedibile che gli altri social network seguiranno i medesimi passi di piattaforme come Facebook", afferma Green, la cui opinione viene condivisa anche da altri esperti. "Tutti avranno la propria criptovaluta", prevede infatti Kerner, che è tuttavia ancora incerto riguardo alla reale utilità che avrà la maggior parte di queste nuove monete.

Indipendentemente dal fatto che la maggior parte dei prodotti lanciati da Facebook e dagli altri network potrebbero non essere reali criptovalute, Kerner crede che apporteranno comunque benefici al settore. Anche Gandam è della stessa opinione, secondo il quale queste nuove monete non competeranno direttamente con le criptovalute già esistenti, a condizione che rimangano confinate alle rispettive piattaforme. "Se una compagnia 'tradizionale' e conosciuta, come Facebook e Twitter, si interessa all'industria delle criptovalute non può che essere una buona cosa", ha spiegato. "Non soltanto incrementa la consapevolezza e il desiderio di esplorare altri asset digitali, ma fornisce anche maggiore credibilità all'industria. Questo potrebbe avere un impatto positivo su Bitcoin, specialmente se la Facebook Coin potrà essere utilizzata soltanto all'interno del rispettivo social network, a differenza di Bitcoin che viene accettato su molte altre piattaforme."